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Luca Tommasi

«Una notte stavamo fumando erba e io dissi qualcosa sul fatto che fosse sempre la stessa merda, The Same Old Shit. SAMO, giusto? Immaginatevi: vendere pacchi di SAMO! È così che iniziò, come uno scherzo tra amici, e poi crebbe.»

Queste solo le parole autentiche che Jean Michel Basquiat proferì in un’intervista che “vendette” per 100 dollari al magazine newyorkese “Village voice” nel 1978, svelando l’origine della tag scritta con bombolette spray su vagoni della metropolitana e muri di New York insieme al sodale Al Diaz sul finire degli anni ‘70. E fu proprio con questa sigla, e non ancora con il suo vero nome, che firmò la sua prima personale che si tenne in Italia, a Modena, nel 1981.

 

“They arranged things so as to force me to produce eight paintings in a week”

(“Hanno combinato le cose in modo da obbligarmi a produrre otto quadri in una settimana”)

Jean-Michel Basquiat

 

Pochi mesi prima il gallerista italiano Emilio Mazzoli aveva notato, su suggerimento di Sandro Chia, il giovane artista di colore nell’esposizione collettiva «New York / New Wave» curata da Diego Cortez presso il P.S.1 Contemporary Art Center (oggi MoMA PS1) di Long Island City e prontamente ne aveva acquistato delle opere che sarebbero state poi esposte a Modena nella mostra del 1981 che aveva avuto una pessima ricezione tanto dalla critica che dai collezionisti locali.

 

Basquiat
Boy and Dog in a Johnnypump, 1982, Collezione privata / Private collection © Estate of Jean-Michel Basquiat. Licensed by Artestar, New York, Ph. Daniel Portnoy

 

L’indomito gallerista tuttavia non si era arreso e aveva deciso, d’accordo con la gallerista newyorkese Annina Nosei, che allora rappresentava Basquiat, di allestire una nuova personale nel 1982, questa volta con il suo vero nome, secondo lo stile consolidato del gallerista modenese che prevedeva che gli artisti realizzassero le loro opere in situ nel proprio capannone.

Mazzoli infatti disponeva di un capannone aperto ad artisti che compivano quelle che oggi definiamo residenze d’artista. Mario Schifano, ad esempio, risiedette e lavorò periodicamente a Modena per vari anni, secondo i più maliziosi perché lo scrupoloso gallerista voleva così accertarsi che i quadri fossero autografi.

Quando Basquiat arrivò nella città emiliana trovò diversi frammenti lasciati da Schifano: oltre a quadri completati c’erano tele già preparate e altre ancora vergini. Suggestionato dal loro formato straordinario se ne avvalse per i propri dipinti. Nacque così un gruppo di opere di almeno due metri per quattro ciascuna, più grandi e differenti rispetto a tutto quanto Basquiat aveva dipinto fino a quel momento. Apponendo sul retro il nome del luogo “Modena” insieme con la sua firma, Basquiat identificò questi lavori come facenti parte di un unico nucleo.

La mostra purtroppo non si tenne per contrasti emersi tra Annina Nosei ed Emilio Mazzoli, che pagò Basquiat per i dipinti eseguiti prima che questi ripartisse per New York. In un’intervista rilasciata 3 anni dopo a The New York Times Basquiat sfogò la propria frustrazione per il suo secondo soggiorno a Modena: «Hanno combinato le cose in modo da obbligarmi a produrre otto quadri in una settimana», e lavorare in quegli spazi equivaleva per lui a lavorare in una «fabbrica, una squallida fabbrica. Una situazione che odiavo».

 

Jean-Michel Basquiat Untitled (Woman with Roman Torso [Venus]), 1982 Collezione privata/ Private Collection, Courtesy Galerie Bruno Bischofberger, Männedorf-Zurich © Estate of Jean-Michel Basquiat. Licensed by Artestar, New York

Quelle otto opere dipinte a Modena vennero vendu- te attraverso la galleria di Annina Nosei: ben quattro andarono al gallerista zurighese Bruno Bischofberger (“Profit I”, “Boy and Dog in a Johnnypump”, “Untitled [Woman with Roman Torso (Venus)]”, “The Guilt of Gold Teeth”) e le altre quattro furono disperse in altrettante collezioni internazionali. Oggi gli otto quadri appartengono a collezionisti privati negli USA, in Asia e in Svizzera e se alcune di esse sono riemerse in mostre retrospettive, altre non si sono mai più viste.

A distanza di oltre quarant’anni la Fondation Beyeler di Basilea riunisce fino al 27 agosto per la prima volta questi significativi lavori di Basquiat annoverati tra le sue creazioni pittoriche più significative e tra le opere d’arte di maggior pregio in assoluto, frutto di un’idea che, sebbene fallita, rappresenta un episodio fondamentale della sua carriera artistica.

 

Basquiat
Jean-Michel Basquiat The Guilt of Gold Teeth, 1982 Nahmad Collection © Estate of Jean-Michel Basquiat. Licensed by Artestar, New York/2022, ProLitteris, Zurich Ph. Annik Wetter

 

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