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Francesco Vezzoli. In mostra a Venezia il gioco delle lacrime

Francesco Vezzoli, installation view, Musei delle Lacrime, 2024, Museo Correr, Venice, Italy. Photo credit: Melania Dalle Grave, DSL Studio
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C’è una mosca sul quadro, il Labirinto del Masone ha recentemente ospitato (6 aprile – 30 giugno 2024) una grande esposizione che rinnova la ricerca sulla presenza del fugace insetto nelle opere d’arte da Giotto fino al contemporaneo.

Nei dipinti, e non solo, le mosche sono dappertutto e ricorrono spesso in tutte le epoche storiche passando dal giocoso scherzo, segno di eccelsa abilità tecnica, fino all’intima indicazione dell’effimera fama dell’artista. Invece “Le lacrime sono le grandi assenti della storia dell’arte” come dichiarato da Francesco Vezzoli in un’intervista rilasciata a Michele Fossi per le pagine di Vogue Italia.

Fino al 24 novembre 2024 Fondazione Civici Musei di Venezia e Venice International Foundation promuovono una caleidoscopica riflessione su questo tema grazie a Musei delle Lacrime, mostra personale che attraverso un ampio progetto site-specific realizza un dialogo fra la Quadreria del Museo Correr e le tematiche proposte dalla ricerca artistica di Vezzoli.

Realizzata a cura di Donatien Grau, con elementi allestitivi ideati da Filippo Bisagleni, l’esperienza offerta dall’artista bresciano parte da un dato storico per portare l’attenzione verso le motivazioni che hanno condotto alla carenza di lacrime in dipinti e sculture del passato, ma anche del presente, diversamente da quanto accade nel cinema dove l’emotività del pianto è largamente diffusa.

In un percorso costellato da trentasei opere, sedici delle quali realizzate ad hoc per l’occasione, è possibile scoprire la ventennale ricerca estetica di Vezzoli dove il tema dell’effimera e duplice realtà della fama e del successo, e l’indagine sulle motivazioni che portano al nascondimento delle espressioni di fragilità e debolezza sono chiavi di interpretazione aperte, sempre pronte a mettersi in gioco.

La mostra veneziana propone una natura duplice sin dal sul titolo che presenta la parola ‘musei’ al plurale. Come esplicato dall’artista nelle citata intervista, la scelta del plurale nasce dal fatto che il progetto è concepito fin dalla sua origine in relazione con le storiche scelte architettoniche di Carlo Scarpa proponendo “due musei nel museo”: le stanze lungo i corridoi sono più intime e offrono una dialettica religiosa e puntuale, sviluppata attraverso opere con soggetto di epoca analoga ai capolavori antichi conservati; il grande salone centrale propone invece l’universo laico del progetto, con realizzazioni più vicine a un’estetica anni Ottanta, legata al mondo giocoso delle celebrità.

L’esperienza estetica offerta dalla mostra non è però solo “calda”, non sollecita la sola vista ma si apre all’udito grazie a un’audioguida scritta e narrata dall’artista, che si fa scudiera del fruitore lungo il percorso di visita aprendo il campo semantico e interpretativo.

Se l’atto di ricamare delle lacrime su immagini di capolavori del passato nasce, nella poetica di Vezzoli, come immersione nella storia dell’arte, ricerca sul non detto della celebrità, sull’espressione dei sentimenti nel nostro contesto storico e come sfida all’istituzione museale, con il grande progetto veneziano l’artista inaugura un nuovo dialogo che lo riporta al centro del dispositivo museo. Sviluppando un prezioso scambio che arricchisce la percezione del pubblico, Vezzoli propone un interrogativo non secondario, apre una riflessione sul perché le lacrime sono ampiamente assenti nelle sale, conducendo il pensiero su alcune delle tematiche più importanti del nostro presente come il persistere di dinamiche legate all’ideologia del patriarcato e al tabù sull’espressione della sofferenza psicologica ed emotiva.


@archiviovezzoli

Immagine di copertina: Francesco Vezzoli, installation view, Musei delle Lacrime, 2024, Museo Correr, Venice, Italy. Photo credit Melania Dalle Grave, DSL Studio


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