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Cynthia Penna

Mark Steven Greenfield, artista Afro-Americano nato a Los Angeles nel 1951, ci sorprende con un’opera monumentale ideata e installata presso la stazione Historic Broadway della Metro Line di Los Angeles dal titolo Red Car Requiem che è un nostalgico omaggio alle carrozze dei treni che agli inizi del ‘900 e fino alla metà del secolo (1901- 1961) attraversavano la California meridionale e collegavano l’intera regione.

 

 

Il murale, lungo 45 metri e alto almeno 4, è la più grande opera di mosaico in vetro del sistema della metropolitana di LA e vuole collegare idealmente il passato del vecchio sistema di trasporti con quello attuale che è ancora parzialmente in costruzione.

L’opera originale è stata realizzata da Mark Steven Greenfield con inchiostro e pittura acrilica e consta di un enorme disegno preparatorio in cui ogni elemento del disegno è originale e nessuna parte è stata ripetuta per moduli. Il mosaico è stato realizzato in Messico da manovalanza locale ed è composto di oltre un milione di pezzi di vetro tagliati a mano durante il processo di fabbricazione e poi attaccati su carta in modo da formare mattonelle modulari di 30 x 30 cm per facilitarne l’installazione a muro.

Il lavoro è durato circa 3 anni e un grande dispendio di energie: un lavoro corale eseguito alla perfezione da manovalanze messicane e da installatori di Los Angeles.

 

“Spero che l’impatto complessivo dell’opera sia visto come un’astrazione stravagante dell’energia dei vagoni rossi e delle comunità che vengono nuovamente servite dalla Metro Rail”.

Mark Steven Greenfield

 

Quanto ad impatto scenografico l’opera lascia senza fiato: scendendo da una scala mobile dal piano stradale verso la stazione vera e propria, l’occhio viene “aggredito” da un’esplosione di colore ed energia: una specie di grande fuoco d’artificio che esplode innanzi agli occhi con le tonalità accese del rosso, arancio e giallo su fondo bianco.

 

Mark Steven Greenfield - Red Car Requiem
Mark Steven Greenfield – Red Car Requiem, particolare

 

Il pensiero primo e immediato che ci ha assaliti è stato quello di un tuffo nelle opere degli artisti futuristi del primo ‘900.

L’esplosione dei colori e delle linee ci ha fatto ripercorrere il tracciato della velocità e dell’energia resi pittoricamente dai vari Balla, Dottori, Boccioni, Depero: medesimo slancio vitale, colori dinamici adoperati da Mark Steven Greenfield per rendere memoria alla colorazione delle carrozze dei treni, e non solo, ma anche per rendere immediatamente visiva l’idea della vitalità e del movimento; un movimento reso pittoricamente attraverso la sferzata di colpi di pennello decisi e quasi violenti sul disegno preparatorio, quasi a voler “Rendere e magnificare la vita odierna, incessantemente e tumultuosamente trasformata dalla scienza vittoriosa” (Manifesto Futurista)

 

Giacomo Balla, Forze di paesaggio, 1917 – 1918

 

Una gestualità dirompente che si attarda sulla ripetizione dell’elemento circolare per esacerbare quel senso di vortice che rende l’idea della velocità e della trasformazione.

La circolarità degli elementi pittorici si distende nelle linee traccianti che uniscono i vari “momenti” del percorso di viaggio; una linearità, quella apparente della linea ferroviaria, che serve a unire due momenti vorticosi della trasformazione che il viaggio in sé concettualmente comporta.

Interessante infine appare essere la base che unisce il disegno nel suo insieme, formulata da migliaia di tessere quadrate colorate in rosso scuro che si estendono per l’intero percorso dell’opera e che, afferendo ai milioni di biglietti venduti sui vagoni, ci riportano tout court all’elemento umano, a quei milioni di esseri umani che si sono avvicendati in quelle carrozze e che oggi ancora le affollano in un percorso senza fine che è sostanzialmente metafora della nostra vita.

Mark Steven Greenfield - Red Car Requiem
Mark Steven Greenfield – Red Car Requiem

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