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Paolo Sciortino

Vita celebre del Garfagnino, un corsaro clandestino dell’arte

“Signore… Prego, un momento”, disse il maître dell’Harry’s bar, fermandolo sulla soglia della porta a bussola che apre a spicchi su piazza San Marco.

“Si? Prego? Che c’è? Non ho pagato abbastanza, forse?”, disse il Garfagnino, voltandosi senza inciampare. “Oh no, signore”, replicò il maître, sornione, “volevo solo complimentarmi: era dai tempi di Hemingway che non vedevo nessuno uscire sulle sue gambe dopo avere bevuto una dozzina di Martini cocktail”.

Michele Guidugli era detto Il Garfagnino, a causa della fiera origine tosco apuana, che aveva donato alla sua fisionomia un aspetto coriaceo e grifagno. Sotto quella scorza ruvida da rugbista fluiva tuttavia un animo gentile e generoso poco comune, e allo scrittore di Oak Park rassomigliava veramente, oltretutto.

Il Garfagnino porse un cenno di saluto guascone al maître e infilò l’uscita con decisione, respirando finalmente l’aria della Laguna, dopo avere passato una intera giornata tra fumi etilici. Si trovava a Venezia per una delle sue frequenti incursioni a scopo di commercio d’arte. Era questo il suo mestiere, quello del mercante d’arte, volendo qualificare il Garfagnino con criteri camerali.

Ma in effetti la celebre vita di questo corsaro buono contemporaneo, che si è spenta lo scorso luglio dopo 77 anni di esistenza ardente e ardita, ha solcato da ignoto marinaio vicende, persone, fatti e luoghi della storia contemporanea, come uno spericolato deuteragonista (di solito i protagonisti non corrono alcun rischio reale, si sa), quasi ogni cosa notevole accaduta qui da noi tra il secondo e il terzo millennio.

Il Garfagnino c’era alla battaglia di Valle Giulia, il 1° marzo 1968, esule politico della Normale di Pisa, da dove fu cacciato per insurrezione. Non parteggiava per i poliziotti, come scrisse poi Pasolini dopo i fatti, ma avvolse pietoso nel suo trench Burberry’s i feriti di ogni fazione per trascinarli via dall’inferno dei lacrimogeni. E dalle trincee fumanti del Sessantotto italiano emerse la sua vocazione di mercante militante.

Quando la sinistra extraparlamentare si assestò in feudi ideologici distinti lui era schierato, tra i fondatori, in Lotta Continua. Missione: finanziare la stampa dell’omonimo organo politico di informazione.

 

Garfagnino
Pino Deodato, I mercoledì di Malaga, 2021, matita su cartoncino.

 

Forte della competenza e delle conoscenze strette, sinceramente amichevoli, negli ambienti sodali dell’Arte Povera, degli spazialisti e degli informali, il Garfagnino Michele stivò su un aereo cargo il corrispettivo di alcune decine di milioni dell’epoca in capolavori freschi di vernice e li andò a scambiare negli Usa con una rotativa a otto elementi di marca statunitense, patria del giornalismo libero, e del collezionismo allegro, come si sa. E Lotta Continua ebbe una diffusione solida e sicura, garantita dalla tecnologia imperialista. Il fine giustifica i mezzi, se il fine non dichiara i mezzi.

Anni ruggenti seguirono, tra scorribande a cavallo di una rinnovata dolce vita post felliniana e impegno nella militanza attiva in arte, politica e nella jet society. Il Garfagnino brinda una sera con Kim Novak in via Veneto, e quella notte non la lascia certo sola nella sua camera d’hotel.

Ma la sera dopo è con Carmelo Bene per discutere il budget dei cimenti cinematografici dell’attore che detestava il cinema. Non abbastanza da non provarci, se uno come il Guidugli lo convinceva a provarci, che tanto i soldi li avrebbe messi lui.

Tra le voci più alte del cinematografo nostrano di classe, invece, chi poteva avere commercio (affettivo, amicale autentico, s’intende) con il Nostro? Gian Maria Volonté, si capisce. I due scambiavano opinioni sincere sulle cronache dal Paradiso della classe operaia.

Alla galleria Il Milione, a Milano, fucina delle idee migliori dell’arte delNovecento, il Garfagnino aveva introdotto, in virtù di una lunga relazione  affettiva  stabilita  con  l’ultima Ghiringhelli, nobile stirpe dell’arte, vecchie e nuove glorie del mercato: da Bonalumi a Castellani,  e  giovani  promettenti  epigoni dello jugen espressionismo tedesco.

Oltre ai pochissimi intimi di famiglia, il figliolo Andrea, amatissimo, e la di lui mamma Graziella, affascinante movimentista, compagna di lotta e di vita, molte celebrità del passato prossimo e del presente continuo hanno ricordato e ricordano la vita celebre – non per il grande pubblico, per un pubblico di grandi, casomai – di Michele Guidugli, il Garfagnino. Anche noi piangiamo ridenti lacrime, Michelaccio.

 

 

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