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Lucia Rossi

Pittore, scultore, filosofo. Lee Ufan è uno dei più importanti rappresentanti del movimento Mono-ha (Scuola delle Cose) in Giappone e del movimento Dansaekhwa in Corea, sviluppatosi parallelamente ad altri movimenti artistici minimalisti.

A lui oggi è dedicata la grande retrospettiva all’Hamburger Bahnhof di Berlino, con circa cinquanta opere che coprono decenni di lavoro. La mostra offre una buona panoramica sulla prolifica carriera dell’artista, nato in Corea del Sud nel 1936 durante il dominio coloniale giapponese (1910-1945) e trasferitosi poi in Giappone nel 1956. Il suo approccio minimalista rende i visitatori estremamente consapevoli della relazione tra gli oggetti, lo spazio e la loro stessa presenza. Lee Ufan rifiuta fermamente il termine “orientale”, cercando di trascendere le sue connotazioni riduttive in uno straordinario viaggio che attraversa i continenti e attinge a diverse filosofie.

Lee Ufan
Veduta della mostra, Lee Ufan, Hamburger Bahnhof – Nationalgalerie der Gegenwart, 27.10.2023 – 28.4.2024 © Lee Ufan. Courtesy of Studio Lee Ufan / VG Bild-Kunst, Bonn 2023 / Jacopo La Forgia

Oggi, l’eredità dell’artista continua ad affascinare il mondo dell’arte. Offre agli spettatori un’esperienza che è al tempo stesso fisica e di riflessione; continua a sfidare le etichette culturali e i confini geografici. Gli scritti filosofici di Lee hanno dato forma al collettivo di artisti Mono-ha, attivo a Tokyo dal 1968 al 1975. Nelle sculture e nelle installazioni, gli artisti combinavano materiali grezzi come pietre, rami o terra con prodotti industriali, acciaio o vetro. Questa visione dell’arte come riorganizzazione delle cose è visibile nella serie di sculture “Relatum” (del 1968). “Scuola delle cose”, infatti, rifiutava le nozioni tradizionali di arte, concentrandosi invece sulle qualità intrinseche dei materiali e sulle loro relazioni.

Ma troviamo anche i dipinti della serie “From Point” (1973) e “From Line (1978), testimoni del movimento Dansaekhwa, quando gli artisti coreani, a partire dalla metà degli anni Settanta, esplorarono l’astrazione e la materialità, in particolare nella pittura monocromatica. La mostra, quindi, descrive al meglio tutto il pensiero di questo artista, che nell’arte e negli scritti instaura un legame molto stretto con la filosofia, con nozioni che si rifanno alle tradizioni di pensiero giapponese e cinese, ma non solo, anche alla filosofia tedesca, in particolare ai testi di Martin Heidegger.

Lee Ufan
Veduta della mostra, Lee Ufan, Hamburger Bahnhof – Nationalgalerie der Gegenwart, 27.10.2023 – 28.4.2024 © Lee Ufan. Courtesy of Studio Lee Ufan / VG Bild-Kunst, Bonn 2023 / Jacopo La Forgia

Lee Ufan posiziona gli oggetti all’interno di uno spazio e accentua il vuoto circostante anche grazie al suo approccio minimalista, rendendo il visitatore consapevole dell’interdipendenza tra spazio, oggetti e il vuoto che li circonda. Ma il minimalismo dell’artista si differenzia in modo particolare rispetto a quello degli artisti minimalisti americani esposti all’Hamburger Bahnhof, come Donald Judd, Carl Andre e Dan Flavin.

Questi artisti si sono spesso concentrati sulla materialità e sulla forma dell’opera d’arte come oggetto, indipendentemente dallo spazio intorno. Le sculture di Lee Ufan invece, creano un dialogo con l’ambiente circostante e includono la presenza del corpo dello spettatore. In contrasto con questi artisti, Lee Ufan crea una tensione tra materiali industriali come l’acciaio ed elementi tratti dalla natura, come la pietra.

In questo modo, le sue installazioni richiamano la nostra attenzione sul modo in cui noi esseri umani interagiamo con il mondo. In mostra anche la serie di dipinti “From Point (1973-1979), dove viene utilizzata una tavolozza di colori ristretti, arancione o blu, ornati da puntini posizionati con precisione.

Lee Ufan
Lee Ufan, portrait © Lee Ufan. Courtesy of Studio Lee Ufan / Jacopo La Forgia

L’artista iniziava le composizioni intingendo un pennello nella vernice e lo applicava ritmicamente sullo sfondo monocromatico. Nella serie “From Line (1972-1983), Lee Ufan ha proseguito la sua esplorazione concentrandosi sulle linee che attraversano la tela e che evocano un senso di movimento e di direzione, dimostrando l’abilità nel trasmettere profondità e ritmo con mezzi minimi, sottolineando la correlazione tra vuoti e gestualità.

Dipinti costruiti in modo disciplinato, quasi rituale, dove ogni linea viene creata da movimenti ripetitivi e fluidi, depositando gradualmente la vernice fino a quando non è quasi piú utilizzata, da pieno a vuoto, in un’opera “Che non è mai del tutto completa perché non c’è perfezione o completezza” (Lee Ufan intervistato da Martin Gayford, Apollo Magazine, 2015).

 

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