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Marzia Spatafora

Incontrare Flavio Caroli è stato per me un privilegio e un’emozione che non dimenticherò.

Entrare nel suo mondo è come entrare nella storia dell’arte come lui la racconta. Una narrazione piena d’immagini, testimoni silenti di un cammino sempre appassionato nel mondo del sapere.

Catturano la mia attenzione un dipinto di Sofonisba Anguissola e una fotografia, poggiata sul comò, dell’incontro con la regina Elisabetta.

Tutto parla di lui e del suo vissuto straordinario, ogni quadro racconta una storia, un incontro, un pezzetto di vita. Storico dell’arte, critico e scrittore, Caroli ci conduce per mano nel mondo affascinante dell’arte di tutti i tempi.

Flavio Caroli. Storia sentimentale dell’arte
Flavio Caroli, Storia sentimentale dell’arte. Un’educazione alla bellezza, Solferino Editore, 2023, Courtesy Solferino Editore
Professor Flavio Caroli lei ha scritto moltissimi libri che restituiscono un quadro completo e affascinante della storia dell’arte. Secondo lei dove sta andando l’arte oggi?

I libri che ho scritto saranno almeno quaranta e seguono tutti una logica.

Io, già dai tempi del liceo, mi ero ripromesso di ricostruire la linea introspettiva del pensiero occidentale, che è quello che si distingue da tutte le altre tradizioni artistiche maturate su questo pianeta.

Quindi, c’è una conseguenza, ogni volta che finivo un libro ne cominciavo un altro. Dove va l’arte? Sono felice di poterle dichiarare che non ne ho la più pallida idea anche perché ogni volta che ho azzardato dire qualcosa in proposito, ho sbagliato.

L’arte va dove pare a lei ed è quello il bello, rompe gli schemi. Per esempio, quando io ero giovane sembrava che l’arte andasse verso l’astratto ma è arrivato Francis Bacon e ha sconvolto tutto e ha riaperto la scommessa su un certo tipo di figurazione.

Alla fine degli anni Settanta si pensava ci fosse la continuità di una certa tradizione concettuale importantissima, invece è venuta improvvisamente una nuova figurazione, l’arte non si può prevedere, ti sorprende sempre.

L’ultimo libro di Flavio Caroli, uscito recentemente, “Storia Sentimentale dell’Arte” è diverso dagli altri, è stata l’occasione per raccontare sé stesso. Ci racconta il momento più significativo di questo magico viaggio nell’arte?

La pancia, l’amore, la passione sono fondamentali. Questo libro me lo ha chiesto l’editore Solferino, ma evidentemente queste storie le sentivo da tempo e le volevo raccontare; infatti ho accettato immediatamente. Un incontro singolare è stato quello con Andy Warhol: nel 1979 ero a New York, chiedo alla mia amica Marta Jackson di farmi incontrare l’artista.

Era poco prima di Natale ed eravamo sotto la Factory, non la prima, quella tutta d’argento, questo era un appartamento sopra la libreria Rizzoli, luogo di ritrovo dell’intellighenzia snob newyorkese.

La vetrina era piena di libri di Pasolini perché era stato ucciso pochi giorni prima, il 2 novembre. Salgo, arriva Warhol con Marisa Berenson. Il primo quarto d’ora fu insignificante per sua scelta precisa, poi salta fuori il nome Pasolini, e qui la scena cambia completamente: diventa appassionato e di Pasolini voleva sapere tutto, anche perché lo aveva conosciuto e mi ha sommerso di domande.

Diventa gentilissimo. In seguito l’ho rivisto più volte in giro per l’Europa nei tragitti dell’arte; a Londra, all’inaugurazione di una sua mostra l’ho trovato in condizioni pietose perché aveva paura della folla.

Flavio Caroli
Flavio Caroli, Storia sentimentale dell’arte. Un’educazione alla bellezza (dettaglio), Solferino Editore, 2023, Courtesy Solferino Editore

Infine, l’ho incontrato a Milano in occasione della mostra alle Stelline “L’ultima cena”, ma la cosa bizzarra era che lui non voleva parlare dell’ultima cena di Leonardo ma proprio dell’ultima cena di ciascuno di noi, nel senso che viveva con ossessione le problematiche religiose, non era cinico come si è detto spesso, piuttosto aveva una gran paura del dopo.

Era slavo, la fervente religiosità della madre gli ha creato anche conflittualità con la religione ortodossa. Non a caso i suoi primi quadri sono ritratti di Gesù Cristo; anche questo fa pensare a un pathos religioso e di sofferenza.

 

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