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Luca Tommasi

 

“La natura è da sempre la protagonista nelle opere di Valentina D’Amaro”

 

Si dice che il nome “Gorla” derivi dal latino “gulula”, diminutivo di “gula” che significa anfratto o, in alternativa, potrebbe discendere dal latino “gurgula” che indica un gorgo. Entrambe le etimologie riferiscono di un luogo racchiuso, quasi isolato dal resto della città, e di un quartiere intimamente legato all’acqua, quella della Martesana, il naviglio che fu fatto realizzare in epoca rinascimentale per far affluire le acque del fiume Adda in città.

Milano è una città di acqua, che scorre lenta nei fiumi e nei navigli perlopiù interrati e che affiora qua e là nelle numerose rogge e fontanili. Non mi sorprende allora che in questo angolo della vecchia Milano si trovi lo studio di Valentina D’Amaro, artista nata in Lunigiana, terra stretta fra le sommità degli Appennini e il Mar Ligure, fra La Spezia e Massa-Carrara, coincidente con il bacino del fiume Magra e dei suoi affluenti.

 

Valentina D'Amaro
Valentina D’Amaro, S.T. serie Vespro 2022, olio su tela 70x50cm

 

Al terzo piano di un vecchio edificio che si affaccia su una stretta viuzza, si trova lo studio di Valentina D’Amaro. Vi si accede da un lungo corridoio che collega il ballatoio, tipico delle case di ringhiera meneghine, ad una stanza dove, appena entrato, una tela di piccole dimensioni raffigurante un canale sovrastato da un caseggiato al tramonto cattura la mia attenzione ed erroneamente mi rimanda a quel viottolo lungo la Martesana che ho appena percorso per raggiungere lo studio.

 

“La pittura di Valentina D’Amaro infatti non è didascalica e nonostante la presumibile lentezza della pennellata non rinveniamo un’ossessiva ricerca del dettaglio”.

 

In effetti non può essere uno scorcio di Gorla perché la campagna che nel quadro circonda il caseggiato non c’è più nel quartiere. Sicuramente c’era una volta, ma Valentina D’Amaro è troppo giovane per potersela ricordare.

Immagino allora che possa essere una rielaborazione fantasiosa del luogo, ma è la stessa artista, che incontro per la prima volta, a smorzare i miei voli pindarici, asserendo che ogni sua opera parte da una fotografia, una ripresa di un luogo reale, che poi viene rielaborata al computer prima di trasformarsi, tramite il disegno e una lunga sequenza di velature a olio, in morbida pittura sulla tela.

 

Valentina D'Amaro
Valentina D’Amaro, S.T. 2022 serie Vespro olio su tela 50x60cm

 

Quel luogo ritratto quindi esiste e si trova in Liguria, regione dove talvolta si ritira a dipingere, come esistono tutti i luoghi che compaiono nei suoi dipinti, ma questo non mi autorizza a dire che ci troviamo di fronte ad una pittrice realista che si limita a trasporre su tela i frutti del proprio viaggiare. La pittura di Valentina D’Amaro infatti non è didascalica e nonostante la presumibile lentezza della pennellata non rinveniamo un’ossessiva ricerca del dettaglio.

I luoghi esistono sicuramente, ma si sublimano in non luoghi, trasformandosi in veri archetipi del paesaggio. La natura è da sempre la protagonista nelle opere di Valentina D’Amaro, a parte un breve ciclo degli inizi degli anni duemila che aveva come protagoniste delle teenager.

L’essere umano non è contemplato nelle sue tele, ma la sua presenza si può talvolta percepire attraverso i suoi manufatti, siano esse case, strade o canali. Il colore che ha da sempre caratterizzato la sua pittura è il verde, declinato nelle sue varie tonalità e spesso steso con una modalità da smaterializzare la forma sino a sfiorare i confini dell’astrazione.

 

Valentina D'Amaro
Valentina D’Amaro, 2021 S.T. serie Vespro, olio su tela 50x40cm

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