Facebook
Twitter
LinkedIn
Raffaele Quattrone

Nel ‘79 d.c. un’eruzione vulcanica causò la tragica fine dell’antica città di Pompei. I resti ben conservati di quella città sepolta dalla cenere e dai lapilli di quella terribile eruzione rendono il sito archeologico il più visitato al mondo.

Passeggiare in quelle viuzze in un parco che si estende per quasi 440.000 m2, è un’esperienza indimenticabile per tutti quei visitatori che hanno l’occasione di camminare tra le abitazioni modeste e ricche, le botteghe, il foro, le aree sacre, i complessi termali, gli edifici per gli spettacoli, rimasti pressoché intatti con tutte le caratteristiche del loro tempo.

 

Pompei
Admeto e Alcesti, I secolo d.C., affresco, Casa del poeta tragico, Pompei, Museo Archeologico di Napoli

 

Una delle abitazioni più lussuose è la Casa del Fauno, così denominata per via della statua in bronzo posta nell’atrio. Ma anche la Casa dei Dioscuri, con le raffigurazioni di Castore e Polluce nell’ingresso principale, è una delle case più importanti e vaste. E poi la Casa di Apollo, quella del Poeta Tragico e poi la Villa dei Misteri… Un complesso indubbiamente ricco di fascino e suggestione.

Un discorso particolare meritano i dipinti pompeiani che grazie alla loro scoperta permisero di classificare la pittura romana. Sono pochissime le informazioni giunte a noi sugli autori di queste straordinarie opere e quasi nessun nome ci è noto. Ad ogni modo, come ho già detto, grazie alle numerose testimonianze pittoriche conservate dopo l’eruzione, avvenuta nel 79 d.C., e portate alla luce dalle grandi campagne di scavi borbonici nel Settecento, le cittadine vesuviane costituiscono un osservatorio privilegiato per comprendere meglio l’organizzazione interna e l’operato delle officine pittoriche.

 

Ercole e Onfale, I secolo d.C., affresco, Casa di Marco Lucrezio, Pompei, Museo Archeologico di Napoli

 

A Bologna, al Museo Civico Archeologico è stata inaugurata nel mese di settembre una mostra dedicata proprio a questo tema, con capolavori provenienti da quella che è considerata la più grande pinacoteca al mondo dell’antichità, ovvero il Museo Archeologico di Napoli.

Possiamo trovare alcuni degli splendidi affreschi che arricchivano le antiche domus romane di Pompei e delle altre città dell’area vesuviana, celebri proprio per la bellezza delle loro decorazioni parietali, dalle quali spesso assumono anche il nome con cui sono conosciute.

“Il visitatore può ammirare un’ampia selezione degli schemi compositivi più in voga nei diversi periodi dell’arte romana, rivivere scene di accoglienza dell’ospite, raffinate immagini di paesaggi e giardini, architetture, ma anche ammirare gli strumenti tecnici di progettazione ed esecuzione del lavoro: colori, squadre, compassi, fili a piombo, disegni preparatori, reperti originali ritrovati nel corso degli scavi pompeiani, comprese coppe ancora ripiene di colori risalenti a duemila anni fa. E, ancora, triclini, lucerne, brocche, vasi, riaffiorati negli scavi e raffigurati proprio negli affreschi in mostra, con i quali dialogavano nello spazio”.

La mostra propone infine la ricostruzione di interi ambienti pompeiani come quelli della Casa di Giasone e, ancora di più della straordinaria domus di Meleagro con i suoi grandi affreschi con rilievi a stucco, per raccontare il rapporto tra spazio e decorazione, frutto della condivisione di scelte, e di messaggi da trasmettere, tra i pictores e i loro committenti. La pittura parietale che si può ammirare in alcune dimore ed edifici degli Scavi di Pompei è una delle più grandi testimonianze della pittura antica ed una delle più stupefacenti attrazioni di questo sito archeologico.

Soggetti mitologici, scene di chiara derivazione teatrale, giardini, belve esotiche, uccelli, ghirlande di fiori, nature morte, paesaggi e strutture architettoniche, in un gioco di effetti prospettici e ”trompe l’oeil”, per far apparire gli ambienti, spesso senza finestre, più ampi, i giardini più estesi, i soffitti più alti, con colonne e strutture architettoniche slanciate verso l’alto.

 

Io ed Argo, I secolo d.C., affresco, Casa di Meleagro, Pompei, Museo Archeologico di Napoli

 

Per continuare a leggere l’articolo, abbonati subito!

Acquista qui i numeri precedenti!

Ti potrebbe interessare
Facebook
Twitter
LinkedIn
La mostra “HAYEZ. L’officina del pittore romantico”, aperta al pubblico fino al 1 aprile 2024, è un viaggio nell’eccellenza…
Facebook
Twitter
LinkedIn
La mostra “HAYEZ. L’officina del pittore romantico”, aperta al pubblico fino al 1 aprile 2024, è un viaggio nell’eccellenza…