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I only want you to love me: amore, potere e ribellione al PAC di Milano

LovettCodagnone, I Only Want You to Love Me, PAC, Milano, 2025. Ph. Nico Covrearlotta
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Anticonformista, performativo e libero, il PAC di Milano rende omaggio al duo Lovett/Codagnone – composto da Jhon Lovett e Alessandro Codagnone – attraverso la prima antologica a loro dedicata, curata da Diego Sileo.

Fino al 14 settembre, I only want you to love me trasforma gli spazi del PAC in un racconto di rivolte, manifestazioni e idee che hanno trasformato gli anni Settanta e Ottanta dei protagonisti delle opere in mostra. Avvalendosi di numerosi media diversi, i due artisti raccontano le contraddizioni del mondo contemporaneo, tra repressione e desiderio, intimità e conflitto.

Lovett/Codagnone si distinguono per una poetica che nasce dall’urgenza di dare voce a ciò che la società tenta di marginalizzare. Gli anni Settanta e Ottanta, con l’affermazione delle estetiche queer, l’ombra della Guerra Fredda, l’epidemia di AIDS e il razzismo sistemico, sono il terreno su cui si sviluppa il loro immaginario. Attivi principalmente a New York, raccontano il crollo del sogno americano, la gentrificazione che cancella intere comunità e la condanna silenziosa dell’omosessualità. L’arte diventa per il duo l’unico strumento ancora in grado di sovvertire gerarchie, smascherare ipocrisie e restituire dignità alle vite che il potere tenta di reprimere.

In Death Disko: Last Dance (2015), una pista da ballo distrutta risuona ossessivamente della voce di Donna Summer, trasformando la disco music – simbolo di inclusione e comunità – in una danza estenuata che tenta di sopravvivere alla sua soppressione. Lovett/Codagnone raccontano della fine di un’epoca, quella della musica disco, simbolo di un movimento dal basso in cui gerarchie di potere e di classe smettono di esistere e afroamericani, latini e omosessuali ballano tutti sullo stesso terreno. Brutalmente annientata nell’estate del 1979 durante la Disco Demolition Night, la fine della musica disco coincide con l’annullamento della libertà d’espressione.

Con Stripped (2006) e Stud (2011), la bandiera a stelle e strisce americana si riduce a un drappo funebre, spogliata dei suoi colori e del suo valore identitario, rivela la violenza nascosta dietro il mito della superpotenza.

Lovett, fotografo, e Codagnone, performer e videomaker, fondano la loro ricerca su una dialettica tra eros e politica. Il corpo è il punto di partenza: fragile e vulnerabile, ma anche campo di resistenza e potere. Non è un caso che tra le loro influenze principali vi siano Antonin Artaud, con il suo “teatro della crudeltà” capace di scuotere lo spettatore, e Bertolt Brecht, che usa l’arte come strumento di coscienza collettiva. Così, un tema intimo quale l’amore diventa un atto rivoluzionario, mentre il desiderio carnale assume la forma di linguaggio critico.

Nella serie I Didn’t Do It (1995), ambienti domestici diventano scenari per codici visivi pornografici, creando una dissonanza che smaschera la finzione della vita borghese e restituisce al linguaggio erotico una forza politica. Riproponendo ambienti familiari, quali salotti borghesi, ma trasformati in set fotografici per scene pornografiche, Lovett/Codagnone sbeffeggiano l’American dream e sovvertono lo stereotipo. Analogamente, After Roxy (1998–2015) ritrae corpi nudi intrecciati nella comunità queer, ribadendo la carnalità come atto di autoaffermazione e resistenza.

Nella mostra trovano spazio anche opere più recenti, come In Darkness There Is No Sin / Light Only Brings the Fear (2025), dove il buio diventa metafora di liberazione e di desiderio e la luce un simbolo di controllo. In Truth Is Born of the Times, Not of Authority (2012), citazioni da Brecht risuonano in un ambiente immersivo di filo spinato e rete metallica, trasformando lo spazio in un campo di tensione politica, riflettendo sulla libertà di pensiero e la possibilità di quest’ultimo di resistere alla censura e al controllo.

Ma il cuore pulsante della progetto espositivo è la scritta al neon I Only Want You to Love Me, ispirata a Fassbinder: un messaggio intimo che diventa dichiarazione collettiva. Qui l’amore non è solo sentimento privato, ma forza politica capace di sfidare norme e strutture oppressive. Lo stesso approccio anima la Project Room dedicata a Matrimoni imperfetti. Storie e immagini dall’Archivio Emi Fontana, che dialoga con la poetica del duo mettendo in scena sperimentazioni femministe, ecologiste e queer.

Il lavoro di Lovett/Codagnone è, in estrema sintesi, un atto di resistenza. Attraverso il linguaggio erotico, la dissacrazione dell’iconografia americana e la messa in scena del desiderio, i due artisti smontano l’illusione della vita perfetta e rivelano l’ambiguità dei rapporti di potere che attraversano tanto le relazioni interpersonali quanto le strutture sociali.

Si tratta di un viaggio tra le crepe di un sistema patriarcale e gerarchico che sembra infallibile, ma che, come ci dimostrano Lovett e Codagnone, è possibile smascherare e sovvertire.


Lovett/Codagnone
I Only Want You to Love Me
A cura di Diego Sileo
4 luglio 2025 – 14 settembre 2025
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, via Palestro 14 Milano

www.pacmilano.it
@pacmilano


Immagine di copertina: Lovett/Codagnone, I Only Want You to Love Me, PAC, Milano, 2025. Ph. Nico Covrearlotta


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