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Mapplethorpe e Newton (non Isaac, Helmut) hanno trovato tracce del passaggio di Casanova (proprio Giacomo) tra le calli, e pare che le abbiano fissate nelle loro camere (non camere di locande libertine, camere fotografiche). Sembra un sogno erotico a sfondo thriller, replicato per mille e una notte, quello che ci restituisce il racconto per immagini di Federica Palmarin, fotografa veneziana dallo scatto dolce e perverso, aggraziato, struggente e crudamente fatato, con i suoi Nudes, serie storica ma sempre attuale, rigorosamente ambientata nei luoghi topici della laguna.

Palmarin ha sfidato in molte occasioni, fuggente e clandestina ritrattista di ninfe plebee in incantevoli pose, le leggi severe della Serenissima, che vietano il nudo pubblico, ancorché artistico. Lungo ormai molti anni di esperienza nel genere Nudes, obbligatoriamente voluto e realizzato nell’incomparabile ambiente naturale e culturale dove l’artista è nata e cresciuta, Venezia, non sono state infrequenti le volte che il set è stato repentinamente scompaginato e abbandonato per l’arrivo improvviso delle forze dell’ordine, probamente chiamate a intervenire da turisti indignati.

Eppure, contro ogni convenzione della morale corrente, Palmarin è riuscita a immortalare le sue modelle, tutte specificamente belle, ma dedicate ad altre missioni nella vita privata, sembianti di fanciulle di popolo e di nobiltà, sirene all’asciutto adescate, sedotte, abbandonate da gaudenti libertini prive di vesti tra ombrosi sotoporteghi, ariose fondamenta, arditi ponti, sedili votivi, prore di gondole e pozzetti di Bucintoro.

 

Federica Palmarin
Uno scatto di Federica Palmarin della serie Nudes.

 

Il risultato dell’impegno è totalmente privo della fatica che è costato realizzarlo. I soggetti ritratti ostentano fierezza del corpo e naturalezza, sono parti organiche osmotiche con la natura e la cultura del luogo, che nei secoli conserva l’incalcolabile valore testimoniale di ciò che lo spirito dell’uomo riesce a costruire nel luogo che gli è destinato. E Federica Palmarin è interprete organica di quello spirito.

Attraverso le spire del racconto dell’artista rievochiamo pure le suggestioni di Agostino, il giovanotto imberbe e turbato di Alberto Moravia, nella versione cinematografica di Mauro Bolognini, che dalla Versilia letteraria trasbordò la vicenda proprio a Venezia, trapiantando i turbamenti del giovane Agostino nella carne ardente e pudica di memoria goldoniana.

La serie Nudes è applicabile al format di un calendario, salvo precetti legali avversi. La ferma intenzione della fotografa, che è anche gallerista in Venezia, è quella di provvedere i voyeur di spirito fino, coloro che sono disposti a considerare la città magica che galleggia un paradiso che non vada perduto, di un memorabile almanacco prossimo venturo, magari per il 2022.

 

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