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Nicola Mette

Adrian Pino Olivera è un performer spagnolo venuto alla ribalta negli anni scorsi per le sue azioni molto provocatorie: l’artista infatti si denuda nelle sale dei musei più importanti d’Europa, mettendosi in posa davanti a opere di maestri storici, o addirittura “tuffandocisi” dentro, com’è avvenuto nella primavera del 2017, quando si è immerso nella Fontana di Trevi davanti a decine di turisti e di curiosi, e finendo per questo per venire fermato dalla polizia.

Ogni volta, Pino Olivera segue sempre lo stesso copione: attraversa, vestito, le sale di un museo, arriva di fronte al suo obiettivo (un’opera significativa della storia dell’arte, spesso caratterizzata dalla presenza di nudità femminili, come la Venere del Botticelli o la Nike di Samotracia), quindi vi si spoglia davanti, imitando le pose delle figure rappresentate, o in preghiera; alle volte lanciando sul pavimento petali di rosa o versandosi addosso del latte, come ha fatto di fronte a L’origine della Via Lattea del Tintoretto, alla National Gallery di Londra, nel maggio 2017.

Oggi sta lavorando a creare spettacoli teatrali surrealisti, che rappresentano una profezia di un mondo utopico, una sorta di “Africa Romana”.

In questa intervista, l’artista ci racconta l’origine, le motivazioni e i “dietro le quinte” delle sue performance più famose.

 

Adrian Pino Olivera
Adrian Pino Olivera spogliato di fronte a Le Déjeuner sur l’herbe di Manet al Museo d’Orsay di Parigi nel luglio 2017.

Studi artistici, formazione?
Ho studiato comunicazione audiovisiva all’Università Pompeu Fabra di Barcellona. In questo modo ho potuto formarmi sul cinema, poiché sono molto interessato alla creazione di immagini come strumento di controllo e persuasione, e come strumento estetico.

Chi sono gli artisti a cui ti ispiri maggiormente?
Artisti italiani del Rinascimento e del Neoclassicismo come Botticelli, Canova e anche del Barocco come Caravaggio.

Cos’è per te la performance?
Un rituale di trasformazione personale che collega l’individuo con il sacro.

Perché ti spogli, che valenza ha per quest’azione?
Dietro le mie azioni c’è una presa di posizione di tipo politico ed estetico: ritengo che attraverso il corpo libero, nudo, privo di condizionamenti sociali, si possano ampliare i limiti della coscienza ed entrare nel regno del mistico, sfidando i tabù. Purtroppo, la società contemporanea vive completamente chiusa in sé stessa, e ha perso ogni cognizione su cosa sia un’esperienza spirituale. Non a caso ha fatto del corpo nudo un tabù.

Perché nelle tue azioni nascondi le parti intime?
Per imitare un corpo androgino sacro, divino.

Qual è la linea di confine tra un normale nudista e tu che di spogli di fronte a un’opera d’arte?
Spogliandoni nei musei (ora il progetto è terminato, ndr), non lo facevo come esibizionista ma come opera d’arte vivente, usando il mio corpo come mezzo per esprimere una serie di idee in cui credo. Il nudista, invece, si spoglia e basta.

Le tue performance ti vedono nudo davanti a opere d’arte di grandi maestri. Hai mai immaginato cosa direbbero loro nel vederti?
Penso che mi prenderebbero per un loco muy gracioso, un pazzo molto divertente. Anche se molto probabilmente mi manderebbero al rogo nella pubblica piazza.

Qual è stata la tua performance che ti ha emozionato di più?
Il mio nudo davanti alla Nascita di Venere, alla Galleria degli Uffizi di Firenze, nel 2014, è stato un momento di risveglio personale, una vera e propria rinascita. Mi sentivo libero e pieno d’amore, posseduto dal germe divino.

Un commento che ricordi del pubblico presente alle tue azioni, che ti ha fatto riflettere, e quelli invece che ti hanno lasciato l’amaro in bocca?
Ricordo che quando mi spogliai davanti alla Gioconda, nel 2018, una ragazza iniziò a mandarmi baci. In Italia, invece, quando uscii dalla Fontana di Trevi un poliziotto, arrabbiatissimo, mi chiese perché l’avessi fatto, io gli dissi semplicemente: “Per Venere!”, al che lui mi rispose con un epiteto volgare riferito al sesso femminile; il che mi parve sublime, perché in effetti il sesso femminile identifica la dea dell’Amore ma anche la Fontana di Trevi, che è un po’ come la vagina di Roma. A Londra, poi, davanti a L’origine della Via Lattea del Tintoretto, il responsabile della sala mi si avvicinò dicendo: “Scusatemi, signore!”, con tono molto compito e gentile, nonostante la mia provocazione. Il pubblico reagisce sempre in modi molto diversi.

 

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