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Nicola Mette

Dagli stereotipi di genere all’ambientalismo

 

Il suo vero nome è Xie Rong, ma come artista è conosciuta col nome di Echo Morgan. Di origine cinese, lavora principalmente con la performance, utilizzando anche una multiformità di mezzi quali la pittura, il video, la scrittura, la musica, la parola, la fotografia. Nata nella provincia sud-occidentale di ChengDu, in Cina, nel 1983, vive e lavora a Londra dall’età di diciannove anni. Le sue opere sono un mix di riferimenti alla sua storia personale, intima e psicologica, agli stereotipi di genere, alle costrizioni e ai retaggi di cui la cultura cinese, ma in generale la società contemporanea, è tutt’ora ostaggio. Le straordinarie performance di Xie Rong mescolano alle esperienze personali della sua infanzia in Cina ragionamenti più ampi su temi quali i condizionamenti culturali, sociali, razziali e di genere.

 

Echo Morgan
Echo Morgan, Silented: My body is my battlegroud, Shanghai, 2017. Foto © Jamie Baker.

 

Come nascono le tue performance e quali sono i temi che affronti?

La mia performance nasce dalla mia tesi di laurea, che si intitolava La scrittura femminile e il simbolo dell’identità. È stato in quell’occasione che ho scritto la mia autobiografia, Xie Rong e Echo Morgan. Sono stata ispirata principalmente dalla filosofa e scrittrice francese Hélène Cixous che nel suo Le Rire de la Méduse, del 1975, scrive: “Parlerò della scrittura femminile: di ciò che farà. Bisogna che la donna scriva della donna e faccia venire le donne alla scrittura, da cui sono state allontanate con la stessa violenza con la quale sono state allontanate dal loro corpo – per le stesse ragioni, per la stessa legge, con lo stesso scopo mortale. La donna deve mettersi al testo – come al mondo e alla storia – di sua iniziativa”. Attraverso mezzi espressivi come la performance e il video, esploro l’intrinseca e complessa relazione tra violenza, bellezza e vulnerabilità, riesaminando come questi costrutti antipodali
si scontrino con le idee di “sé”, di corpo e di politica.

Qual è stata la tua prima performance?

Nel 2011, la mia decisione di tornare a studiare a tempo pieno e continuare il mio Master of Arts ha messo fine al mio matrimonio di sette anni. Il mio ex-marito preferiva che la sua donna avesse bei tacchi e unghie perfette. La mia prima performance pubblica è stata la pittura dei capelli: seguendo l’usanza cinese, mia madre mi ha pettinato i capelli benedicendomi la notte prima del mio matrimonio. Le giovani donne spesso si tagliano i capelli e li mettono in una piccola bustina da dare alla persona amata. Nel buddismo è tradizione radersi la testa come segno di separazione dal passato e di rinascita.
Usare i capelli per fare la mia prima opera d’arte dal vivo è stato un riflesso simbolico del mio personale cambiamento di vita.

 

un’immagine di Echo Morgan nella performance Parts of a Light.

 

Le origini hanno una parte importante nel tuo lavoro…

Nel mio lavoro raccolgo incontri: voci, testi, immagini sia dalle mie radici culturali in Cina, sia dalla mia vita quotidiana nel Regno Unito.

Hai mai avuto problemi con il tuo paese d’origine per i temi affrontati nelle tue performance?

Sì, negli ultimi anni la Repubblica Popolare Cinese ha inasprito la censura. Tutta la narrazione delle performance deve essere controllata dall’organizzatore e dalle autorità. In un’occasione, ho dovuto rimuovere tutte le mie parole e le canzoni, il risultato è stato una pièce completamente silenziosa, che appariva incredibilmente spaventosa e violenta…

Quando hai rivelato di essere incinta, due spettacoli internazionali sono stati cancellati. Come hai reagito?

Ero triste, ma ho accettato la decisione. Nel frattempo ho avuto due anni in cui mi sono concentrata unicamente sulla mia gravidanza e sulla maternità. L’esperienza, sia gioiosa che difficile, è confluita più tardi nella mia performance.

 

Echo Morgan
Echo Morgan (Xie Rong), Circle of Fire, Röda Sten Konsthall, Gothenburg, 2018. Foto Jamie Baker.

 

Come pianifichi la tua vita artistica con la tua famiglia? È difficile pensare a entrambe le cose?

Desidero essere in grado di crescere e imparare dai miei figli. Io sono grata di aver trovato un partner con cui condividere le mie esperienze artistiche. Sono cresciuta con una madre single, una persona forte e amorevole, ma mi è sempre mancato qualcosa… ha dovuto lavorare duramente per darmi una buona educazione e sono stata mandata in un collegio all’età di 4 anni. L’insicurezza e la sensazione di essere rifiutata hanno turbato la mia infanzia. Ho sempre desiderato una famiglia. Ho incontrato il mio attuale marito quando avevo il cuore spezzato dal mio primo matrimonio. Jamie è un fotografo, ha pazientemente documentato la mia vita, dopo il mio primo quadro realizzato coi capelli ha cominciato a saltare di gioia dicendomi che dovevo continuare, per me è stato un momento molto speciale e potente. In questo modo, parallelamente alla mia vita personale è iniziata la nostra collaborazione professionale. Abbiamo viaggiato insieme, abbiamo discusso su ogni mia idea di performance, sui concetti, le immagini. Jamie è molto tecnico e professionale, pensa all’illuminazione, all’ambientazione e alla produzione.
Credo che ci completiamo a vicenda. Da quando abbiamo dei figli cerchiamo sempre di portarli con noi. È  meraviglioso far vivere l’arte dal vivo ai nostri figli.

 

Echo Morgan
Echo Morgan (Xie Rong), Painting Until it Becomes Marble, Leipzig, Germany, 2019. Foto © Jamie Baker.

 

Nei tuoi lavori si parla anche della tua storia famigliare?

La storia della mia famiglia è stata molto importante per me, quando realizzavo le performance e i quadri coi capelli mi piaceva pensare che ogni singola goccia d’inchiostro dei miei capelli fosse una lacrima delle mie antenate donne. Tutte le mie performance si riferiscono agli altri: fino al 2018 era la mia famiglia, in altre performance come Fire of the Blood e Circle of Blood a ho raccontato la storia della minoranza Yi nel Sichuan, dove molte persone sono morte di AIDS, lasciando dietro di sé un gran numero di orfani e madri sieropositive, mentre con la serie di performance Sea ho posto la mia attenzione sulla natura e sull’arte per la cura delle specie.

I tuoi progetti futuri?

Sto preparando due mostre personali, in Israele e a Hong Kong, e ho iniziato una serie d’interviste “Eco”, dove intervisto artisti che realizzano opere basate su temi ecologici.

(Traduzione di Micaela Bonetti)

 

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