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Christian Gangitano

Come può posizionarsi un artista urbano all’interno del mercato dell’arte, se le sue opere dovrebbero trovarsi in strada?

Può eccome, se è vero che in cima alla lista degli artisti più venduti al mondo nel segmento Contemporary Art (che al 2020 rappresentava il 15% del mercato mondiale) ci sono gli street artists, cosi come la trap è di recente in vetta a tutte le classifiche di vendita delle hit musicali: Shepard Fairey (aka Obey) e Kaws (ex illustratore Disney, al secolo Brian Donnelly) sono due esempi eloquenti: street artist ma anche artisti e brand di abbigliamento o franchising del loro nome.

Nel caso di Obey, il 70% del suo income (1 milione di dollari circa) è stato realizzato in Francia; Kaws invece piace molto al mercato asiatico: il 58% delle sue opere originali sono state vendute in Oriente e a seguire nel mercato americano e francese.

Con il fenomeno Kaws entriamo nell’ambito di uno dei filoni più floridi del collezionismo di gusto urban, quello degli Art Toys, o Designer Toys, che sempre più attraggono collezionisti, soprattutto tra i millennials. Sono oggetti collezionabili dalle sembianze di giocattolo, che si rifanno a figure dei cartoons o a quelle di personaggi della cultura popolare, prodotti da artisti e designer con materiali come plastica, vinile, peluche, legno, resine e metalli, con prezzi dai 30 ai 5 mila euro.

 

art toys

 

La loro comparsa risale al 1995, quando l’artista Raymond Choy, fondatore della Toys2R di Hong Kong, diede vita alla prima serie di Qee (ancora oggi in produzione). Il gran numero di appassionati ha aumentato notevolmente le transazioni riguardanti questi articoli venduti anche tramite e-commerce: uno degli ultimi Art Toy lanciato da Kaws, Share, è andato sold out in appena 3 minuti e mezzo; ed era venduto in migliaia di copie in tre variazioni cromatiche differenti, per guadagni con cifre a sei zeri. I giorni seguenti al lancio dei Designer Toys è possibile ritrovare gli stessi pezzi in vendita a prezzi più alti sulle diverse piattaforme secondarie da parte di centinaia di appassionati.
Sempre dalla metà degli anni Novanta iniziano a trovarsi sul mercato anche skateboard customizzati, alcuni con un valore oggi di diverse migliaia di euro, per una delle street culture più longeve. La collezione di skate prodotti dalla Supreme (inizialmente negozio di skateboard e di abbigliamento streetwear, fondato a New York nel 1994) vale oggi un milione e 200 mila euro. Il collezionista americano Ryan Fuller ha raccolto e conservato in condizioni perfette tutte le 248 tavole prodotte da Supreme dalla nascita del marchio ad oggi, trovandosi oggi a possedere un vero patrimonio.
Ora l’urban art entra anche nel nuovissimo fenomeno della Crypto Art, dove l’acquirente non acquisisce un bene fisico ma un certificato di proprietà. Una delle primissime esperienze risale a giugno 2018, quando il dipinto di Andy Warhol 14 Small Electric Chairs venne venduto sulla piattaforma blockchain Maecenas Fine Arts con un income molto più alto del valore dell’opera stessa.
E guarda caso di recente è stata bruciata in diretta su twitter proprio un’opera del più celebre tra gli artisti di strada, Banksy, del valore di 96 mila dollari. L’opera, intitolata Morons (White) è stata acquistata per 96 mila dollari prima di essere bruciata e trasformata in NFT, ovvero Non Fungible Token. L’accaduto è stato registrato e pubblicato
sulla pagina Twitter @BurntBanksy. La provocazione del gesto è chiara, e anche la scelta dell’opera non è casuale. Infatti, Morons (White) rappresenta una scena di un’asta, ironizzando sui collezionisti che vengono definiti “imbecilli”. Sparita l’opera fisica, quella digitale, divenuta unica, ha acquisito un valore molto più alto del suo doppio materiale, quasi quattro volte tanto, ovvero la bellezza di 382 mila dollari. E Banksy? Chissà che, vista la sua propensione per le idee provocatorie, non apprezzi l’operazione. Potrebbe essere questa l’ultima frontiera per possedere di fatto un’opera d’arte che si trova su un muro di una città, senza doverla “strappare” dai muri stessi, come accadde nella nota querelle che coinvolse Blu a Bologna.

 

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