Mario Schifano a Roma, la pittura come attraversamento

Mario Schifano, exhibition views, Palazzo Esposizioni Roma, 2026. Ph. Alberto Novelli © Azienda Speciale Palaexpo
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La primavera romana è fatta per bere chinotti sotto la luce del tramonto, quando le giornate iniziano ad allungarsi come solo a Roma sanno fare. C’è un cielo azzurro, pieno, che tiene insieme tutto. Sta lì sopra il Palazzo delle Esposizioni, lo incornicia e lo rende ancora più netto, quasi sospeso.

Entrare nella mostra dedicata a Mario Schifano significa fare subito i conti con una tensione: quella tra un artista che avrebbe voluto i quadri per strada e uno spazio che, invece, è istituzionale, monumentale, quasi solenne. Eppure, funziona.

Il Palazzo delle Esposizioni è un luogo magniloquente e proprio per questo è perfetto per una mostra di questa portata. Le opere rendono al meglio al suo interno. Le grandi tele appese abitano lo spazio. A tratti hai la sensazione di non guardarle davvero, ma di stare dentro a un vortice.

La mostra segue un andamento cronologico molto chiaro, ma non è mai didascalica. Si passa dagli esordi informali ai monocromi, poi alle immagini urbane, ai cicli più riconoscibili, fino ai lavori più tardi. Ma quello che resta non è la sequenza, è la continuità. Schifano non cambia davvero linguaggio: lo allarga. Lo contamina. Lo mette in crisi e poi lo riporta sempre lì, alla pittura. E infatti, anche quando entrano la fotografia, la televisione, il cinema, non diventano mai altro: vengono assorbiti. La pittura resta il centro. È un attraversamento. Un punto in cui le immagini passano, si sovrappongono, si consumano.

L’allestimento è impeccabile proprio perché non si fa notare. Lavora sugli accostamenti, sui rimandi, sui piccoli slittamenti tra un’opera e l’altra. Ci sono momenti pieni, quasi violenti, e altri più silenziosi, dove il segno si assottiglia. Questa alternanza è una delle cose più riuscite della mostra.

Il catalogo pubblicato da Electa, curato da Daniela Lancioni, accompagna la mostra.
Oltre 300 pagine, un percorso che attraversa tutte le fasi del lavoro.

Alla fine, la cosa più interessante è proprio questa: che un artista così poco “istituzionale” funzioni così bene dentro un’istituzione. O forse no. Forse il punto è che qui dentro, tra queste sale così grandi e così pulite, la pittura riesce a fare quello che voleva comunque: uscire.


Mario Schifano
a cura di Daniela Lancioni
17 marzo 2026 – 12 luglio 2026
Palazzo Esposizioni Roma

www.palazzoesposizioniroma.it


Immagine di copertinaMario Schifano, exhibition views, Palazzo Esposizioni Roma, 2026. Ph. Alberto Novelli © Azienda Speciale Palaexpo


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