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Pietro Quattriglia Venneri

Nonostante si possa pensare che il caso sia una componente preponderante nella carriera di un mercante, giunto alla veneranda età di trentasei anni posso dichiarare che questo assunto è quantomeno errato.

Dopo quasi un decennio di vita a Venezia, con buona pace di Luchino Visconti, nel 2019 ho deciso di trasferirmi in quella intrigante e misteriosa città che è Cremona che, a dispetto della sua dolce provincialità, per chi come me insegue dipinti antichi per una vita, è un nodo di fondamentale importanza.

Questo piccolo centro, che nelle sue profondità sociali ben celate rappresenta perfettamente l’opulenza della Lombardia Felix, ha da sempre regalato al mondo artisti di primaria importanza e grandissimi studiosi della materia: da Cremona, a partire dal XV secolo passano diagonali che cambiano la storia dell’arte e il suo studio.

Pochi giorni dopo l’ennesimo trasloco della mia vita, mi viene segnalato un dipinto in collezione privata tedesca, molto sporco ma ben conservato che profumava moltissimo del plateau royal di bolliti del Bar Sport di Costa S.Abramo, un santuario per tutti gli amanti del bollito cremonese.

Il parere degli esperti è unanime e concorde: è lei. È Sofonisba. Nessun dubbio. Nessuna casualità.

 

Sofonisba Anguissola
Sofonisba Anguissola, Autoritratto, 1554, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

 

Una primizia della produzione religiosa di una Anguissola agli esordi della sua importante carriera, che la porterà ad essere una delle personalità più celebri tra la seconda metà del Cinquecento e l’inizio del secolo successivo.

Una storia incredibile la sua, una sorta di Ferragni ante litteram, insistentemente promossa dal padre Amilcare, capace mercante d’arte e con una fitta rete di importanti relazioni sociali. Del profilo paterno ci si può fare un’idea molto chiara dalle parole di Annibal Caro: «Di messer Amilcare non accade dire altro, se non che non tiene conto se non di re e di regine».

La notorietà raggiunta dalla pittrice, ancorché giovanissima, appare chiara da una lettera del 1552 dove Ercole Gonzaga ringrazia un influente uomo di chiesa che da Cremona gli aveva inviato delle opere di Sofonisba, definendola «cotesta nostra virtuosa et rara giovane». Apprezzatissima da una vera star dell’epoca come Michelangelo, è addirittura inserita dal Vasari nell’edizione Giuntina delle Vite nel 1568.

Nel 1559 è talmente famosa da essere chiamata alla corte di Madrid dove viene accolta con un clamore mai visto prima a tal punto che la Capitàl dovrà attendere il 6 luglio del 2009 per rivedere qualcosa di simile: quel giorno la dirigenza del Real Madrid presenta Cristiano Ronaldo al Santiago Bernabeu.

 

Sofonisba Anguissola, Madonna con Bambino, San Giovannino ed Elisabetta, Olio su tela, cm 83,5×68,7.

 

A Corte il suo ruolo è quello di ritrattista ufficiale e questo frutta anche una ottima dote messale a disposizione dalle casse reali che insieme al denaro le confezionano anche un marito quasi ideale, Fabrizio Moncada emissario siciliano alla corte di Spagna, che nel 1573 la porta con sé in Sicilia.

A questo punto molti penseranno che l’avvincente storia di Sofonisba, pittrice e trend setter, sia finita qui, imprigionata nelle pieghe di un matrimonio imposto e assoggettata alle regole di quel mondo che, in verità, lascia pochissimo spazio alle manovre di una donna. Al contrario il viaggio avventuroso dell’Anguissola continua in un climax ascendente che molti non si aspetterebbero. A Palermo continua a dipingere consolidando la sua fama e la sua posizione di primo piano, l’affermazione della propria posizione sociale ed economica passava per il farsi ritrarre da questa superstar.

Nel 1579 il povero Fabrizio Moncada muore al largo di Capri in seguito ad un assalto di pirati; la vita di Sofonisba cambia ancora, decide di trasferirsi a Genova e durante il viaggio si innamora a quasi 47 anni di un comandante, Orazio Lomellini, ben più giovane di lei e lo sposa a Pisa per approdare successivamente all’ombra della Lanterna.
Qui è ancora una volta protagonista indiscussa della scena pittorica cittadina, dove lascia un profondo solco nella tradizione ritrattistica diventando un modello di riferimento dal quale non poter prescindere.

 

Sofonisba Anguissola, Ritratto di famiglia con il padre dell’artista Amilcare Anguissola e i suoi fratelli Minerva e Astrubale, 1559 ca., olio su tela, cm 157×122, Nivaagaards Malerisamling (Danimarca).

 

Donna mai doma, decide di ritornare in tarda età a Palermo, città alla quale sarà sempre legata forse più di Cremona stessa e qui riceve l’ultimo grande omaggio direttamente da quel mostro sacro che è Anton Van Dyck che, arrivato in Sicilia, desidera fortemente conoscere Sofonisba e la ritrae ormai anziana, come ci dimostrano i due dipinti rispettivamente alla Galleria Sabauda ed a Knole House nel Kent. Morirà da li a poco entrando per sempre e di diritto nella hall of fame dei grandi artisti della storia. Un romanzo avvincente quello di Sofonisba, una prova di coraggio, tenacia e capacità senza poter contare sull’appoggio di un MeeToo o di una società che avesse a cuore le tematiche del mondo femminile, come invece accade oggi.

Proprio questo nuovo sentire ha reso la nostra Anguissola e molte altre sue colleghe, per fare i nomi più noti di Artemisia Gentileschi o Lavinia Fontana, le vere star del momento: il Prado celebra il bicentenario della sua fondazione con la mostra “Historia de dos pintoras: Sofonisba Anguissola y Lavinia Fontana”; a Milano, in Palazzo Reale, è in programma l’esibizione “Le signore del Barocco”, dove si celebra il suo ruolo pioneristico. Celebrata dai musei e molto ambita sul mercato, Sofonisba rappresenta oggi più che mai il desiderio di collezionisti di mezzo mondo, completamente investiti da questa onda rosa che sta scuotendo il mercato a suon di milioni.

Basta evocare il nome dell’Anguissola per infiammare gli animi dei bidders in giro per le aste internazionali, come accaduto in Christie’s nel settembre dell’anno passato. All’interno del catalogo di una semplice asta online, ben lontana dai fasti e dal glamour delle grandi vendite in sala a cui siamo solitamente abituati, un Doppio ritratto di giovinette su tavoletta di 12,8×15,5 cm contrassegnato dal numero di lotto 61 e genericamente riferita alla cerchia di Sofonisba Anguissola ha raggiunto la cifra di 110.000 euro con una stima di 25/30.000 euro, andando quindi ben oltre le più rosee aspettative della famosissima casa d’aste.

 

Sofonisba Anguissola, Tre bambini con cane, 1570-1590 ca., olio su tavola, cm 74×95, collezione Lord Methuen, Corsham Court, Wiltshire.

 

Voglio comunque precisare che la figura di questa interprete di primo livello della pittura italiana non deve essere erroneamente ridotto a mero fenomeno di moda, quindi ad un qualcosa di marcatamente episodico e circoscritto. L’importanza di Sofonisba è riconosciuta già dall’inventore del concetto di Documenti Primari, quel Roberto Longhi che in uno studio del 1929, edito poi nel 1968, pone il leonardismo dell’Anguissola in rapporto con il giovane Caravaggio, evidenziando cosi lo stretto legame, da più parti riconosciuto, tra il grande artista milanese e il naturalismo della scuola dei fratelli Campi.

Ma per capire fino in fondo la vera natura di questa eroina cinquecentesca bisogna ritornare al nostro titolo: la pittura meglio del tombolo. Questa espressione, che non è di chi scrive, appartiene ad un saggio del 2013 di Marco Tanzi, eminente studioso e conoscitore della materia che mette in evidenza, in maniera molto lucida quanto l’Anguissola abbia saputo far di tutto per potersi assicurare uno status che le permettesse di poter essere indipendente grazie alla sua pittura. La vita del tombolo, del cucito, dello stare a casa a far la calza non è per lei.

Una pittrice divina, un esempio di coraggio di grande attualità.

 

 

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