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Edoardo Alaimo

Quello di cui oggi voglio narrarvi, non è di una mostra, bensì di un incontro al Louvre, un dialogo pieno di sentimenti volti alla Bellezza. 

Un’opera d’arte è un importante veicolo con cui instaurare una conversazione e, a volte, continuarla. Francia e Italia rimarcano la loro storica unione con una mostra senza precedenti, sotto l’alto patrocinio del presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e quello della Repubblica Francese Emmanuel Macron.

La mostra “Napoli a Parigi, il Louvre invita il Museo di Capodimonte(fruibile fino all’8 gennaio 2024) è una prima in assoluto nella storia delle esposizioni. Il soggetto della mostra non è infatti un artista, né un movimento e nemmeno un Paese, ma un museo. Quest’ultimo, si pone come vero protagonista della storia e non come mero scenario.

Napoli a Parigi, il Louvre invita il Museo di Capodimonte
Francesco Mazzola, known as Parmigianino. Portrait of a Young Woman, also known as Antea. Museo e Real Bosco di Capodimonte © Luciano Romano

La reggia di Capodimonte ospita una delle collezioni museali più importanti a livello europeo, sia in termini di numero sia di qualità delle opere, oltre a essere probabilmente l’unica al mondo in grado di raccontare l’intera gamma delle scuole pittoriche italiane.

Antica residenza di caccia dei sovrani borbonici, ospita anche il secondo più grande gabinetto di disegni in Italia dopo gli Uffizi di Firenze, nonché una notevole collezione di porcellane. 

Ma facciamo un passo indietro: qual è il motivo di tanta ricchezza nella collezione del museo di Capodimonte?

Prima dell’Unità d’Italia (il Regno delle Due Sicilie vi fu annesso nel 1861), ben tre dinastie hanno svolto un ruolo essenziale nella costituzione di questo imponente insieme: i Farnese, i Borbone e i Bonaparte-Murat. Sia il Louvre sia Capodimonte sono dei palazzi reali, ma quest’ultimo ha la particolarità di essere stato costruito proprio per ospitare le collezioni d’arte (ampissime) della Famiglia Farnese, che Elisabetta Farnese (1692- 1766), Regina Consorte di Spagna dal matrimonio con Filippo V di Spagna, nipote di Luigi XIV, donò al suo quinto figlio Carlo di Borbone (1716- 1788), Duca di Parma e Piacenza, quando questi divenne Re di Napoli nel 1734.

Napoli a Parigi, il Louvre invita il Museo di Capodimonte
Michelangelo Merisi da Caravaggio. La Flagellazione. Napoli, proprietà del Fondo Edifici di Culto, Ministero dell’Interno, in deposito al Museo e Real Bosco di Capodimonte © Luciano Romano

Elisabetta è l’ultima dei Farnese, una grande famiglia di collezionisti che, fin dal Rinascimento con il cardinale Alessandro Farnese, sotto il pontificato di Paolo III Farnese, aveva costituito una delle più grandi collezioni di antichità e di opere delle grandi scuole italiane: Venezia, Bologna, Firenze, Roma, commissionate, ereditate o acquisite, ospitate nei grandi Palazzi di famiglia, il Palazzo Farnese, la villa di Caprarola o il palazzo della Pilotta a Parma. 

Trentuno sono i dipinti provenienti dal museo italiano e volati a Parigi; preziose opere di Tiziano, Caravaggio, Carracci, Guido Reni, solo per citarne alcune. L’intento dei due musei è quello di vedere i capolavori di Napoli che si mescolano con quelli del Louvre, in una presentazione davvero eccezionale che vive negli spazi iconici di questo leggendario palazzo parigino.

Non a caso, lo spazio espositivo scelto dal museo del Louvre, di comune accordo con i curatori della collezione Capodimonte, è quello della Grande Galerie (il nucleo storico nato dalla Rivoluzione, creato il 10 agosto 1793) dove l’accrochage dei quadri in esposizione è stato sapientemente orchestrato in modo da valorizzare e completare le opere permanenti.

La Piramide del Louvre
La Piramide del Louvre © 2021 Musée du Louvre, Nicolas Guiraud

Tra i quadri che ‘mancavano’ a Parigi, si nota “La Crocifissione” di Masaccio, uno dei maggiori artisti del Rinascimento fiorentino, ma assente dalle collezioni del Louvre; nonché un grande dipinto di Giovanni Bellini, “La Trasfigurazione”, di cui il museo parigino non ha un corrispettivo. Inoltre, si può cogliere de visu quanto la “Pietà” di Charles Le Brun (il futuro pittore di Luigi XIV), eseguita intorno al 1643-1645, sia debitrice della magnifica “Pietà” dei Carracci, che brilla in mostra per indiscutibile pathos.

Molti dei capolavori di Capodimonte, come la “Danae” di Tiziano, il “Ritratto di Paolo III Farnese” di Tiziano e “L’Antea” di Parmigianino, non saranno una sorpresa per molti visitatori, essendo presenti in tutti i manuali di storia dell’arte. Forse è una sorpresa collegarli a Capodimonte, museo ricchissimo per patrimonio artistico ma probabilmente con meno marketing rispetto ai ‘colleghi’ internazionali.

 

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