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Pinault Collection accoglie, con quattro grandi mostre, la sessantunesima Biennale d’Arte di Venezia

Installation view, “Paulo Nazareth. Algebra”, 2026, Punta della Dogana, Venezia. Ph. Jacopo Salvi © Palazzo Grassi, Pinault Collection
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Quattro artisti – Lorna Simpson, Paolo Nazareth, Michael Armitage, Amar Kanwar – e due sedi espositive – Punta della Dogana (fino al 22 novembre) e Palazzo Grassi (fino al 10 gennaio 2027) – accompagnano Venezia verso la sessantunesima edizione della Biennale d’Arte.

A Punta della Dogana, edificio sospeso tra cielo e mare, Lorna Simpson presenta la mostra personale Third Person, curata da Emma Lavigne. Qui le sue opere si impongono come strumenti di riflessione sul post-colonialismo: artista femminista afroamericana, Simpson utilizza l’arte per decostruire le narrazioni occidentali, portando alla luce le differenze razziali spesso celate nella costruzione delle immagini. Erosione della memoria, instabilità del racconto e dinamiche di potere che plasmano la percezione emergono attraverso grandi superfici attraversate da una tempera blu, che cancella o vela le fotografie originarie. È il caso, ad esempio, di Three Figures, dove un’immagine tratta da una manifestazione afroamericana negli Stati Uniti perde parte della sua leggibilità a causa dell’intervento pittorico. Accanto alle tele, collage, installazioni e sculture compongono un percorso che riassume l’ultimo decennio di ricerca dell’artista, in dialogo con la mostra presentata nel 2025 al Metropolitan Museum of Art.

Spostandosi dagli Stati Uniti al Brasile, Paulo Nazareth è il secondo protagonista a Punta della Dogana con la mostra Algebra, a cura di Fernanda Brenner. Il titolo, derivante dalla parola araba al-jabr, “ricongiungere”, riflette pienamente la sua pratica di “boarder-artist”. Attivo nel dibattito sulla legittimità dei confini, Nazareth ne evidenzia l’artificiosità: linee che dividono, generano paura e alimentano sistemi di esclusione. La sua presenza in questo luogo è particolarmente significativa: storicamente punto di approdo delle navi mercantili, Punta della Dogana fu anche coinvolta nei traffici legati alla tratta degli schiavi e al commercio del sale. Le opere di Nazareth intendono tracciare una nuova geografia, instabile e critica, in cui i confini vengono riconosciuti come segni di violenza e razzismo sistemico, linee apparentemente astratte che rivelano trame di potere coercitivo. Paolo Nazareth crea una narrazione profondamente legata all’atto di camminare, superando, nelle sue mitiche camminate, i confini geografici degli Stati. Esempio di tale radicamento all’immaginario del percorso e del tracciato è l’opera La scia e la veglia: una lunga striscia bianca che attraversa il piano superiore, dividendo gli ambienti in maniera imprevedibile. Non si tratta di frammenti isolati, ma del perimetro di un tumbeiro, nave negriera portoghese che, spesso, si è trasformata in tomba galleggiante. Punta della Dogana assume così un nuovo volto: quello della consapevolezza.


Michael Armitage, Holding Cell, 2021, Courtesy of the artist; Europa, 2025, Courtesy of the artist.
Installation view,Michael Armitage, The promise of change, 2026, Palazzo Grassi, Venezia. Marco Cappelletti Studio.

Le opere della Pinault Collection proseguono nella seconda sede della Collezione, Palazzo Grassi, edificio settecentesco affacciato sul Canal Grande, un tempo simbolo della potenza della Repubblica Veneziana oggi importante sede espositiva dedicata all’arte contemporanea. 

Qui, Michael Armitage apre il percorso con la mostra The promise of change, a cura di Jean-Marie Gallais. Una serie di grandi tele trasporta lo spettatore nelle realtà complesse del Kenya contemporaneo; colori accesi, quasi fauves, e l’uso di tessuto di corteccia come supporto pittorico si scontrano con i racconti di violenza e razzismo, migrazione forzata e prostituzione. Volti, corpi e paesaggi si susseguono, rivelando un Kenya segnato da profonde contraddizioni, già vissute dall’artista durante l’infanzia e centrali nella sua ricerca. Intrecciando memoria personale e immaginario simbolico, Armitage costruisce un universo ipnotico, doloroso, visionario e al tempo stesso estremamente reale.

Infine, Amar Kanwar conclude il percorso con le sue installazioni video nella mostra Co-travellers, a cura di Jean-Marie Gallais. Il suo approccio poetico e quasi favolistico diventa strumento per indagare dinamiche di potere, violenza e resistenza. L’esperienza personale nell’Asia meridionale si traduce in opere che intrecciano arte, documentazione e attivismo. Tra rituali, coreografie sospese e narrazioni filosofiche, Kanwar costruisce un racconto denso di significati, in cui la violenza appare spesso mascherata, velata e indorata.

Venezia si prepara così ad accogliere la Biennale d’Arte, delineando un itinerario espositivo coerente e stratificato, capace di mettere in relazione geografie lontane e storie individuali, restituendo – attraverso linguaggi diversi – una lettura critica e profondamente contemporanea dello stato del mondo.


Third Person | Lorna Simpson, a cura di Emma Lavigne
Algebra 
| Paulo Nazareth,  a cura di Fernanda Brenner
29 marzo 2026 – 21 dicembre 2026
Punta della Dogana, Venezia

The promise of change | Michael Armitage, a cura di Jean-Marie Gallais
Co-travellers
| Amar Kanwar, a cura di Jean-Marie Gallais
29 marzo 2026 – 10 gennaio 2027
Palazzo Grassi, Venezia

www.pinaultcollection.com
@palazzo_grassi


Immagine di copertina: Paulo Nazareth​, MAMA – Monumento à mãe do mundo | Monument to the world’s mother (detail), 2023/2026, courtesy of the artist. Installation view, “Paulo Nazareth. Algebra”, 2026, Punta della Dogana, Venezia. Ph. Jacopo Salvi © Palazzo Grassi, Pinault Collection


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