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Giorgio Armani è l’unico vero erede di Raffaello Sanzio

1 Nils Jakob Olsson Blommér, The Triumph of Galatea, after Raffaello Sanzio, Finnish National Gallery Collection (1)
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La notizia l’hanno riportata tutti i giornali del mondo: il re è morto. Dove per re si intende lui, Giorgio Armani. Re Giorgio. Sui social, invece, chi aveva una foto con lui l’ha postata. Quasi tutti, per la verità, tranne me.

Lo vidi vent’anni fa in un locale di Milano. Con me c’era una ragazza tedesca, che facendosi coraggio, andò da lui per ringraziarlo. E lui si dimostrò gentile nei suoi confronti, le strinse la mano, sorrise, la ringraziò a sua volta.

E io lì, seduto con un bicchiere in mano, a osservare la scena. E pensavo: ecco chi sono i veri eredi della pittura rinascimentale, quella che milioni di persone provenienti da tutto il mondo vengono a guardare nella Galleria degli Uffizi a Firenze, nei Musei Vaticani a Roma, alle Galleria dell’Accademia a Venezia. 

Sono loro: gli stilisti di moda. Unici veri eredi di quella pittura che il mondo ci invidia e di quella cosa che universalmente si chiama bellezza. E lui, re Giorgio, tra tutti i grandi artisti, non poteva che essere Raffaello: gentile, signorile, sobrio, amatissimo da tutti.  Sì, Giorgio Armani è l’unico vero erede di Raffaello Sanzio. 

Perché l’arte contemporanea, lo abbiamo ripetuto mille volte, oggi non fa più mondo. Non interessa a nessuno. A parte voi, amici lettori, e qualche collezionista o addetto ai lavori, l’arte da molti decenni non è più argomento di conversazione da salotto o da ombrellone. I temi, oggi, sono altri: calcio, sport (e suddivido le due cose), politica, cinema, cucina, gossip, ovviamente televisione, ma non mai arte visiva. Te la vedi una conversazione tra persone in spiaggia o in ufficio incentrata sull’arte concettuale o sull’ultima mostra di Luc Tuymans?

Nils Jakob Olsson Blommér, The Triumph of Galatea (after Raffaello Sanzio),1835 - 1853, Finnish National Gallery Collection
Nils Jakob Olsson Blommér, The Triumph of Galatea (after Raffaello Sanzio),1835 – 1853, Finnish National Gallery Collection

Vuoi mettere la popolarità di George Clooney o Brad Pitti con un Damien Hirst o un Jeff Koons? Va bene Marina Abramovic, ma vuoi paragonarla a Lady Gaga? 

E allora: se pensiamo all’arte come qualcosa di universale che tocca veramente le persone, appassionandole e regalando loro un sogno o un’emozione; qualcosa che abbia a che vedere con la vista; qualcosa che faccia parte della nostra vita di tutti i giorni, allora non possiamo che pensare alla moda, ai vestiti, alle scarpe e ai pantaloni, borsette, cinture, accessori, un mondo meraviglioso molto simile a quello che si respirava negli atelier degli artisti, con aiutanti, decoratori, preparatori di teleri immensi, ragazzi di bottega, addetti alle decorazioni floreali (come Giovanni da Udine nella villa Farnesina), e altre figure che lavorano dietro le quinte.

Sulla passerella sfilano modelle che indossano vestiti belli quanto dipinti rinascimentali. E alla fine della sfilata, lui, re Giorgio, esce salutando come, probabilmente, Raffaello salutava i suoi committenti: con sobrietà, rispetto, eleganza. Sì, non riesco a immaginare un paragone più azzeccato.

Lo so, c’è chi la penserà diversamente, ma lasciatemi immaginare che lassù in paradiso Giorgio Armani e Raffaello Sanzio s’incontreranno, e che insieme daranno vita alla sfilata di moda più esclusiva della stagione 2050-2051. 

Perché moda e arte sono sempre qualche anno più avanti.


Immagine di copertina: Nils Jakob Olsson Blommér, The Triumph of Galatea (after Raffaello Sanzio) [dettaglio],1835 – 1853, Finnish National Gallery Collection


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