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Paolo Sciortino

La vita è sogno. E il gran teatro del mondo, oggi, può esibire infinite rappresentazioni dentro una scatola da scarpe, una confezione di psicofarmaci scaduti, un tableau vivant racchiuso in un diorama che sembra carne viva e invece è arte inerte, ma tanto polimorfa, surreale, palpitante e favolosa che si percepisce viva come la materia consistente di certi sogni, appunto. E anzi: come il sogno di infinite vite. Vanni Cuoghi è nato e vive nel Barocco. Come Umberto Eco viveva nel Medio Evo, Diego Maradona si allenava nell’Olimpo degli atleti classici, Roberto Bolle è calato dinamicamente dalle fissità perfette delle volte celesti rinascimentali affrescate dal Buonarroti, e Maria Callas era intonata alla musica dei pianeti, tanto per capirci.

Vi sono personalità artistiche che incarnano un destino in qualunque epoca esse lo manifestino, e Cuoghi ha semplicemente ripreso il discorso artistico che il Metastasio, Calderón de la Barca, El Greco, Federico Barocci, ma più di tutti i Bruegel, di cui potrebbe essere chiamato “il più giovane”, ecco, tutti quegli spiriti magni avevano interrotto.

 

Vanni Cuoghi, @Rimedio 12, 2018, acquerello su confezione di psicofarmaci, cm 13×21.

 

La fortuna dell’artista è quella di essere, tuttavia, nato dopo di loro, dunque di essere geneticamente più vecchio, più saggio, più completamente dotato dei loro insegnamenti, o meglio: di quelle preziose eredità gametiche. Perciò, noi contemporanei, oggi, possiamo godere della perfezione attuale di composizioni filologicamente precise, e sorprendentemente attuali, di questo epigono attivo della storia barocca.

Vediamo la palingenesi accurata, ma opportunamente tronca, del gran viaggio fantastico nella memoria dell’inconscio collettivo storico nella serie finita (in cento esemplari, non di più) dei “monolocali”: una teoria di manufatti plastici in carta e cartone che riducono la sensazione della rappresentazione, il teatrino del mondo per così dire, in una rassegna logica ma indefinitamente casuale di assemblaggi di incontri, destini, opportunità: coppie di amanti con pariglie di cavalli pronubi, morenti con viatici animali misti, ussari ingabbiati come pappagalli, farfalle nella neve con trampolieri, castelli di carta e cartone, e ogni genere animale, vegetale, minerale vivente possa essere, in quanto organicamente partecipe e testimone della Creazione (reale e fantastica: la serie è finita ma i regni sono infiniti), ammesso in mostra.

Il prodigio sta nella combinazione, tanto per non sbagliare sempre azzeccata, ma solo se chi guarda sa vedere. Solo se chi assiste allo spettacolo della germinazione spontanea e impetuosa dei mondi possibili riesce a entrare nell’opera che si dipana in profondità tridimensionale, assemblata per accostamenti di figurine disegnate, colorate e poi ritagliate, immagazzinate nei cassetti come repertori onirici nel caos, ripescate con astuzia demiurgica e ricomposte in un ordine fisico e metafisico armonioso, compiuto.

Succede lo stesso piccolo miracolo con le composizioni più minute, la serie dei “Saluti da”, delle dimensioni di una cartolina vecchio stile, che contengono brevi racconti di città italiane, aggiungendo spessore e prospettiva a basi e altezze. Il Barocco di Vanni Cuoghi comprende tutto l’arco decorativo (absit iniuria verbis) che nasce con i fiamminghi, attraversa le visioni di Piranesi, omaggia Gustave Doré, approda al vignettismo ottocentesco delle illustrazioni dei viaggi fantastici di Jules Verne e tocca la meta del contemporaneo con la freschezza vivida, iconica ed elegante dei cartoni Disney.

 

Vanni Cuoghi
Vanni Cuoghi, La messa in scena della Pittura (Answer me), 2021, acrilico e olio su tela, cm 40×60.

 

È prezioso, cesellato e minuzioso il lavoro sui diorami, cifra stilistica e poetica somma dell’artista, anche se il cimento con la tela e con l’olio, precisato dall’acrilico, non delude. Qui l’opera si allarga, prende respiro su vaste dimensioni, ma richiede lo stesso impegno microscopico, dunque la produzione ne risente, quanto ai tempi.

La vera vocazione di Cuoghi trova naturale domicilio, e vastità esemplare, nella fissazione di frammenti di inconscio in minuscoli frammenti di teatro portatile, appendibile, poggiabile su trumeau, ostensibile in vetrinetta. Una vocazione straordinaria, nel contesto d’oggi, che manifesta una originale tecnica mista che nasce dal disegno, sapienza dominante, e vi unisce pittura e scultura, in un ordito creativo a effetto surrealista barocco.

Sconfiggiamo la tentazione di chiamarlo “neobarocco”: Vanni Cuoghi, il Barocco non lo ha ritrovato, perché vi è nato e non ne è mai stato abbandonato. Come esiste una linea classicista che lega Fidia a De Chirico, ne esiste una barocca che unisce i maestri del fresco pompeiano – e anche gli artigiani del presepe di San Gregorio Armeno – a Vanni Cuoghi.

 

Vanni Cuoghi, Saluti da Brescia (Leonessa d’Italia), 2018, acquerello e china su carta, cm 35x50x30 (particolare).

 

Vi è poi, in ultimo, un necessario confronto da evocare: il libro più prezioso del mondo, per i bibliofili, è The Birds of America, tirato in poco più di cento copie a noi pervenute. Un’opera di colossale bellezza, di quasi 500 pagine rilegate in formato 70 per 100 centimetri, fitta al suo interno di straordinarie illustrazioni che ritraggono centinaia di specie volatili del Nord America. La riproduzione artistica, per tratto, forma e colore degli uccelli americani è impressionante nella resa iper realista dell’autore, James Audubon, un giovane naturalista flaneur di metà Ottocento.

Dotato della stessa perizia, ma animato da ispirazioni che trasaliscono la scienza, pur da essa partendo, e consacrandone le nozze con l’arte, Vanni Cuoghi salirà quest’estate a tremila metri di quota, in Val d’Aosta, per dipingere sul luogo la vita dei fondali marini che erano quelle montagne milioni di anni fa. L’ultima prova certa che il barocco, iper realista e surrealista, è cominciato prima del XVII secolo dopo Cristo. E prova definitiva che Vanni Cuoghi ne conserva memoria.

 

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