Genova, il fascino discreto della Superba

Grand Hotel Savoia, salottino - Courtesy Grand Hotel Savoia
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A Genova, un viaggio tra dimore aristocratiche, capolavori d’arte e botteghe storiche alla scoperta di una città che custodisce la propria bellezza lontano dagli sguardi più veloci.

Ci sono città che sfoggiano la propria bellezza e altre che preferiscono custodirla, quasi gelosamente, dietro facciate che non lasciano immaginare ciò che si nasconde oltre. Genova è aristocratica, riservata, talvolta severa. ‘La Superba’, come la definì Petrarca, è una città che non si concede al primo sguardo. Bisogna attraversarla, perdersi tra i suoi caruggi, avere la curiosità di spingere qualche portone. Soltanto allora si scopre una delle città più sorprendenti d’Italia, dove l’eredità delle grandi famiglie mercantili convive ancora oggi con uno squisito patrimonio artistico di straordinaria ricchezza.

Il nostro viaggio comincia dal Grand Hotel Savoia, elegante albergo inaugurato nel 1897, a pochi passi dalla stazione di Piazza Principe. Un indirizzo che conserva intatto il fascino dei grandi hotel della Belle Époque, tra suggestioni Art Nouveau, arredi raffinati e atmosfere che ricordano i leggendari transatlantici. Qui anche il passato riserva qualche sorpresa: esiste ancora un passaggio sotterraneo che un tempo collegava direttamente l’albergo alla stazione e al binario reale, consentendo agli ospiti più illustri di raggiungere le proprie camere lontano da occhi indiscreti. Una curiosità che ci riporta a un’epoca in cui il viaggio era ancora un rituale destinato a pochi. Di grande fascino anche la collezione di arte asiatica, fortemente voluta dagli attuali proprietari, con preziose armature giapponesi, testimonianza di quel cosmopolitismo sulle vie della seta che ha sempre contraddistinto la città.

Dall’hotel bastano pochi minuti a piedi per raggiungere Palazzo Reale, una delle più magnifiche residenze aristocratiche genovesi. Nato nel Seicento per volontà dei Balbi, passato ai Durazzo e infine acquistato dai Savoia nel 1824, il palazzo è uno straordinario susseguirsi di saloni affrescati, arredi preziosi e capolavori pittorici. Impossibile non rimanere incantati davanti alla Galleria degli Specchi, dove riflessi e decorazioni dorate evocano i fasti delle grandi corti europee. E poi i dipinti di Van Dyck, le tele di Luca Giordano e gli appartamenti reali, testimonianze di una Genova che, per secoli, seppe competere per ricchezza e prestigio con le principali capitali del continente.


Palazzo Nicolosio Lomellino, giardino - Foto I.Murtas
Palazzo Nicolosio Lomellino, giardino – Foto I.Murtas

Poco distante, un indirizzo ancora poco noto, o meglio poco visitato, Villa del Principe, storica dimora dei Doria Pamphilj, ci conduce invece nel Cinquecento, all’epoca del grande ammiraglio Andrea Doria. Gli affreschi di Perin del Vaga, allievo di Raffaello, i monumentali arazzi e gli splendidi giardini raccontano l’ambizione di un uomo che contribuì a scrivere la storia della Repubblica. Tra le immagini più affascinanti legate alla sua figura, il celebre ritratto di Andrea Doria nelle vesti di Nettuno, opera di Agnolo Bronzino: un’interpretazione mitologica del potere, nella quale l’ammiraglio assume le sembianze del dio del mare. Un capolavoro da ammirare per ore.

Ma è addentrandosi nel centro storico che Genova rivela forse il suo volto più autentico. Tra vicoli stretti, piazzette improvvise e palazzi dalle facciate apparentemente anonime, si incontra Palazzo Spinola, in piazza di Pellicceria. Una dimora aristocratica, oggi trasformata in museo, dove gli ambienti storici e le collezioni d’arte conservano ancora l’atmosfera di una residenza privata. Straordinaria la Galleria degli Specchi, una ‘piccola Versailles’, concepita per evocare i fasti delle grandi residenze francesi e l’eleganza degli hôtels particuliers parigini. Un autentico gioiello di gusto rococò, dove specchi, stucchi dorati e decorazioni si rincorrono in un raffinato gioco di riflessi.

E poi, quasi inaspettatamente, ci si ritrova davanti all’Ecce Homo di Antonello da Messina. Un dipinto di straordinaria intensità, capace di fermare lo sguardo e ricordarci quanto la grandezza dell’arte non dipenda necessariamente dalle dimensioni di un’opera.


Via Garibaldi, Foto I.Murtas
Via Garibaldi, Foto I.Murtas

Il nostro itinerario prosegue lungo Via Garibaldi, l’antica Strada Nuova, una delle strade monumentali più affascinanti d’Europa. Qui le grandi famiglie genovesi costruirono le proprie residenze, molte delle quali appartenenti al sistema dei celebri Palazzi dei Rolli, oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Un modello di ospitalità aristocratica unico nel suo genere, attraverso il quale le dimore private accoglievano sovrani, ambasciatori e illustri visitatori della Repubblica. Da non perdere Palazzo Rosso e Palazzo Bianco, custodi di collezioni pittoriche eccezionali, tra capolavori di Van Dyck, Veronese e dei grandi maestri italiani ed europei.

Eppure, a Via Garibaldi, la bellezza non si trova soltanto nei musei.

Al numero 12, all’interno di Palazzo Baldassarre Lomellini, si nasconde uno degli indirizzi più raffinati della città: Via Garibaldi 12, straordinario concept store della famiglia Bagnara. Qui, negli ambienti affrescati di un’antica dimora aristocratica, le creazioni di Hermès Maison, Fornasetti, Venini, Ginori 1735, Vitra e Baccarat dialogano con stucchi, decorazioni e architetture cinquecentesche. Un incontro sorprendente tra passato e contemporaneità, arricchito da una ricercatissima selezione di libri dedicati all’arte, alla fotografia, all’architettura e al design. Più che una boutique, un vero luogo di cultura, dove il piacere della scoperta diventa parte integrante dell’esperienza.

E per chi, come me, non rinuncia mai a una parentesi di dolcezza, Genova custodisce un altro indirizzo irrinunciabile: Pietro Romanengo fu Stefano, nella storica bottega di via Soziglia 74-76 rosso. Le origini della maison risalgono al 1780 e varcare la soglia del negozio significa entrare in un piccolo gioiello ottocentesco, tra marmi, legni intarsiati, specchi e antiche vetrine. Qui la tradizione dolciaria genovese raggiunge livelli di autentica eccellenza: confetti, fondants, violette candite e soprattutto una frutta candita semplicemente straordinaria. I fichi, le pesche e le albicocche sono, a mio avviso, imperdibili. Piccoli capolavori di gusto, realizzati secondo lavorazioni che richiedono tempo, pazienza e una sapienza artigianale tramandata da generazioni.


Confetteria Pietro Romanengo fu Stefano - Courtesy PietroRomanengo fu Stefano
Confetteria Pietro Romanengo fu Stefano – Courtesy Pietro Romanengo fu Stefano

Un’altra storia di famiglia, di quelle che aiutano a comprendere perché l’Italia sia considerata, ancora oggi, il Paese più elegante del mondo. Il nostro viaggio catartico attraverso Genova ci conduce da Pescetto, in via di Scurreria. Già la location è un programma: il centro storico, il fascino délabré dei suoi vicoli e un antico palazzetto che sembra custodire gelosamente la propria storia.

Fondata nel 1899, questa iconica insegna rappresenta una delle espressioni più autentiche del commercio genovese di alta qualità. Qui l’alta borghesia continua ad acquistare il vero cashmere, il «cappotto buono» e il twin set ‘giusto’ da indossare per il primo pranzo con i futuri suoceri. Per oltre cinquant’anni Pescetto ha rappresentato la maison Hermès in città, raggiungendo un prestigio tale che, moltissimi grandi marchi come Aquascutum e Burberry, giusto per citarne alcuni, proponevano alla boutique di realizzare capi in esclusiva e persino etichette personalizzate per la boutique.

Oggi a custodire questa preziosa eredità è Francesca Pescetto, che porta avanti la tradizione del padre e, prima ancora, del nonno con una forza e un carisma straordinari. Tra gli arredi storici, un intero piano dedicato al vintage custodisce capi e accessori di altre epoche, testimonianze di una qualità sartoriale sempre più rara.

Ma ciò che rende davvero speciale questo indirizzo è l’incontro con Francesca. Ascoltarla raccontare

la storia della sua famiglia, il patrimonio di conoscenze tramandato attraverso le generazioni e quel rapporto privilegiato, durato oltre mezzo secolo, con la maison Hermès è davvero riduttivo definirlo “affascinante”. Perché ci sono luoghi in cui non si entra semplicemente per acquistare qualcosa, ma per incontrare persone che hanno ancora una storia preziosa da raccontare.


Pescetto, foto d'epoca
Pescetto, foto d’epoca – Courtesy Pescetto

Prima di lasciare la Superba, vale la pena concedersi un’ultima passeggiata nella Genova ottocentesca, non prima però di aver assaggiato uno dei suoi piaceri più semplici e irresistibili: la focaccia genovese, fragrante, dorata e generosamente condita con olio extravergine d’oliva. Una di quelle specialità che si cominciano ad assaggiare per curiosità e si finisce per mangiare a ogni angolo della città.

Si prosegue quindi verso Galleria Mazzini, che con le sue eleganti architetture in ferro e vetro richiama le grandi gallerie commerciali europee. Poco distante, il Teatro Carlo Felice, inaugurato nel 1828, testimonia la lunga tradizione musicale della città. E poi Piazza De Ferrari e Palazzo Ducale, un tempo cuore politico della Repubblica e oggi vivace centro culturale, tra mostre, incontri e grandi appuntamenti artistici.

Forse è proprio questo il fascino più autentico di Genova. Una città che non ha mai sentito il bisogno di ostentare la propria grandezza, poiché di fatto lo possiede.

È la storia che scrive il nostro destino e non il contrario. E Genova nel corso dei secoli, ha creato cose grandi, immense, e preziosissime. Grazie alle sue famiglie che ancora oggi ne custodiscono il patrimonio. Una bellezza che si rivela lentamente, tra un capolavoro – tanti capolavori – inattesi, una dimora aristocratica e una bottega che continua a tramandare la propria storia.

Genova non è una città da mirare in velocità. È un tesoro da disvelare, lentamente.



Immagine di copertina: Grand Hotel Savoia, salottino – Courtesy Grand Hotel Savoia


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