Glasstress 2026. La meraviglia del vetro in mostra a Venezia

Installation view, GLASSTRESS 2026, ph. Francesco Allegretto
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Fino al 22 novembre 2026, lo storico palazzo Ca’ Tron di Venezia e la Fondazione Berengo Art Space ospitano Glasstress 2026. L’esposizione, ideata da Adriano Berengo, coinvolge sessantacinque artisti e designer di fama internazionale in un confronto con l’arte millenaria del vetro.

Che cosa ha a che fare l’arte contemporanea con il vetro e la sua sperimentazione? L’oggetto, oggigiorno, sembra quasi volere scomparire, delimitare il suo spazio d’azione a un cumulo di dati agenti per delega. Quel che si paventa è un futuro senza mani. Con un’anima solida nella sua incrollabile ascesi verso una dimensione senza calli e senza piaghe. Pronta, per così dire, a impastarsi di spirito, nel conveniente oblio della materia. Dello stato prediletto, di cui, volenti o non volenti, siamo fatti. Ma sarà vero? Andare a trovare Adriano Berengo in occasione dell’edizione 2026 di Glasstress, co-curata da Joanna De Vos e Umberto Croppi, suggerisce il contrario. Si provi ad accostare un robot al calore di una fornace, ci si potrebbe meravigliare della sua inadeguatezza!

L’esposizione, nata nel 2009 per volontà dello stesso Berengo, viaggia in lungo e in largo tracciando vie per l’avvenire. Nella speranza di un mestiere che possa non morire mai, o che possa presentare (come già di fatto accade) una sua nuova postura nel mondo d’oggi. Attraverso i rapporti con le università quali lo IUAV di Venezia, e l’insindacabile e millenaria intrapresa a due che si viene a stabilire tra i mastri vetrai e gli artisti.


Installation view, GLASSTRESS 2026. Ph. Francesco Allegretto

La mostra è stupore dalla tripla valenza. Per noi che osserviamo, pronti troppo spesso a prevaricare il dato, od opera che dir si voglia, con il nostro sapere e la nostra intelligenza. Per gli artisti, in numero di sessantacinque solo in quest’ultima edizione, tra visivi e designer di nota fama internazionale. Da Adrian Paci a Tony Cragg, Vanessa Beecroft e Tobias Rehberger, Laure Prouvos, Jaume Plensa e Monica Bonvicini; fino ad Ai Wewiwei, Moataz Nasr, Sean Scully e Jan Fabre con il suo ciuccio per neonati dal quale spuntano cocci taglienti che ne rendono gravosa la suzione. L’arte contemporanea fa la sua parte. Rimane ciò che è quando il nodo centrale del suo esistere è il confronto con il mondo e il suo contesto mediante lo spunto di lavoro che la materia eletta suggerisce.

Siamo andati oltre l’era del digitale e quel che ci aspetta è difficile da prevedere. Una traccia rimane, tuttavia, importante e diffusa, attesa e cercata, come lo fu in altri lidi per Mirò e Joseph Llorens Artigas, per Barcelò e Vincenzo Santoriello, quando nella prassi era all’ordine del giorno il connubio e la collaborazione. La poesia della materia che richiamava senza discorsi, e per una questione specificatamente legata al lavoro, l’antica vicenda del pittore e del vasaio.

In Glasstress, come afferma Adriano Berengo “è proprio quella tensione intrinseca del vetro – quello “stress” evocato già dal nome della mostra, quell’equilibrio dinamico tra stati diversi – a spingerci continuamente in avanti. È una tensione necessaria alla vita, all’innovazione e al progresso“


GLASSTRESS 2026
a cura di Adriano Berengo, Joanna De Vos e Umberto Croppi
12 luglio 2026 – 22 novembre 2026
Ca’ Tron – Venezia | Fondazione Berengo Art Space – Murano


hwww.fondazioneberengo.org
@fondazioneberengo


Immagine di copertina: Installation view, GLASSTRESS 2026. Ph. Francesco Allegretto


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