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Daniela Bellotti

Arte come segno e testimonianza

 

Attraversò il Novecento rappresentandone le tensioni sociali e le speranze. Vi parlo di Aldo Borgonzoni e mi piace cominciare da un ricordo. Lo incontrai la prima volta nel suo studio di Palazzo Bentivoglio a Bologna, febbraio 1989, per intervistarlo; il maestro si accingeva a completare le opere per l’antologica di Mantova, alla Casa del Mantegna, che si sarebbe inaugurata a giugno di quell’anno.

Mi concesse un dialogo ricco di aneddoti, svelandomi tanto delle opere, di cui eravamo circondati, nella luce delle alte finestre, quanto del carattere. Poi prese una carta e tracciò alcune pennellate, veloci, disse che vedeva nei miei occhi l’azzurro delle vetrate gotiche.

Fu l’inizio di un rapporto di stima e amicizia di cui sento ancora il legame. Tanto tempo è passato, per lui sarebbe stato l’ultimo decennio di attività, con le grandi mostre della maturità, la permanenza di un dialogo con il contemporaneo e la consacrazione come uno dei maggiori pittori del realismo del XX secolo, come scrisse Arturo Carlo Quintavalle. Cominciava a sentire il peso del passato, ma vi si appoggiava perché diventasse visione nel presente.

 

Aldo Borgonzoni
Un dettaglio del murale di Medicina Le Mondine di Aldo Borgonzoni.

 

A diciott’anni dalla scomparsa, Aldo Borgonzoni è al centro di una rinnovata attenzione. La fortuna postuma è sempre imprevedibile, prescinde anche dalla cura della memoria, dalla catalogazione e raccolta dei documenti, onere e onore sulle spalle degli eredi. Lo spirito dei tempi muove le menti, da diversi contesti, e le sospinge. Lontano o vicino.

Segnali evidenti mi fanno dire che Aldo Borgonzoni è un maestro per le nuove generazioni. Dall’osservatorio di Bologna, l’Archivio & Centro Studi a lui dedicato, abbiamo accolto indizi di questo impegno da parte di studenti che hanno scelto la sua arte per tesi di laurea. Ricordo i ricercatori dell’Università di Milano, dell’UCLA di Los Angeles, di quella di Granada e di Siviglia, giunti in cerca di documentazione e per visitare i luoghi dove le opere sono conservate.

Soprattutto i meravigliosi murali della Camera del Lavoro di Medicina, realizzati nel 1948, primo ciclo pittorico del dopoguerra su commissione di una cittadinanza. Rappresentano con miracoloso equilibrio di colori luminosi e ritmi post-cubisti, le Storie del lavoro e della guerra. La loro eccezionalità storica ha stimolato una recente indagine, ancora inedita, sui rapporti tra il pittore e il muralismo messicano.

Documentato negli anni Cinquanta un contatto epistolare col giovane Mario Orozco Rivera (che fu negli anni Sessanta assistente di Alfaro Siqueiros a Cuernavaca) con richiesta di immagini delle opere del maestro italiano, non reperibili all’epoca in Messico.

Ampi capitoli gli sono stati dedicati in recenti volumi su tematiche resistenziali, sul Realismo e sul Sessantotto, anno in cui Aldo Borgonzoni era a Praga. Si teneva da marzo l’antologica alla Galerie Hlavního Města, al Palazzo Municipale.

Quella stagione sarebbe passata alla storia come Primavera di Praga, l’artista vi partecipò nel clima del “socialismo dal volto umano”, la sua fotografia fu pubblicata insieme ai personaggi che lottavano per la libertà, accanto a Martin Luther King. Nei quadri ideati in quei giorni, interpretò le speranze del popolo boemo, fino a raccontare con una serie di disegni in presa diretta le fasi concitate della folla in tumulto, quando si approssimò la repressione sovietica.

Sono conservati, con un nucleo consistente di opere, allo CSAC dell’Università di Parma. Questa valenza, sociale e politica, è il perno che catalizza le ricerche, sulle quali un focus è stato fatto nel 2013, con le manifestazioni del Centenario, tra cui una esposizione al MAMbo e il convegno ”Arte e ideologia di perdurante giovinezza”, con prospettive inedite su quello che fu l’apporto scaturito dalla pura ispirazione del pittore, coinvolto in prima persona con gli eventi.

 

Aldo Borgonzoni
Aldo Borgonzoni, Amore una parola contro la violenza, 1968. Bologna, collezione privata.

 

Osservatore acuto e partecipe, Aldo Borgonzoni fu espressione della sua terra, da un punto preciso sulla carta geografica e politica italiana.

Aldo Borgonzoni, emiliano di pianura, nacque nel 1913 in una cittadina della bassa, Medicina, in provincia di Bologna. Una vita lunga novantuno anni, salde radici nel territorio e una carriera artistica che varcò dagli anni Cinquanta i confini nazionali; dopo le partecipazioni alle Biennali di Venezia e Quadriennali di Roma, vennero le grandi mostre antologiche in Italia e all’estero.

Era l’Europa dei due blocchi, per lui fu l’itinerario di un possibile dialogo a vocazione unitaria, l’arte come bandiera per portare una parola di libertà anche dove questa era negata. A ovest Parigi, Londra, Zurigo, a est Mosca, Praga, Bratislava, Zagabria.

Nella pittura di Aldo Borgonzoni si ritrova un’interpretazione partigiana della realtà, mai rassegnata, sempre contro, nel sigillo stilistico dei cicli tematici.

Basta scorrerli per avere un’idea degli ambiti a valenza epocale… gli orrori della guerra, le mondine e il mondo contadino, i sassi astratti, la solitudine delle periferie, l’uomo e lo spazio, il Concilio Vaticano Secondo, la contestazione giovanile pacifista, i monumenti all’indifferenza, il socialismo romantico, le maschere dell’informazione, Virgilio e il tramonto del mondo contadino arcaico. Sui nuovi apporti di senso che suggeriva si esercitarono fior fiore di scrittori, ne è testimonianza l’amplissima bibliografia, fin dagli esordi nel 1934; antologia critica di straordinaria lungimiranza.

Cito Francesco Arcangeli, Carlo Bo, Gianni Celati, Arturo Carlo Quintavalle, Carlo Ragghianti, Claudio Spadoni. Di riscontro, un mercato internazionale, sorprendente la penetrazione nel collezionismo svizzero, e opere presenti in musei Italiani ed esteri, dai Musei Vaticani al Museo Ghetto Fighters’ House in Israele, dal MAMbo alla Galleria della Città di Praga, dal Puškin di Mosca allo CSAC Università di Parma. Senza dimenticare che nel suo paese natale si trova la Pinacoteca Aldo Borgonzoni, con le numerose opere da lui donate.

Il suo attraversamento del XX secolo da una posizione d’impegno resta, nella sua interezza, un percorso esemplare, nelle pieghe di un crogiolo di avanguardie e correnti, tra conflitti e ideologie forti poi sconfitte dalla storia reale.

Aldo Borgonzoni guardò in faccia il suo tempo per ritrarne il senso profondo, le ombre sanguigne e la volontà di costruire un futuro più giusto, stando dalla parte della sua gente, lavoratori e lavoratrici, il mondo operaio, gli umili e i poveri della terra. Come costante fu la sua posizione pacifista, lui che era stato a fianco dei combattenti della Resistenza, fece della rappresentazione della guerra come crimine, poi della pace e dei diritti riconquistati suoi temi ricorrenti.

aldo Borgonzoni restò fedele a una scelta di campo, in nome di una irrinunciabile coerenza, svolgendo per linee interne, evolutive il suo stile, da figurativo realista a espressionista e visionario, fino alle estreme sperimentazioni dell’espressionismo astratto.

L’imperativo era per lui coniugare l’impulso creativo all’etica, non si dava cioè ragione al gesto artistico in sé e per sé, se non in rapporto a un contenuto di cui portare il messaggio. Solo così la pittura poteva trasformarsi in posizione di resistenza, suscitare un dibattito, parlare alle coscienze e dare il suo apporto su temi identitari, non rinunciando a dire qualcosa, e quel qualcosa spesso era un argomento bruciante e necessario.

È la visione di un’arte coraggiosa, che dalla critica sulle ingiustizie perpetrate dai potenti, signori delle guerre e sfruttatori delle masse, apre al futuro, non abdicando alla possibilità che attraverso l’arte si possa cambiare il mondo. Approccio che oggi, da una distanza che sembra anni luce, affondata nella storia del secolo breve, torna imprevedibilmente di attualità, laddove si cercano i “campioni” di un’arte come grande sogno, rappresentativa di istanze profonde e partecipate, su valori che possono essere ancora ampiamente condivisi.

Mi accorgo, e non sono la sola, che quel senso è vivo e presente, basta guardare i murali e i quadri di Aldo Borgonzoni e riconoscerli come pietre d’angolo della nostra storia comune.

 

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