One Palm Closer to the Sky: l’arte impegnata di Shilpa Gupta alla GAM di Milano

Shilpa Gupta. One Palm Closer to the Sky, 2026, installation view, Galleria d’Arte Moderna di Milano, ph. Andrea Rossetti. Courtesy Fondazione Furla
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Fino al 6 gennaio 2027, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, in collaborazione con Fondazione Furla, ospita la personale dell’artista indiana Shilpa Gupta, One Palm Closer to the Sky, a cura di Bruna Roccasalva.

Da sempre affezionata ai temi del linguaggio e della censura, dell’identità e della libertà degli individui, Shilpa Gupta è una delle voci più autorevoli dell’arte contemporanea, pur arrivando da una realtà “periferica” – se si pensa agli epicentri della scena artistica – come Mumbai. Nata e cresciuta in uno Stato segnato da una lunga storia coloniale, Gupta si inserisce con lucidità nei discorsi multiculturali tramite opere che coniugano rigore concettuale e accessibilità.

Con un’estetica minimale e l’impiego di oggetti quotidiani e domestici, One Palm Closer to the Sky riassume in cinque sale la poetica dell’artista, in grado di trasformare l’elemento arte in critica sociale e politica, spesso indirizzata verso i sistemi di controllo che limitano l’individuo e ne condizionano l’esistenza. Accanto a una celata sfida al mondo contemporaneo, resiste tuttavia una luce positiva, un senso di speranza che si incarna nell’immagine dell’essere “un passo più vicini al cielo”. Come l’India riuscì a suo tempo a riacquistare la propria identità nazionale, così le lotte di ieri e di oggi porteranno alla libertà, nonostante essa ancora oggi essa vacilli sotto il peso della violenza e della belligeranza.

All’interno della Villa Reale, un intero spazio è dedicato a When the Stone Sang to the Glass (Bella Ciao), un’installazione sonora immersiva in cui vecchi mobili, porte e finestre dismesse, insieme a bicchieri raccolti tra la gente del posto, diventano casse di risonanza che intonano la melodia della canzone partigiana Bella Ciao, nata come inno alla resistenza e oggi considerata il simbolo della lotta alla libertà. La stanza tappezzata di elementi d’arredo fatiscenti è il racconto di regimi totalitari che non agiscono soltanto nello spazio pubblico ed esterno, ma si insinuano anche tra le mura domestiche e nella vita privata. Il suono diventa metafora dunque di una violenza che non si arresta mai, che sembra trattenersi e radicarsi tra le mura di casa, rendendo indelebile e irreprimibile ciò che è avvenuto.


Shilpa Gupta. One Palm Closer to the Sky, 2026, installation view, Galleria d’Arte Moderna di Milano, ph. Andrea Rossetti. Courtesy Fondazione Furla
Furla Series – Shilpa Gupta. One Palm Closer to the Sky, 2026.Installation view della mostra promossa da Fondazione Furla e GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano. Ph. Andrea Rossetti. Courtesy Fondazione Furla

Il tema della protesta e della resistenza torna al centro nell’opera Breath, installazione site-specific situata nella sala centrale del percorso. Una serie di disegni incisi occupa la parete di fondo, la loro impercettibilità si mescola alla forte carica emotiva: si tratta della riproduzione di scene di proteste cittadine avvenute in diverse parti del mondo e mosse da cause differenti. L’agitazione e la rabbia insite nelle immagini si scontrano con la tecnica meticolosa e delicata dell’incisione, producendo un racconto che non intende ripercorre l’evento narrato, ma trovare traccia di quello che di esso rimane. Lo spettatore stesso è chiamato a intervenire sull’opera attraverso la tecnica del frottage. L’obiettivo è duplice: da una parte definire un’ulteriore versione dell’opera, dall’altra creare un filo rosso tra gli spettatori, responsabili di avere tra le proprie mani uno degli strumenti più potenti che un uomo libero possa avere: il diritto di protestare.

Se nell’opera Breath si esprime la dimensione relazionale e partecipativa della pratica di Shilpa Gupta, in opere come Hope o SoundonMySkin l’elemento caratterizzante è la parola. Se nel primo caso essa è impiegata per rivelare la capacità del linguaggio di mediare e orientare lo sguardo e il pensiero, Soundonmyskin mette in scena un cortocircuito linguistico. Un display a lettere rotanti, uno di quelli impiegati per mostrare arrivi e partenze nelle stazioni, rivela una serie di frasi in cui il senso è definito dal comporsi e scomporsi delle parole. Uno strumento di comunicazione e precisione viene sottratto alla sua funzione diventando un dispositivo di produzione di significati instabili e talvolta incomprensibili, mettendo in crisi la tradizionale concezione del linguaggio come medium trasparente e chiarificatore.

A chiudere il percorso è, infine, l’installazione che dà il nome alla mostra. Un blocco di marmo, su cui i visitatori sono invitati a salire, diventa la metafora del primo passo che ognuno deve compiere per andare incontro al mondo ideale nel quale vorrebbe vivere. In questo senso Shilpa Gupta non persegue l’idea di un mondo che si libererà da solo come conseguenza naturale delle cose, piuttosto chiede a ogni individuo ancora dotato di libertà di fare un passo in più, di lottare per chi non può farlo, di parlare a fronte della censura, di ricordare ciò che è stato e cambiare ciò che sembra immutabile.


Shilpa Gupta
One Palm Closer to the Sky
A cura di Bruna Roccasalva
15 settembre 2026 – 6 gennaio 2027
GAM – Galleria d’Arte Moderna, Milano


www.gam-milano.com
@gam_milano


Immagine di copertina: Furla Series – Shilpa Gupta. One Palm Closer to the Sky, 2026.Installation view della mostra promossa da Fondazione Furla e GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano. Ph. Andrea Rossetti. Courtesy Fondazione Furla


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