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Marzia Spatafora

Artiste, fotografe, scrittrici. E attiviste per i diritti

 

In questi mesi sono successe cose che riportano indietro le donne di un secolo, se non di più. In un soffio la situazione dell’Afghanistan è cambiata radicalmente, vent’anni spazzati via da una furia devastante per la popolazione e il territorio. Non posso, oggi, parlare di donne senza volgere uno sguardo alle donne afghane.

I vent’anni americani avevano restituito dignità al mondo femminile che poteva condurre una vita “normale”, esattamente come facciamo noi ogni giorno che non ci poniamo il problema di vedere violati i nostri diritti diventati essenziali, come la scuola, l’università, il lavoro, le cariche pubbliche e soprattutto avere la libertà di indossare ciò che si vuole.

Ma non è di questo che voglio parlare in questa sede, vorrei semplicemente ricordare le donne che si sono distinte in questi anni e che hanno dato il loro contributo alla cultura e che non possono essere dimenticate anche da noi occidentali. Donne che camminavano serene incontro alla vita e hanno visto spezzata ogni speranza. Donne che urlano aiuto al mondo.

Non parlerò di donne afghane uccise, o stuprate o ferocemente depredate della loro dignità, voglio parlare di vita e di chi sono questi volti cancellati e di cosa hanno fatto o fanno.

Malalai Joya è diventata il simbolo in Afghanistan della lotta per i diritti delle donne. Malalai è nota per il suo coraggio quando apertamente nel 2003 in un discorso pubblico ha sfidato i “signori della guerra”, da allora vive sotto scorta ma continua con determinazione a lottare.

 

Donne afghane
Malalai Joya, attivista per i diritti delle donne.

 

Sahraa Karimi è una regista, Presidente dell’Afghan Film Organization dal 2019. Poco prima dell’ingresso dei talebani ha fatto un appello accorato sui social che è diventato virale in tutto il mondo per il cinema. Prima della sua fuga da Kabul aveva un dottorato di ricerca per il cinema. Adesso Sahraa vive a Kiev, è riuscita a fuggire dall’Afghanistan ma continua a dare voce alle donne afghane anche per non abbandonare l’arte e gli artisti e tutti coloro che sono perseguitati dai talebani. Ospitata dalla Mostra del Cinema di Venezia, continua ostinatamente a chiedere aiuto all’Occidente, nel 2019 sempre a Venezia aveva presentato il suo film sull’aborto. Bravissima attrice Nasiba Ebrahimi, come pure Fereshteh Hosseini o Leena Alam.

 

La fotografa Fatimah Hossaini, immortalava le donne afghane: è stata costretta a trasferirsi a Parigi.

 

La scrittrice Nadia Hashimi è considerata una delle firme più promettenti nel mondo della letteratura, Due Splendidi Destini è stato elogiato dalla stampa americana come un capolavoro. Khaled Hosseini, l’autore del Cacciatore di Aquiloni, la considera una delle più promettenti autrici del nostro tempo.

Tra le artiste spicca il lavoro di Shamsia Hassani, la prima street artist di Kabul. I suoi murales riempiono la città e sono stilizzati e veloci come se l’artista avesse fretta di finire il lavoro senza essere “disturbata”. Il suo è un grido silenzioso che eloquentemente ritrae spesso figure femminili senza bocca con uno sfondo nero e opprimente…

Coraggiosa la fotografa Fatimah Hossaini, che ha immortalato la bellezza delle donne afghane; inutile dire che è stata costretta a trasferirsi a Parigi, ma non demorde…

 

Shamsia Hassani, la prima street artist di Kabul.

 

“Usiamo la nostra tristezza come un motore per l’azione”, è l’appello di Deborah Ellis, altra scrittrice pluripremiata di successo di pubblico e di critica. Autrice del famoso Sotto il Burqua, Il Viaggio di Parvana, la Città di Fango, per citarne solo alcuni. Deborah è canadese ma fino a poco tempo fa ha vissuto a Kabul e si sente integrata con un popolo che conosce bene ed è convinta che nonostante il dolore saprà “resistere alla tirannia”.

Su queste ultime parole di Deborah voglio fermarmi per riflettere e sperare in una partecipazione globale che possa tirare fuori da questo orrore un popolo vessato che in quei vent’anni di ossigeno americano ha saputo dare il meglio di sé, vivendo al massimo e prodigandosi per la vita pubblica e privata nel migliore dei modi, forse con l’euforia di chi sa che la libertà è sacra e potrebbe essere compromessa da un momento all’altro.

Ho voluto parlare di donne afghane che hanno un volto, un nome e un pensiero che vogliono portare avanti e che sono come noi: belle, intelligenti, libere e desiderose di potersi esprimere senza paura.

 

 

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