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Pietro Quattriglia Venneri

Dalla digitalizzazione un inaspettato assist per l’antico e per gli Old Masters

Una certa e incrollabile sicurezza nella storia delle pandemie che hanno attraversato il mondo è che niente, dopo quei tragici periodi, è stato come prima ma possiamo arguire con una ragionevole facilità che quanto accaduto a partire dal marzo del 2020 non ha alcun precedente.

Si faccia attenzione: da un punto di vista legato al delirio sanitario globale il Covid ha offerto ben poche novità ma sono invece del tutto inedite le mastodontiche implicazioni che ha avuto sul sistema economico mondiale, non solo dal punto di vista dei cambiamenti nei sistemi di consumo. Per alcuni mercati, il terremoto pandemico ha rappresentato una spinta propulsiva mai vita prima e soprattutto ha indotto cambiamenti radicali in un arco di tempo brevissimo, altro che “secolo breve”.

Quello dell’arte è sicuramente un campo da gioco, nel variegato mondo della finanza globale, che offre una notevole quantità di spunti sui quali riflettere per poter avere una lucida idea di quanto accaduto, per analizzare quanto i cambiamenti in atto siano più o meno positivi e per ipotizzare scenari futuribili che fino a qualche mese fa erano completamenti inimmaginabili.

 

old masters
Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto, Veduta del Canal Grande verso occidente con la Chiesa della Salute, ca. 1740, ubicazione ignota (già New York, Metropolitan Museum of Art). Foto dal catalogo online dell’asta tenuta a New York, Sotheby’s, 2020, lotto 64.

 

In questo scenario di riorganizzazione degli assetti globali il segmento degli Old Masters ha saputo, con meno fatica di quanta se ne potesse ipotizzare, rapidamente adeguarsi ai nuovi modelli di consumo e alle nuove modalità di commercializzazione dei prodotti trovando nella digitalizzazione una sponda importantissima per non perdere il passo.

I profili Instagram di grandi gallerie e mercanti d’arte internazionali hanno positivamente sopperito alla mancanza delle grandi fiere mondiali che rappresentano da sempre l’occasione perfetta per concludere importanti negoziazioni.

Questa nuova modalità di contatto tra gallerista e collezionista ha creato una nuova dialettica tra i due attori del mercato portando una notevole quantità di under 45 ad appassionarsi agli antichi maestri che prima di questo momento sono sicuramente stati percepiti come qualcosa di estremamente esclusivo, quasi ermetico.

La mancanza di eventi in presenza, come abbiamo accennato poco fa, ha generato un vertiginoso innalzamento del traffico online che ha raggiunto altissimi livelli di adesione da parte dei collezionisti di tutto il mondo producendo fatturati estremamente significativi e modificando in maniera strutturale le fondamenta di questo segmento: se oggi le Evening Sales di Christie’e e Sotheby’s, nonostante si sia allentata la morsa del lockdown, sembrano dei grandi meeting di Zoom lo dobbiamo proprio a queste evoluzioni che da emergenziali sono diventate strutturali.

Il trend positivo è stato incentivato anche dalla tipologia di proposta che mercanti e case d’asta hanno letteralmente riversato sul mercato: le aste autunnali, ad esempio, hanno visto protagonisti alcune delle eccellenze della pittura antica come un Canaletto, con provenienza Metropolitan Museum, che è stato battuto ben oltre la stima di 3-5 milioni confermando la solidità dei grandi maestri e delle ottime provenienze.

 

 

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Sandro Botticelli, L’uomo dei dolori (Ecce homo), 1500 ca, Courtesy © Sotheby’s

 

In un mercato che si fa più ampio e sempre più capillare, la qualità degli oggetti proposti diventa un elemento imprescindibile per poter incidere negli alti settori del segmento.

Per qualità non si intende un generico riferimento alla bellezza dell’opera, che di per sé rimane un elemento di valutazione insufficiente, ma interessa la sfera degli aspetti formali che un dipinto deve possedere per poter brillare: conservazione, bibliografia, esposizioni, provenienze. Operatori di settore e collezionisti sono sempre più attenti e chirurgici nella valutazione di un oggetto attraverso questi quattro elementi ed entrambi sono disposti anche a pagare qualcosa in più purché l’opera sia ineccepibile.

La riscoperta più clamorosa è stata quella del Caravaggio di Madrid, che ha riportato gli Old Masters sulle copertine dei giornali

Altra situazione interessantissima legata agli eventi pandemici è stata la crescente serie di scoperte che si sono succedute nell’ultimo anno e mezzo. Ovviamente a seguito della morte di centinaia di migliaia di persone si sono ripresentate sul mercato intere collezioni, molte delle quali erano rimaste nascoste per decenni ed è proprio li, nel loro riemergere, che hanno regalato riscoperte sensazionali.

La più clamorosa di tutte è sicuramente quella del Caravaggio di Madrid che ha letteralmente riportato il mondo degli Old Masters sulle copertine dei giornali di tutto il mondo ma più in generale possiamo dire che l’anno sia stato contrassegnato da un susseguirsi felicissimo di “ritorni”.

Questo rende ancor più importante la figura del conoisseur, decisamente sparita dai radar nell’ultimo decennio e che invece ritorna con prepotenza come personalità in grado di riconoscere il capolavoro anche quando questo si presenta in tutta la sua nudità.

Questa entusiastica riappropriazione del mondo legato al mercato della pittura antica ha ricevuto un impulso importantissimo dai musei internazionali che sono ritornati a comprare sulle piazze di tutto il globo.

Come sempre i più attivi si sono dimostrati gli americani che hanno davvero iniettato nel sistema capitali ingenti per rinnovare le loro collezioni e che molto spesso per raggiungere l’obiettivo hanno anche perseguito politiche di alienazione (vedasi il Canaletto Metropolitan di cui sopra) dimostrando quanto oggi sia fondamentale uscire dall’idea vetusta e polverosa del museo ottocentesco.

In questo senso appare emblematico il caso dell’ultimo grande acquisto del Getty che ha portato in collezione la splendida tela di Jacopo Bassano “Il miracolo delle quaglie” dimostrando di essere sempre e costantemente alla ricerca di capolavori sul mercato internazionale.

 

 

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L’Ecce Homo attribuito a Caravaggio andato all’asta a Madrid e diventato un caso internazionale.

 

Gli Old Masters tornano a essere un terreno di investimento importante

Un mercato frequentato dai curatori museali è sicuramente un mercato più solido e sicuro e questo non ha fatto altro che aumentare la fiducia degli acquirenti di tutto il globo e soprattutto di quei nuovi buyers che si affacciano al mondo degli Old Masters per la prima volta sia per collezionismo che per interessi finanziari.

Gli Old Masters tornano a essere un terreno di investimento importante, come è dimostrato dalla notevole affluenza di fondi di investimento proprio in questo settore, proponendo la possibilità di realizzare plusvalenze molto importanti in archi di tempo estremamente ristretti e senza avere un carattere di alto rischio: in soldoni, oggi, se ci si avvale della professionalità di un mercante serio si può compare a 10 il quadro che vale 100. Questo generale panorama di entusiasmo lo possiamo ritrovare anche sul versante italiano dove però permangono alcune difficoltà che, come sempre nella nostra storia, sono più legate alla mostruosità della macchina burocratica che ad effettive arretratezze del sistema nazionale.

Il problema più importante che impedisce al mercato italiano di decollare definitivamente è quello relativo alla rigidità della norma relativa all’esportazione.

Un bene esportabile all’estero si presenta ad una platea di compratori di grande ampiezza e sicuramente riesce a spuntare cifre ben più importanti di quanto potrebbe rivolgendosi ad un singolo mercato nazionale.

La notifica diventa uno spauracchio che letteralmente terrorizza collezionisti e galleristi e abbatte drasticamente il valore commerciale di un dipinto facendo in modo che l’interesse nei confronti di un’opera, anche di assoluto livello storico artistico, diminuisca in maniera drastica.

 

 

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L’asta in diretta streaming di Sotheby’s dell’ottobre 2020, Modernités Contemporary Auctions, Parigi – Londra.

 

Ad una politica estremamente restrittiva, d’altra parte, non fa da controcanto un atteggiamento propositivo dello Stato che invece di intervenire con acquisti preferisce “latitare”. L’utilizzo di questo strumento di tutela da parte dello stato dovrebbe essere rivisto nel suo complesso, magari coinvolgendo in questo processo gli operatori di mercato senza pregiudizi di demonizzazione.

Un generale aggiornamento della legislazione dei beni culturali, soprattutto in materia di esportazione, permetterebbe al mercato interno di potersi aprire definitivamente verso l’estero con grande giovamento soprattutto per i collezionisti privati che vedrebbero, finalmente, le loro raccolte al livello (anche economico) di quelle americane o inglesi.

Al netto di queste annose e gravose difficoltà il mercato interno come abbiamo detto appare in buona forma e soprattutto proiettato verso il futuro anche grazie alla comparsa di nuove e giovani realtà galleristiche in tutta Italia.

Il 2022 sarà sicuramente un anno di importanza fondamentale per poter finalmente capire quali e quanto grandi siano state le implicazioni di questa rivoluzione commerciale: avremo la prima edizione in presenza del Tefaf di Maastricht che sancirà definitivamente quale sarà l’immediato futuro del mercato dell’arte dove, senza dubbio alcuno, gli Old Masters avranno ancora la capacità di dire la loro.

 

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