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Raffaele Quattrone

Wang Guangyi è un’artista multimediale, autore di installazioni di grandi dimensioni, noto in particolare per la capacità di far interagire immagini tratte dall’arte occidentale con altre tipiche della cultura asiatica, e con esse le filosofie che sottostanno a queste due diverse aree geografiche.

Tipici della sua poetica sono temi quali la religione, la cultura, la politica. Guangyi ha raggiunto la fama internazionale negli anni Ottanta con la serie “Great Criticism”, in cui sovrapponeva immagini della propaganda maoista a loghi di famosi brand commerciali occidentali, mettendo in evidenza come l’ideologia cinese promettesse un mondo migliore così come faceva la pubblicità occidentale nel suo promuovere beni di consumo.

Wang Guangyi
Wang Guangyi, 2022, Courtesy Palazzo Pitti e l’artista

In quel periodo l’artista si concentrò sull’osservazione delle strategie volte a condizionare le menti delle persone attraverso l’immagine propagandistica, la comunicazione commerciale, la creazione di simboli, le paure indotte e i programmi educativi. 

Nel mese di settembre di quest’anno ha inaugurato a Palazzo Pitti, a Firenze, una gran bella mostra personale di Guangyi, intitolata “Obscured Existence” dove sono presenti ben ventotto dipinti. L’esposizione è organizzata in quattro distinti cicli: il primo ciclo è “Daily Life” e comprende dipinti incentrati sull’intimità di piccoli gesti quotidiani.

Qui Wang Guangyi si ritrae in momenti privati, solo, inerme di fronte alla propria corporeità. Si tratta di sei dipinti realizzati nel 2013, tutti dello stesso formato, 180 x 140 cm. Il primo raffigura un wc mentre gli altri sono degli autoritratti dove l’artista è in bagno o a tavola.

C’è una ripetizione di azioni quotidiane che diventa quasi un rituale religioso. Interessato ad affrontare tematiche universali che trascendono la sua persona, con questo ciclo Wang Guangyi avvia una riflessione sul passaggio alla maturità e sul senso di smarrimento e sgomento che accompagna il passare del tempo. Nel 2015 Guangyi creò altri cinque dipinti con lo stesso linguaggio e la stessa dimensione dei precedenti sei, intitolando questo secondo ciclo “Ritual”.

Wang Guangyi
Wang Guangyi, Ritual No.2, 2015, 180x140cm / acrylic on canvas

Qui la fragilità della figura umana lascia il posto alla mobilità inaccessibile dell’oggetto. Esso, spogliato della sua solita connotazione, diventa simbolo di una liturgia segreta e personale, traccia di un significato che supera la cosa, suscitando sensazioni contrastanti.

In ”Ritual n. 3”, per esempio, l’artista protegge un normale water di ceramica bianca tramite un cordone rosso sorretto da due colonnine in ottone, il tipico separatore in uso nei musei o nei luoghi sacri. Dal paradosso scaturiscono due sentimenti opposti: l’inquietudine dovuta  alla consapevolezza che qualsiasi luogo può essere dichiarato inaccessibile, e il sorriso  dovuto al fatto che si salvaguarda un oggetto di indubbia ordinarietà.

A tale proposito l’artista ha affermato: “Questi lavori riflettono la pressione che le strutture di potere esercitano su di me come individuo e che ora percepisco soprattutto nella mia mezza età. Poiché tutti viviamo nelle fessure lasciate aperte da queste strutture di potere, sembra che solo gli atti della vita di un individuo che avvengono in uno spazio privato consentano l’accesso alla cosiddetta “nuda vita”.

Dal punto di vista dell’osservatore, la frazione di libertà che emerge in questo spazio viene condivisa con gli altri quando mostrata attraverso i dipinti, poiché le restrizioni di questa “nuda vita” sono simili in tutti i paesi del mondo”.

Wang Guangyi
Wang Guangyi. Obscured Existence, exhibition view, Palazzo Pitti, Firenze, 2023 – Courtesy Palazzo Pitti e l’artista

Il terzo ciclo è “Obscured Existence”: riprendendo un’antica tecnica pittorica cinese, il Wu Lou Hen, Wang Guangyi inonda le sue figure di una fitta sgocciolatura che ne cancella l’aspetto ordinario per rivelare un’anima oscura, mistica, inafferrabile.

Determinato a dimostrare come sistemi sociali differenti portino a una diversa comprensione del mondo, il pittore si immerge nell’iconografia occidentale, descrivendo le forme della tradizione cristiana attraverso un linguaggio a loro estraneo, orientale e personale.

In ”Enlarged Medusa”, ispirato dallo scudo di Caravaggio conservato alle Gallerie degli Uffizi, l’artista sovrappone all’immagine una particolare griglia a nove quadri, retaggio della tradizione cinese, che riduce la percezione estetica dell’originale e ne sminuisce l’intensità emotiva.

Ne consegue che gli osservatori, spiazzati dall’imprigionamento della testa di Medusa, si ritrovano così a dover “scavalcare” visivamente il famosissimo dipinto di Caravaggio per afferrare, invece, la verità sepolta nell’opera.

 

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