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Marzia Spatafora

Quando Boldini la ritrasse tra le zagare di Villa Igiea

Palermo 1995, come quasi tutte le domeniche sono con i miei familiari a colazione al Grand Hotel Villa Igiea. Mi aggiro tra le sale sontuose di quella che fu la dimora della famiglia più famosa della città e che segnò un momento di supremazia e ricchezza assoluta: i Florio. Villa Igiea, gioiello liberty palermitano, incastonata sulla roccia ai piedi di Monte Pellegrino e affacciata sul mare, fu progettata dal Basile, dapprima doveva essere un Sanatorio per curare la tubercolosi ma poi divenne dimora dei Florio e in seguito in hotel di memorabile splendore.

Quel giorno tra succulente pietanze, arredamenti Liberty, parquet scricchiolanti, dipinti e affreschi floreali di Bergler c’era una novità: sulla parete di fondo della Sala Ristorante rivolto verso l’azzurro abbagliante del golfo, si scorgeva un imponente dipinto di un’affascinante signora.

La mitica Donna Florio leggiadra come solo Boldini con le sue lunghe e veloci pennellate poteva fare, la figura elegante e sensuale allo stesso tempo, sembra apparire sulla scena solo per poco, come se potesse sfuggire allo sguardo da un momento all’altro. Il segno, a un occhio attento è discontinuo, a tratti deciso e netto a tratti meno delineato, tipico dell’artista.

L’incarnato pallido conferisce eleganza e bellezza al dipinto ed esalta i luminosi occhi verdi dell’affascinante signora. Guardando la slanciata figura in nero penso che ogni ritratto racconti una storia, bisogna andare dietro l’apparenza anche per capire le scelte stilistiche dell’artista.

Nel 1908 Ignazio Florio conosce a St. Moritz Giovanni Boldini, famoso ritrattista della Belle Époque e acclamato pittore trasferitosi a Parigi; nell’occasione commissiona all’artista il ritratto della moglie, in omaggio alla sua radiosa bellezza e i famosi modi regali.

Boldini accettò di buon grado l’invito e subito lasciò Parigi per Palermo, ospite dei Florio; il Maestro era un gran viveur e amava frequentare il bel mondo, cosa alla quale i Florio erano avvezzi: da Villa Igiea, infatti, passarono i personaggi più prestigiosi dell’aristocrazia, della politica e dell’imprenditoria di tutta Europa. Tra l’altro l’illustre artista come è noto aveva un debole per le grazie femminili, e nonostante il suo aspetto non certo bello, aveva (e non a torto) spiccate velleità di tombeur de femme.

 

donna florio
Un’immagine d’epoca con il quadro di Boldini al centro.

 

Intorno al dipinto c’è un mistero perché quando partecipò alla V Biennale di Venezia nel 1903, Donna Franca era ritratta con un castigato abito nero in velluto e seta con le maniche lunghe e chiuso fino al collo, in seguito nella versione più recente l’abito è stato accorciato, le maniche eliminate e appare una profonda scollatura che indubbiamente valorizza la figura alta e longilinea.

Le teorie sono state tante: copie, rifacimenti, falsi, ma in seguito, dopo indagini approfondite di studiosi e del laboratorio Tecnico Scientifico dell’Università La Sapienza di Roma, si appurò che fu lo stesso Boldini a fare diversi cambiamenti al dipinto fino ad approdare nel 1924 alla versione definitiva adattando alla figura della Florio un vestito meno austero e in pieno stile Belle Époque.

Un’altra favola è quella della famosa e lunghissima collana di perle dalla quale Franca Florio non si separava mai e che appare anche nel dipinto. A quanto pare la collana, regalatale dal marito, era formata da 365 perle, tante quanti i giorni dell’anno, rappresentando ogni lacrima versata per i continui disinvolti tradimenti del giovane Florio…

 

Donna Franca Florio

 

Franca Jacona della Motta dei baroni di San Giuliano sposata con Ignazio Florio, protagonista di quegli anni d’oro era già famosa durante la sua vita e rimane sempre alla ribalta per il dipinto che le ha conferito eternità. D’altronde Donna Franca era ammirata da tutti non solo per la sua avvenente presenza ma anche per la notevole cultura: pensate che a quell’epoca parlava quattro lingue e riusciva a catturare l’interesse dei personaggi più sofisticati sia per i modi eleganti che per la conversazione interessante e colta; ebbe corteggiatori di fama internazionale come D’Annunzio, che la definì L’Unica, e il Kaiser Guglielmo II, ed ancora artisti, musicisti, politici…

Il sogno dei Florio era quello di modernizzare Palermo e farla diventare una capitale europea per rinomanza e cultura: la città si abbellì di palazzi, strade, ville, teatri come il Teatro Massimo che è uno dei più importanti d’Europa progettato dall’architetto Ernesto Basile. Per un lungo periodo Palermo si arricchì di fama e prosperità ma purtroppo al sopraggiungere della guerra l’impero Florio tracollò e i riflettori su quel mondo dorato si spensero.

Ignazio fu costretto a vendere il Boldini ai Rothshild che lo portarono in America, nel 1995 per fortuna il quadro tornò a Palermo. Infatti, quando i Caltagirone con la società Acquamarcia rilevarono il Grand Hotel Villa Igiea, che intanto era passato in mano al Banco di Sicilia, comprarono il quadro da Sotheby’s. Ma nel 2017 toccò alla casa d’aste Bonino occuparsi della vendita del quadro che suscitò grandi polemiche per la paura che finisse lontano da Palermo; a tal fine intervennero fortemente Nello Musumeci, Presidente della Regione Siciliana e l’immancabile e passionale Vittorio Sgarbi.

Infine, il dipinto è rimasto nella sua città acquisito dai marchesi Marida e Annibale Berlingeri, romani ma palermitani di adozione, che nel 2018, in occasione di Palermo Capitale della Cultura e Manifesta, lo hanno esposto a Villa Zito per farlo ammirare un’ultima volta ai cittadini prima di ritirarlo nelle segrete stanze di Palazzo Mazzarino.

 

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