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Marco Roberto Marelli

“Pittura italiana oggi”, Damiano Gullì concede una conica chiave di lettura della mostra da lui curata e fruibile nei candidi spazi di Triennale Milano fino al 11 febbraio 2024.

“Un’immagine, per cominciare. Una marina inondata da una luce abbacinante. L’apparente assenza di forme di vita tradita da un dettaglio: la coda di una sirena. Accanto una lattina vuota schiacciata.”

L’esposizione, il cui titolo riprende l’omonimo volume edito da Multhipla/Giancarlo Politi nel 1975, mostra e racconta la pittura italiana contemporanea, offrendo al pubblico un’attenta selezione di opere realizzate, fra il 2020 e il 2023, da 120 tra i più interessanti artisti italiani nati tra il 1960 e il 2000.

 Pittura italiana oggi
Veduta dell’installazione della mostra Pittura italiana oggi. Ph di Piercarlo Quecchia DSL Studio © Triennale Milano

Le “sirene” in Triennale, una per ogni artista invitato, narrano la convergente contrapposizione presente nella creatura immaginifica della mitologia classica, rappresentata, fino all’inizio del Medioevo, con la parte superiore del corpo di donna, e quella inferiore di uccello; poi tutto cambia, e la parte inferiore della creatura che ammaliava i naviganti e provocava naufragi si trasforma in una coda di pesce.

Lo stesso avviene, come brillantemente evidenziato da Antonio Di Mino, con il lento declino di quella parte “elitaria” dell’arte degli anni Novanta aperta a provocazioni iper-concettuali e a grandi e ingestibili installazioni. Data simbolica è il 2008, con il collasso del colosso americano Lehman Brother e l’inizio della Grande Recessione globale. Il mercato dell’arte subisce un duro colpo, le gallerie sono in crisi e gli artisti sono liberi di tornare a nuotare, di proporre pittura, liberi di offrire un linguaggio che non ha mai smesso di esistere ed evolversi in sintonia con la sua epoca.

Pittura italiana oggi
Veduta dell’installazione della mostra Pittura italiana oggi. Photo di Piercarlo Quecchia DSL Studio © Triennale Milano

Lo stesso avviene, come brillantemente evidenziato da Antonio Di Mino, con il lento declino di quella parte “elitaria” dell’arte degli anni Novanta aperta a provocazioni iper-concettuali e a grandi e ingestibili installazioni. Data simbolica è il 2008, con il collasso del colosso americano Lehman Brother e l’inizio della Grande Recessione globale. Il mercato dell’arte subisce un duro colpo, le gallerie sono in crisi e gli artisti sono liberi di tornare a nuotare, di proporre pittura, liberi di offrire un linguaggio che non ha mai smesso di esistere ed evolversi in sintonia con la sua epoca.

Questa duplice natura, questa fase evolutiva che fa cambiare pelle al fare pittorico per condurlo all’interno di un triennio di radicali cambiamenti, di pandemici sconvolgimenti epocali dei modelli di vita, trova massima espressione negli spazi milanesi grazie a una mappatura intergenerazionale che non impone né selezioni tematiche né ordini cromatici, che pone in dialogo opere figurative e astratte, che vuole mostrare le vette del fare pittura, in Italia, oggi.

Pittura italiana oggi
Veduta dell’installazione della mostra Pittura italiana oggi. Photo di Piercarlo Quecchia DSL Studio © Triennale Milano

Il progetto di allestimento, realizzato dallo Studio Italo Rota, rispecchia a pieno le volontà del curatore Gullì proponendo un sistema modulare aperto, che concede la possibilità, ad alcuni artisti, di dialogare con lo spazio espositivo di Triennale per dare vita a speciali opere site-specific e wall painting.

Muovendosi tra le superfici, l’esperienza è quella di attraversare tutte le tematiche più discusse della nostra contemporaneità grazie a dispositivi simbolici, lavori sì di natura pittorica ma che nulla hanno da invidiare alle più celebri e concettuali installazioni degli anni Settanta.

Fra i pannelli multifunzione, democratici ed efficienti, che come il pentagramma di uno spartito danno supporto alle linee melodiche della pittura, la sensazione è quella di ritrovarsi in una biblioteca del nostro presente.

Una biblioteca particolare, affollata non di dizionari ed enciclopedie ma di romanzi capitali, di narrazioni che riportano alla mente la funzione prima dell’arte: superare il discorso logico là dove diviene muto per proporre una rappresentazione inaspettata del mondo, che eccede il significante per offrire significati inenarrabili.

 

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