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Il mercato dell’arte: un breve sguardo

Paul Durand-Ruel nella sua galleria nel 1910. Photograph by Dornac
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Il collezionismo d’Arte, così come il mercato dell’Arte, esiste ormai da millenni. Fiorente lungo tutto il periodo greco-romano, in crisi in quello medievale, quando la Chiesa tendeva a reprimere ogni forma di ostentazione del lusso o della ricchezza. 

Alti e bassi, che non hanno in alcun modo frenato un’evoluzione costante del movimento artistico nel suo complesso. Ben altra visione, infatti, è sopraggiunta con il Rinascimento: l’artista si afferma, vuole sottolineare il carattere intellettuale della propria attività, senza più essere considerato artigiano. Da qui in poi si integra concettualmente tra gli umanisti e, come conseguenza naturale, rinasce il mercato dell’Arte. 

Credo sia d’obbligo, considerando il fatto che ne parliamo continuamente durante le nostre trasmissioni, conoscere anche sommariamente coloro che sono stati i protagonisti più significativi del mercato del ventesimo secolo. Uomini e donne che, con le loro intuizioni e i loro investimenti, hanno contribuito a creare i “miti” economici di questo periodo storico. Partiamo da una domanda, che può far subito luce: cosa ne sarebbe stato dell’Impressionismo, duramente osteggiato dalla critica del tempo, se non fosse esistito un personaggio come Paul Durand-Ruel? Lui ha acquistato e promosso le opere dei grandi esponenti di quel movimento (nel complesso circa 12.000 dipinti!).

Nel 1886, con la collaborazione di Mary Cassatt, le opere di Monet, Renoir, Manet e Van Gogh hanno attraversato l’Atlantico, portando a compimento il loro trionfale ingresso negli Stati Uniti d’America. L’interesse si è immediatamente amplificato, è cresciuto a dismisura esattamente come i prezzi associati alle opere, che hanno continuato a lievitare fino ai nostri giorni. Il vero e proprio prototipo del mercante intellettuale, però, è probabilmente Ambroise Vollard, attento critico d’Arte che fu tra i primi a comprendere la rivoluzione picassiana, e sostenne l’opera di Cézanne in maniera totale, nei contenuti e anche materialmente. Altro personaggio assolutamente fondamentale per l’internazionalizzazione del mercato dell’Arte, seppur da considerare più antiquario che mercante di moderno, è senza dubbio Joseph Duveen.

Ha letteralmente trasformato il panorama museale degli Stati Uniti, portando dall’altra parte dell’oceano non soltanto singoli dipinti ma intere collezioni. Il tutto, partendo da una considerazione apparentemente banale: «L’Europa ha molta Arte, l’America ha molto denaro». Da qui la possibilità, per Duveen, di vendere centinaia di dipinti a magnati americani come Andrew Mellon, John Pierpont Morgan e John Davison Rockefeller. Proprio coloro che più avanti nel tempo, attraverso donazioni, hanno creato i più importanti musei statunitensi. Impossibile dimenticare Daniel-Henri Kahnweiler; il primo a farmi il suo nome, quando mi raccontava dei suoi soggiorni parigini, fu Giorgio De Chirico. Ebbe un ruolo centrale nella diffusione del Cubismo e dei Fauves, anche se De Chirico rimase più vicino a Paul Guillaume, tra i primi mentori di Modigliani e Matisse. Nell’elenco non possono mancare poi Paul Rosenberg e i suoi associati, insieme alla loro storica galleria in Rue La Boétie. 

Si chiama “mercato”, ma non sono stati soltanto i mercanti a definirlo nella sua grandezza, passo dopo passo. Credo sia doveroso menzionare anche il ruolo che hanno avuto alcuni grandi collezionisti, che nella loro eccentricità hanno fatto spesso da ponte affinché un “certo mondo” potesse entrare più a stretto contatto con l’Arte. In questo senso va collocato l’impegno dei Fratelli Stein (Gertrude, Michael e Leo), che adoravano Dalí e Matisse e di cui Woody Allen traccia un ritratto indimenticabile nel film Midnight in Paris. E che dire di una figura come Peggy Guggenheim: eccentrica, risoluta, indipendente intellettualmente, che amò i grandi giovani del suo tempo, da Dalì a Max Ernst, a Rothko, fino ad artisti italiani come Tancredi.

Oppure, perché non nominare le grandi famiglie di mercanti, i Wildenstein, i Thannhauser, decisivi nel dare origine a una rete di distribuzione in grado di creare un punto di contatto tra artisti, gallerie e collezionisti formidabili. È giunto allora il momento di parlare di quel personaggio dal nome italiano, che tale non si è mai considerato: Leo Castelli. Lui si è letteralmente inventato il mercato degli anni Sessanta, trasformando la propria galleria in un vero e proprio sinonimo di innovazione. Lì non vendeva soltanto quadri o arte in generale, ma forniva al mondo concetti, idee, costruendo, con l’aiuto dei nuovi media, quella che presto sarebbe diventata una percezione completamente diversa dell’Arte. Da qui nasce tutta una nuova generazione di mercanti, capaci di reinventare i modi in cui l’Arte si può vedere e diffondere. Il leader del settore è David Zwirner, soprannominato giustamente “L’innovatore”.

Sono davvero tante le anime che, come in un puzzle, hanno contribuito al disegno di questo mercato ancora oggi incredibilmente vivo. Tra loro, certamente, anche Ileana Sonnabend. Una donna straordinaria, capace di portare il rinnovamento post-bellico della scuola di New York e la conseguenziale Pop-Art in Europa, così come – allo stesso tempo – il  dopoguerra europeo in America, creando un prezioso dialogo tra culture diverse. Un grande mercante tedesco, Heinz Berggruen, con la sua galleria berlinese ha “salvato” la memoria di movimenti culturali irrinunciabili, vedi Klee.

Gli esempi si moltiplicano e, visti i limiti di spazio, sono costretto a rimandare al prossimo numero per le conclusioni. Prima, però, non posso assolutamente esimermi dal citare colui che oggi ha in mano l’impero globale dell’Arte: Larry Gagosian, che viaggia in perfetto equilibrio sulla scia dell’ideologia di Castelli. Non è da considerare solamente un grande mercante, ma un creatore di cultura contemporanea, capace di influenzare sia i critici sia gli artisti. Le conclusioni? Gli italiani? Vi rimando, come detto, al prossimo numero di ArteiN. Non mancate!    


Immagine di copertina: Paul Durand-Ruel nella sua galleria nel 1910. Photograph by Dornac


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