Alle ultime luci dell’estate romana, Palazzo Esposizioni racconta un’altra America. Quella che non compare sulle copertine, ma continua a far girare il mondo.
Roma ha questa capacità di trattenere l’estate anche quando il calendario sostiene il contrario. Il sole continua a scaldare i marciapiedi, l’aria è fresca soltanto all’ombra e le giacche finiscono ancora una volta sottobraccio. In via Nazionale, il traffico non conosce stagioni. Si entra a Palazzo Esposizioni lasciandosi alle spalle il rumore della città, si salgono parecchie scale e si raggiungono alcune sale, quasi appartate rispetto alla monumentalità dell’edificio. È qui che Richard Avedon ci aspetta con un’America molto diversa da quella che siamo abituati a conoscere.
Nel 1985, quando viene pubblicato In the American West, Richard Avedon è già uno dei fotografi più celebri del mondo. Ha esposto al MoMA e al Met di New York, ha contribuito a costruire l’immaginario della moda americana e ha persino ispirato il personaggio interpretato da Fred Astaire in Funny Face, accanto ad Audrey Hepburn. È un uomo che conosce perfettamente il linguaggio del successo, tanto da aver contribuito a inventarlo.
«I miei soggetti, qui, sono persone a cui nessuno presta attenzione. Eppure, sono loro a far girare il mondo. Sono loro che fanno il lavoro» dichiara Avedon.
È una frase che potrebbe bastare a spiegare l’intero progetto.
Per cinque anni il fotografo attraversa il West americano, spostandosi tra una ventina di Stati con una macchina di grande formato, diversi assistenti e un’attrezzatura tutt’altro che leggera. Cerca minatori, operai, allevatori, camerieri, disoccupati, persone incontrate ai margini delle strade o nei luoghi di lavoro. Li sottrae per qualche istante al loro ambiente e li colloca davanti a un fondale bianco, sotto la luce naturale.
Le 110 stampe ai sali d’argento esposte provengono dalla Richard Avedon Foundation di New York e furono realizzate sotto la direzione del fotografo. Non si tratta di semplici riproduzioni successive, sono gli esemplari di riferimento utilizzati per la preparazione del libro e delle grandi stampe destinate alla prima esposizione all’Amon Carter Museum in Texas.
Per la prima volta in Italia, l’intera sequenza del volume viene ricostruita sulle pareti.

L’allestimento segue fedelmente l’ordine delle fotografie nel libro, conservandone persino i silenzi. Dove Avedon aveva previsto una pagina bianca, compare uno spazio vuoto; dove il lettore avrebbe voltato pagina, la distanza tra le immagini cambia. È un dettaglio apparentemente secondario, ma trasforma la visita in qualcosa di molto vicino alla lettura. Non si attraversa soltanto una mostra ma si percorre un libro aperto, nel quale anche le pause hanno un significato.
Tra tutti questi volti ce n’è uno che sembra voler trattenere lo spettatore qualche secondo più degli altri.
È quello di Ronald Fischer, apicoltore fotografato nel maggio del 1981 a Davis, in California. È a torso nudo, il corpo ricoperto di api, lo sguardo sospeso in una calma che appare quasi impossibile. Non sembra spaventato, non sembra nemmeno particolarmente interessato a dimostrare il proprio coraggio.
Questa volta Avedon non si limita a incontrare il soggetto. Lo cerca, lo immagina, lo costruisce.
L’America raccontata da Avedon appartiene a quarant’anni fa, eppure la distanza sembra molto più breve. Sono cambiate le industrie, i vestiti, i presidenti, persino il modo di immaginare il successo. Non è cambiata altrettanto la facilità con cui alcune persone diventano invisibili.
Richard Avedon. In the American West. 1979-1984
a cura di Clément Chéroux
09 ottobre 2026 – 31 gennaio 2027
Palazzo Esposizioni Roma
www.palazzoesposizioniroma.it
@palazzoesposizioni
Immagine di copertina: Richard Avedon. In the American West. 1979-1984 , Exhibition views, Palazzo Esposizioni Roma. Foto Daniele Molajoli © Azienda Speciale Palaexpo
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