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Lucia Rossi

Ci approcciamo alle opere di Adam Bota (1975, Linz, Austria) con addosso l’impressione di estraneità e distacco, eppure riconosciamo, a livello non razionale, elementi che ci appartengono; e ne siamo irrimediabilmente attratti. Sono le condizioni intime, che inducono ad emozionarci anche nei luoghi che appaiono esterni a noi.

Adam Bota crea mondi esteriormente confusi, eterogenei negli intrecci e annebbiati nei colori. La narrazione non è mostrata: sono attimi che simulano freddezza. Ma noi sentiamo le grida e il calore congelati e più osserviamo le opere, più il movimento sotterraneo spinge per uscire. Si innesca perfettamente e inaspettatamente l’esperienza estetica, e lo spettatore diventa puro occhio contemplativo.

 

Adam Bota
Adam Bota, Waldsauna 160x200cm 2015

 

Il linguaggio di Adam Bota, da un lato fortemente espressivo e dall’altro ermetico, ci disorienta ma obbliga anche a riattivare quel giusto valore del tempo meditativo, istigando la riflessione e la conoscenza intuitiva. L’uomo è per lo più il soggetto privilegiato nei dipinti di Bota: isolato all’interno di un club notturno, in gruppo a un concerto punk-rock, oppure in posa in una vecchia fotografia in bianco e nero.

Sono le persone e i luoghi oscuri che interessano Adam Bota, il suo occhio si ferma dove incontra l’inizio per il dialogo pittorico e la decostruzione della scena. E allora ecco che lo spettatore sentirà solo l’eco del rumore di fondo in un’ambientazione non più riconoscibile.

I contorni svaniscono, si sciolgono nello sfondo, oppure si intrecciano tra loro. I corpi si spingono – penetrandosi – evaporano, per poi ricomparire formando, a volte, un’unica grande massa in continua evoluzione. Legandosi alla forma, le tonalità – preferibilmente limitate – si armonizzano modificando la gradazione e innescando quel meccanismo impressionista di esistenza del colore in rapporto ad altri colori, dando così l’idea complessiva del soggetto senza la sua descrizione minuziosa. È un dinamismo del colore che diventa il vero centro del dipinto.

 

Adam Bota
Adam Bota, Blaskapelle, olio su tela, 140x180cm, 2019

 

Adam Bota vede le forme e con pennellate veloci, a tratti frenetiche, annulla i dettagli in favore di macchie di colore capaci di indicare la struttura, sempre più evidente man mano che ci si allontana dal dipinto. Non a caso il paesaggista Alexander Cozens dichiarò che “Disegnare è delineare le forme, fare macchie è suggerirle”.

Così Adam Bota suggerisce scene, dissolvendole nell’incertezza. Là dove emerge la figura umana, lo fa in un momento spesso privato, legato ad altre figure o in solitaria, ma sempre con un’alta carica di tensione. Sono attimi di realtà intrappolati in una babele di forme senza spazio e senza tempo.

 

Adam Bota
Adam Bota, Zucht I, 2015, olio su tela, 110 x 130 cm

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