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Christian Gangitano

Finalmente un muro di qualità, in una città martoriata, in un quartiere – il quartiere Certosa –, di cui già mi capitò di parlare, nel libro Le strade parlano (Rizzoli) di Marco Imarisio, di cui ho curato la parte iconografica, per un’operazione realizzata nel 2019 in memoria delle vittime del Ponte Morandi, a un anno dal crollo del ponte, intitolata “On The Wall”.

Tuttavia, se a quel tempo l’operazione sembrava fatta per dare un segnale e un conforto a una zona quasi isolata dal resto della città, ora finalmente vediamo un upgrade, una “ luce all’orizzonte”, con una precisa intenzione di coesione sociale e di rigenerazione urbana per il rilancio del quartiere.

Un wall di un super autore, Okuda San Miguel, anche per far conoscere il territorio, attrarre i sempre più numerosi street art tour e un approccio diverso da parte dei media. La scelta di Okuda è senz’altro azzeccata, un “big” capace di fare vibrare i muri di colore, senza tralasciare un sottile messaggio critico.

La curatrice Giulia Lavinia mi parla anche di una dedica alle lotte per i diritti delle donne, di diritti civili, attenzione al territorio, quindi direi una bella operazione che dalla morte rivendica la vita.

Finalmente un muro di qualità di quelli che a Milano (capitale del muro sponsorizzato), purtroppo non si vedono spesso, per restare nel nord Italia, con tante operazioni che invece stanno facendo in questo momento la differenza al sud, in paesi ormai dismessi e spopolati.

 

Okuda San Miguel
il murale di Okuda a Genova. Foto di Sabrina Losso/Storyteller.

 

Genova per noi quindi, che riparte in una estate postpandemica, tra l’altro, con un tema di massima attualità (il dibattito sulla legge Zan), dal titolo The Freedom Warrior. Ispirandosi liberamente a un San Giorgio a cavallo (il nuovo ponte si chiama infatti Ponte San Giorgio), il murale iniziato il 6 luglio 2021 e terminato in soli 3 giorni rappresenta “una guerriera di pace e libertà” immersa in un coloratissimo e ideale paesaggio che “combatte” per affermare i diritti delle artiste donne e della comunità LGBTQ+, al valore e alla bellezza delle diversità, che fu anche l’approccio genovese di Don Gallo con la sua instancabile attività alla comunità di San Benedetto al Porto e presso “A’ Lanterna”, avamposti di identità diverse che si trovano ancora, indigeni, nei caruggi.

Non possiamo dimenticare anche la ricorrenza del ventennale di quel G8 che proprio a Genova segnò per sempre intere generazioni che credevano in un mondo diverso, alternativo rispetto a quello delle crisi economiche, sociali, sanitarie che stiamo vivendo ancora oggi, oltre a rimanere un capitolo tra i più oscuri della nostra storia contemporanea.

Una bella operazione di rigenerazione territoriale con una cifra artistica di alto livello, un wall coloratissimo che ci dimostra un ritorno importante, a livello di tendenze artistiche globali tra passato e presente, della tecnica del muralismo di origine e matrice latino-americana.

Okuda San Miguel è uno degli street artist più famosi del momento e se si riesce a vedere dal vivo una delle sue opere, ne si può trarre immediato beneficio, quasi una cromoterapia nelle città ingrigite. Questo artista di origini spagnole, oltre ad essere geniale, è anche molto poliedrico, realizza opere sempre diverse tra loro, dal motivo zoomorfo ai temi di carattere sociale: nonostante questa sua versatilità però il suo stile rimane unico ed inimitabile.

Okuda San Miguel si ispira evidentemente a grandi maestri del passato, in particolare Salvador Dalí, che studia da vicino all’Accademia di Belle Arti; il suo lavoro è riconducibile a un certo Surrealismo Pop, con strutture geometriche (come King Raptuz dei TDK qui da noi, ma molto molto più vivace e figurativamente poliedrico), che si fondono alla perfezione con forme organiche, come persone e animali.

Le sue opere affrontano spesso temi di grande rilevanza come il senso dell’esistenza, l’universo e l’infinito, il conflitto tra la modernità e le nostre radici storiche e ancestrali.

 

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