Cosa pensi dell’intelligenza artificiale applicata all’arte? Mi si chiede senza nascondere un certo scetticismo.
La mia risposta è la stessa di quando si trattò dell’arte digitale e, prima ancora, della fotografia, ossia: l’intelligenza artificiale è un mezzo che permette anche di creare immagini artistiche. Punto.
Sarebbe come chiedermi che cosa penso dell’acquerello o della pittura a olio: vi sono le tecniche, e poi vi è l’abilità del singolo artista che si appresta ad adoperarle. Il fatto che le tecniche siano ora disponibili sul mercato a prezzi molto contenuti non significa dare la patente di artista a chiunque le utilizzi.
Prendiamo ad esempio la fotografia; quando apparvero le prime macchine automatiche, che permisero a chiunque di scattare foto, vi fu per la prima volta nella storia l’imporsi improvviso di milioni di immagini prodotte senza fatica, che illustrarono ogni aspetto della vita quotidiana in ogni parte del mondo.
Tuttavia, ci ricordiamo il nome di pochi fotografi dotati di un’impronta stilistica riconoscibile.
La stessa cosa vale per l’arte digitale, per cui solo alcuni nomi a distanza di anni mantengono una originalità riconosciuta dal mercato.
Fra questi, un posto di rilievo va dato sicuramente a Davide Coltro, il quale ha avuto fin da subito un approccio originalissimo al tema dell’arte digitale.
Per lui non si tratta di dimostrare una abilità particolare nell’utilizzare strumenti sofisticati per realizzare mondi fantastici, futuristici o apocalittici. Molto più radicalmente il suo ragionamento parte da una domanda: qual è il ruolo dell’artista nel ventunesimo secolo? La sua risposta è che lui, pur utilizzando strumenti elettronici, si sente a tutti gli effetti un pittore di tipo classico, che si confronta con i temi della pittura di tutti i tempi, ma lo fa utilizzando il monitor come una tela, una tela che permette all’artista di dialogare tramite un semplice collegamento da remoto con l’ambiente dell’utente finale, che sia il museo oppure la casa del collezionista.
Da qui la necessità di dare un nome nuovo a questa creatura, che lui chiama “Quadro mediale”.
Ebbene, il 2024 è stato per lui molto ricco, con una serie di eventi e di mostre, in sedi private e pubbliche, che l’hanno portato a una vera e propria consacrazione.
E se la grande rassegna monografica del MA*GA (Museo di Arte Contemporanea di Gallarate), si è chiusa a settembre, coloro che vogliono ammirare le opere di Davide Coltro, possono farlo fino al 18 gennaio in una mostra a cura di Marisa Paderni, allestita meravigliosamente presso la Collezione Paolo VI di Coccaglio.
Attraverso i quadri mediali esposti, Coltro compie una profonda riflessione sull’astrazione nell’arte, arricchendola di fascinazioni spirituali che costituiscono una caratteristica fondamentale della sua visione del mondo.
Infine, il 2024 si chiuderà con un’altra mostra che inaugura il prossimo 7 dicembre, presso il Museo del paesaggio di Verbania, a cura di Elena Pontiggia, dal titolo, emblematico, Lo Sguardo Lucente – Paesaggi mediali ai tempi dell’AI. Intelligenza artificiale, appunto.
Immagine di copertina – Davide Maria Coltro. OLTRE LA SUPERFICIE. Pratiche di astrazione mediale, exhibition view, Collezione Paolo VI – arte contemporanea, Brescia, 2024/2025 – Courtesy Collezione Paolo VI e Davide Maria Coltro, Ph Francesca Colombi
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