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“Mi interessa l’idea che ogni volta che ripeto un segno questo cambia, proprio come ogni volta che richiami un ricordo cambia”.

Helen Bermingham

 

Londra è la mia città elettiva e lì mi sono rifugiato volentieri nell’agosto di quest’anno quando la canicola assediava il nostro Belpaese. Ho trovato piacevole ristoro non soltanto nelle temperature più moderate ma anche grazie alla vivacità della scena artistica che, diversamente dall’Italia, non va mai in vacanza. Mi sono ritrovato pertanto nelle giornate ferragostane a visitare alcuni studi di artisti in cerca di piacevoli novità.

Fra queste particolarmente gradita è risultata la visita allo studio di Helen Bermingham, artista irlandese nata nel 1983 e residente a Londra, dove ha compiuto i propri studi artistici al Royal College of Art. Il suo studio si trova nel quartiere di Bow, nell’East End londinese, non lontano dalla Whitechapel Gallery, spazio pubblico con un’importante programmazione di arte contemporanea che nel 1939 ospitò “Guernica” di Picasso.

 

 

Helen Bermingham
Helen Bermingham, Double dream, 2023

 

Lo studio di Helen Bermingham si trova al primo piano di un piccolo edificio moderno incastonato fra le più tipiche case di mattoni rossi della periferia londinese. Appena entro, vengo sopraffatto dallo sfolgorio cromatico di tre grandi tele a parete che irradiano una luce calda e avvolgente.

La pittura è indubbiamente astratta ma nell’osservare le tele cerco un appiglio figurativo che le superfici sembrano offrire. Sono riferimenti floreali, vegetali? Oppure mi ricordano la dissoluzione dei motivi in alcuni paesaggi surrealisti di Dalì? Non so, ma quei segni che affollano la superficie mi suggeriscono dei rimandi figurativi che tuttavia non riesco a identificare con precisione.

Questo di per sé è già motivo di fascinazione perché supera la classica distinzione fra pittura figurativa e pittura astratta che siamo abituati a utilizzare per incasellare comodamente gli artisti. Questa è pittura e basta! Pittura coinvolgente, accesa, scolpita, che nasce nel XXI secolo proprio perché è la continuazione di tutto quello che prima l’ha preceduta e chi di pittura ne ha vista tanta come il sottoscritto è naturale che possa legittimamente avere delle suggestioni di qualcosa di già visto, tuttavia se questa pittura mi colpisce e mi fermo ad ammirarla è proprio perché quelle memorie non prevalgono sulla sua autenticità e sulla sua freschezza.

 

Helen Bermingham, Burning through my thoughts, 2023

 

Helen Bermingham ha una visione molto chiara della sua pittura e le sue parole ne confermano la lucidità: “Nella mia pratica esploro idee sulla memoria e sul tempo. Vedo i miei dipinti come spazi psicologici o “paesaggi di finzione” e il processo di pittura come una conversazione che avviene tra il mio inconscio, i miei ricordi e il materiale della pittura. Centrale nel mio processo è la ripetizione. Ripeto segni, immagini e pennellate dei dipinti precedenti in ogni nuovo dipinto successivo.

Mi interessa l’idea che ogni volta che ripeto un segno questo cambia, proprio come ogni volta che richiami un ricordo cambia. Anche la creazione di segni accidentali che si verificano quando dipingo è una parte importante del mio processo attraverso il quale elementi di novità o sorpresa possono entrare nell’opera. Questi segni non pianificati trovano un’associazione con l’inconscio e portano il lavoro in una nuova direzione sia visivamente che emotivamente.

I dipinti iniziano da una posizione e finiscono in una posto nuovo e inaspettato, ma in un posto nuovo che ha una risonanza con me. Sento che spesso rigurgitano nuovi ricordi. Consentire al pensiero associativo di svolgere un ruolo, spinge avanti il dipinto e crea nuove idee per lavori successivi. Attraverso la ripetizione dei segni pittorici da un dipinto all’altro, creo una sorta di “genealogia” dei segni; le connessioni possono essere portate alla luce e scavate dal lavoro.

I miei dipinti sono diventati una sorta di costruzione del mondo (“fictionscaping”) a partire dal mio archivio di segni che cresce a ogni utilizzo. In questo modo vedo la pittura come depositaria del tempo e della memoria. Man mano che il lavoro procede, i confini tra memoria e finzione, passato e presente si confondono e lasciano il posto a qualcosa di nuovo. I segni cambiano e si sviluppano per essere riutilizzati nei dipinti futuri, spingendo così costantemente il lavoro in avanti e guardando anche al passato”.

Ecco che il tempo interviene come elemento fondamentale nella pittura di Helen Bermingham, un tempo che sedimenta le esperienze, un tempo che agisce sulla memoria delle esperienze e della pittura stessa.

 

Helen Bermingham, The doors we never opened, the rooms we never walked in, 2023

 

 

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