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Marco Tonelli

Maurizio Mochetti (1940) ha utilizzato luce naturale, elettrica e laser, realizzato opere cinetiche e tecno- logiche, si è servito di iconografie e strumenti bellici come aerei, missili, archi, frecce o di automobili da corsa e prototipi per record di velocità come il Bluebird, eppure niente di tutto ciò esprime il potenziale reale della sua opera, che fin dal 1965 si pone sul filo dell’avanguardia ma al di là essa, sul filo dell’arte concettuale ma contro di essa, sul filo dell’arte cinetica ma oltre di essa.

 

«C’è uno scompenso tra il pensiero e la realtà, che è molto più lenta: l’Arte adopera il pensiero, non lo strumento, l’arte è idea, non tecnologia»

Maurizio Mochetti

 

Già tra gli anni Sessanta e Settanta critici attenti come Marisa Volpi, Tommaso Trini, Catherine Millet e Maurizio Fagiolo dell’Arco, osservavano che le sue opere erano oggetti “materialmente irrealizzabili”, parlando di “condizioni impossibili” per la loro esecuzione e interpretando quelle prime sperimentazioni, spesso sotto forma di progetti, “inganni, illusioni, choc e paradossi percettivi”.

 

Maurizio Mochetti, Freccia Laser, 2009, Galleria civica d’arte moderna, Ph Paolo Cipollina
Maurizio Mochetti, Freccia Laser, 2009, Galleria civica d’arte moderna, Ph Paolo Cipollina

 

Il che all’epoca aveva senso, ma col tempo il concetto di irrealizzabilità si sarebbe tradotto in quello di “perfettibilità” e tutto sarebbe stato rimesso in gioco, ad esempio considerando la tecnologia sotto un altro punto di vista, come sosterrà lo stesso artista molti anni dopo: «C’è uno scompenso tra il pensiero e la realtà, che è molto più lenta: l’Arte adopera il pensiero, non lo strumento, l’arte è idea, non tecnologia». Quello scompenso, che decenni fa era appunto considerato un irrealizzabile, oggi ha ormai assunto la definizione del perfettibile.

Maurizio Mochetti è stato ed è tuttora un problema irrisolto per e nella storia dell’arte italiana moderna e con- temporanea, perché ha sempre aspirato a superare quel tavolo di trattative estetico-formali o concettuali-performative, per proiettare non tanto l’opera quanto l’Idea su un piano assoluto, scisso dall’identificazione dell’opera d’arte nell’oggetto da possedere, nel feticcio da riparare, nel materiale da tramandare.

 

Maurizio Mochetti, Rette di luce nell’Iperspazio Curvilineo, 2011

 

La reale originalità e unicità di Maurizio Mochetti è tutta nell’idea di perfettibilità, un termine che solo lui ha avuto l’intuizione di applicare all’arte in genere e alla sua in particolare.

Se la tecnologia è perfettibile per definizione, il con- cetto di progresso della tecnica ed evoluzione dei materiali, anche nelle neo-avanguardie degli anni Sessanta da cui proviene l’artista, è sempre stato slegato dall’idea di perfettibilità, perché questa idea è sostanzialmente anti-artistica o difficilmente gesti- bile dagli apparti di mercato, critica e museificazione tradizionali o contemporanei.

 

Maurizio Mochetti, P 180 (Piaggio) disegno/drawing, 2001

 

Per fare un esempio concreto: il grande collezionista Giuseppe Panza di Biumo aveva acquistato in anni passati molte opere di Maurizio Mochetti (oggi di proprietà del Guggenheim di New York), che nel corso del tempo furono riprese per es- sere restaurate o per subire dei processi di “rifacimento”. Il che significava non solo sostituire motori e apparati tecnologici non più funzionanti, ma anche rifare completa- mente l’opera secondo versioni più aggiornate e in linea con le conoscenze del tempo. Opere perfettibili per essenza, dunque, quelle di Maurizio Mochetti, il quale ha verificato nelle sue creazioni la possibilità di esprimere l’Idea alla base dei suoi lavori in modo sempre più preciso, essenziale e sempre più vicino alla stessa idea.

Un caso esemplare è la grande opera installata nel museo MAXXI di Roma, “Rette di luce nell’iperspazio curvilineo” che, costruita nel 2011, è stata migliora- ta nel 2022 sostituendo i proiettori di luce a led con luce laser e che in futuro potrebbe addirittura diventare un puro fascio di luce sospesa nel vuoto, se le tecnologie lo permetteranno. Il che non riguarda la smaterializzazione concettuale dell’opera, ma la sua strumentalità come mezzo per manifestare l’idea.

 

Maurizio Mochetti, Sfera Trasparente con Piani di Luce, 1964

 

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