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Fabrizio Pedrazzini

L’Ottocento è un secolo di enormi trasformazioni: le nostre città cambiano in modo radicale, appare l’illuminazione pubblica, la ferrovia abbatte i tempi e le distanze. Anche la società assume nuovi connotati: la borghesia acquista sempre più importanza, le classi operaie ingrossano le loro fila, la rivoluzione industriale stravolge abitudini di vita, nascono nuove correnti ideologiche e l’arte, da sempre specchio della società, testimonia puntualmente questa rapida evoluzione e ne è essa stessa influenzata, uscendo, da questo intenso secolo, profondamente mutata.

Si è scelto di intitolare questo contributo La pittura dell’Ottocento in Italia e non Pittura italiana dell’Ottocento volutamente: in quest’epoca il nostro paese è frazionato e seppur esista una forte spinta ideologica che attraverso tre guerre di indipendenza porterà all’agognato Regno d’Italia nel 1861, prima di raggiungere una vera unità si porterà dietro per decenni grandi difficoltà sociali.

 

Ottocento
Filippo Carcano, Allegria, Pescarenico nel lago di Lecco, 1880, courtesy Art Studio Pedrazzini

 

Sul territorio esistevano varie accademie che per istruzione o per contrapposizione stimolarono le arti: Torino, Milano, Venezia, Firenze, Roma, Napoli. Attorno a questi centri la pittura acquisisce forme differenti, caratterizzate da significative peculiarità. Il secolo si apre con il Neoclassicismo, eredità del periodo precedente e simbolo dell’età napoleonica, tra gli artisti più rappresentativi di questo periodo spiccano Antonio Canova ed Andrea Appiani.

Il secondo decennio dell’Ottocento vede la nascita del romanticismo, un movimento, di carattere europeo, sorto in contrapposizione al neoclassicismo. All’astrazione e alla razionalità di quest’ultimo, i romantici oppongono la forza delle passioni e del sentimento. Artista chiave del romanticismo in Italia è Francesco Hayez, che si formò su schemi neoclassici, ma che ben presto seppe dar vita a una forte poetica romantica che trovava il suo massimo impegno civico nei dipinti a soggetto storico, con episodi tratti sia dalla storia recente che da quella antica.

 

Ottocento
Francesco Hayez, Imelda De Lambertazzi – 1853, courtesy Gall. Enrico

 

Con tali dipinti, Hayez si pone l’obiettivo di diffondere quegli ideali di libertà e di reazione all’oppressione che erano particolarmente attuali in un momento storico in cui gran parte del Nord dell’Italia era sotto il dominio dell’Austria. Da citare per questo periodo storico è anche Giovanni Carnovali detto Il Piccio perché oltre che grande interprete romantico fu l’ispiratore per le avanguardie del secondo Ottocento.

Altri grandi interpreti di un romanticismo più di veduta furono in Lombardia Giovanni Migliara in Veneto Giuseppe Canella e a Napoli, con la scuola di Posillipo, Giacinto Gigante.

Dopo gli anni ‘40-’50 il linguaggio verista comincia a pren- dere piede e autori come i fratelli Domenico e Gerolamo Induno a Milano e Domenico Morelli a Napoli diffondono il genere, legandosi inevitabilmente alla storia contempo- ranea delle guerre di indipendenza e dei mutamenti sociali dell’Italia da poco unita.

 

Giovanni Segantini, Savognino d’inverno

 

Siamo quindi all’alba degli impressionismi. In Lombardia, Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni, partendo dalle esperienze del Piccio, arrivano alla Scapigliatura, abbandonando l’uso del disegno a favore dello sfumato senza contorni netti; questo cambiamento di stile e di soggetto apre la strada al Naturalismo del paesaggista Filippo Carcano.

In Toscana, attorno a Caffè Michelangelo, un gruppo di pittori tra cui Giovanni Fattori e Telemaco Signorini danno vita alla rivoluzione macchiaiola, utilizzando macchie di colore per fornire contrasti di luce, pur non permettendo alle forme di perdere la loro sostanza e solidità.

In Piemonte, sullo slancio dei paesaggi poetici di Antonio Fontanesi, nasce la Scuola di Rivara dove pittori come Vittorio Avondo e Carlo Pittara danno vita ad un verismo settentrionale legato all’osservazione nitida della natura. In Campania nasce la Scuola di Resina che, in chiaro clima antiaccademico, supera il linguaggio verista dei fratelli Palizzi e ritrae la realtà rurale e urbana nella semplicità della dimensione meridionale.

Tra i suoi esponenti troviamo un giovane Giuseppe De Nittis, Federico Rossano e Antonino Leto. A Venezia, Guglielmo Ciardi, Giacomo Favretto, Luigi Nono, Ettore Tito e Pietro Fragiacomo elaborano un rapporto tra finzione e verità, immaginazione e fedeltà al vero, assumendo un significato nuovo che interpretano sulla scia della tradizione veneziana, nelle potenzialità di luce e di colore, ma con individualità e originalità.

 

Giovanni Boldini, La De Rasty sdraiata sul letto rosso, courtesy Galleria Enrico

 

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