La figura delicata e silenziosa di Chiharu Shiota appare quasi sovrastata dalle parole dei curatori Mami Kataoka, direttrice del Mori Art Museum, e Davide Quadrio, direttore del MAO, durante la presentazione alla stampa di The Soul Trembles, ampia monografica dedicata all’artista giapponese.
Shiota non ha la necessità di parlare, le sue opere, sempre immersive, anche nel formato intimo del disegno, si offrono al pubblico come potenti dispositivi che attraggono con sottile fascino, pongono domande e dubbi, tessono una fitta tela che cattura anche la persona più distratta conducendola verso una riflessione sul senso delle cose, di se stessa.
“La dimensione dell’installazione crea un’emozione forte, che è esattamente ciò che mi piace osservare: persone che si lasciano coinvolgere e diventano parte del concetto dell’opera”.
Formatasi all’interno della rivoluzione estetica e culturale promossa dalla ricerca di Marina Abramović, Shiota rinnova le direttrici più dure della pratica performativa utilizzando gli stessi strumenti “accecanti” portati alla ribalta del mondo culturale, fra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta, dagli allora giovani Young British Artists. Nelle sue opere l’impatto scenico, l’accumulo dei materiali, le fitte trame, le potenti cromie e il corpo esposto non sfidano mai il limiti del disgusto, arrestandosi nei confini di un perturbante, ormai pop, che ha il compito di catturare l’attenzione del passante per intrappolarlo nella tela dell’opera e “costringerlo” a una riflessione profonda.
Il progetto espositivo torinese, concepito come un’unica installazione immersiva che invade gli spazi del MAO e si confonde con altre opere contemporanee, instaura un dialogo con il museo, si mostra come un raffinato parassita che fagocita e utilizza quello che trova nell’ambiente per concretizzare i propri scopi comunicativi. Nelle sale, l’intera produzione di Shiota prende nuova vita attraverso disegni, fotografie, sculture e installazioni monumentali che attivano emozioni e ricordi, che pongono domande su concetti universali, che fluttuano nel tempo e nello spazio.
Celebre per il raffinato accumulo di oggetti significanti – rilevanti più per la loro assenza che per la loro presenza (da dove vengono? a chi appartenevano? quali storie hanno vissuto?) – la ricerca dell’artista giapponese diviene iconica grazie all’utilizzo di una fitta trama di fili di colore rosso e nero. Dal grande impatto visivo, queste reti invadono lo spazio e intrappolano gli oggetti, evidenziano le connessioni che mettono in relazione l’universo, lo mostrano come un grande dispositivo condiviso, oggi reso virtualmente (e fisicamente) interconnesso dalle reti informatiche.
Il nero si apre alla sfera del sogno e dell’universo, racconta la relazione fra le persone e la propria psiche, le connessioni fra la materia vivente e quella inorganica, tessendo una trama quantistica dove ogni parte, quasi magicamente, interagisce e influenza il tutto.
Il rosso rappresenta i legami interni del nostro corpo, interconnesso attraverso il sangue che, muovendosi dentro di noi, permette una comunicazione emotiva, un dialogo simbolico (e fisico) con il cuore e con i sentimenti. Immagine chiara e iconica del fare di Shiota è In Silence (2022/2025), installazione riproposta nelle sale del MAO che unisce riferimenti iconografici a vissuto personale.
Una fitta rete avvolge lo spazio, un necessario corridoio segna il cammino. L’attenzione è catturata da un pianoforte solo, bruciato e avvolto dalla trama scura. Il primo impatto è emotivo, tragico e quasi claustrofobico (sinceramente instagrammabile). La memoria si muove poi verso lo sciamano, l’opera Infiltrazione omogenea per pianoforte a coda attraverso la quale Joseph Beuys si prende cura di un metaforico pianoforte, avvolgendolo nel tattile feltro.
Infine, “Quando avevo nove anni, scoppiò un incendio nella casa accanto alla nostra. Il giorno seguente, davanti all’abitazione c’era un pianoforte. Bruciato fino a diventare nero come l’ebano, mi sembrò ancora un simbolo ancora più bello di prima”.
Fino al 28 giugno 2026, in anteprima nazionale a Torino dopo il grande successo ottenuto al Grand Palais di Parigi, The Soul Trembles offre al pubblico un dispositivo scenico potentemente delicato, tremendamente leggero e delicatamente forte. Un racconto immersivo che mostra la potenza del pensiero, in bilico fra drammi personali e collettivi, una narrazione iconica e universale che si fa emozione colta e condivisa.
Immagine di copertina: Shiota Chiharu, Accumulation – Searching for the Destination – 2014/2025,
installation view Chiharu Shiota: The Soul Trembles, MAO Museo d’Arte Orientale, Torino, 2025, ph. courtesy MAO Museo d’Arte Orientale, photo Giorgio Perottino
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