Fino al 25 gennaio 2026, il Kimbell Art Museum ospita in Texas cinquantotto sculture provenienti dalla Fondazione Torlonia, una delle istituzioni più autorevoli nella conservazione dell’arte classica.
La Collezione, nata dalla volontà del banchiere Giovanni Torlonia (1754-1829) e successivamente ampliata dal figlio, il principe Alessandro (1800-1886), fu tramandata di generazione in generazione fino a diventare la più grande raccolta privata di sculture romane antiche. Frutto di acquisizioni e di scavi condotti sulle vaste proprietà della famiglia, nel 1876 il principe Alessandro rese accessibili le opere inaugurando il Museo Torlonia, che rimase aperto fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale.
Durante il conflitto, il museo fu trasformato nella Fondazione Torlonia, con l’obiettivo di proseguire l’attività di ricerca, conservazione e restauro delle sculture. Rimaste a lungo invisibili al pubblico, nel 2020 le opere tornarono protagoniste in una grande mostra ai Musei Capitolini di Roma. Myth and Marble iniziò così il suo viaggio internazionale: dopo la tappa al Louvre di Parigi, oggi è il Kimbell Art Museum ad accoglierla.
Tra collezioni che abbracciano un arco temporale dal III millennio a.C. alla metà del XX secolo, i visitatori del Kimbell possono ammirare una selezione di capolavori emblematici della Roma antica. Il percorso espositivo, articolato in sei sezioni, assegna a ogni scultura uno spazio adeguato, così da costruire un dialogo profondo e quasi mistico tra l’opera antica e lo sguardo contemporaneo. Ad aprire l’itinerario sono le tre “icone” della Collezione Torlonia, tra cui spicca il Ritratto di una giovane donna, databile alla metà del I secolo a.C.: una delle opere più celebri e antiche della collezione, testimonianza autentica della ritrattistica femminile nella prima età augustea.
La sezione “Corpi ideali e comportamenti esemplari” introduce il pubblico nel vasto universo della rappresentazione delle divinità, dove il mondo romano incontra quello greco dando forma a un patrimonio visivo e mitologico condiviso. Tra le opere esposte emerge l’Hestia Giustiniani, realizzata in stile severo greco: una delle poche sculture di questo genere ancora esistenti e tra le meglio conservate.
Un inatteso legame con il presente si manifesta nella sezione “Strategie di successione”, dedicata ai busti imperiali e alla loro funzione di propaganda politica. Similmente a quanto avviene oggi attraverso i mezzi di comunicazione, nell’antica Roma i busti marmorei interrompevano spazi pubblici e privati per veicolare messaggi di autorità, valori e potere attraverso l’espressione, la rigidità dei tratti e l’impostazione solenne.
Una parte fondamentale della mostra è dedicata al restauro e alla ricostruzione. Testimoni silenziose del passare dei secoli, molte sculture furono oggetto di interventi, rimaneggiamenti e trasformazioni dettati dal gusto delle epoche. Nel Rinascimento, ad esempio, la ricerca della perfezione formale prevalse spesso sull’aderenza all’originale: per questo numerose opere furono restaurate in maniera poco fedele, talvolta fino a risultare quasi completamente nuove, ideali per decorare ville e dimore nobiliari.
Tra gli interventi più invasivi spiccò la pratica di montare teste ritratto su busti di nuova realizzazione, spesso privi di ogni correlazione. Emblematico è il caso di una scultura ordinaria di un ariete sdraiato, che fu trasformata in opera straordinaria grazie all’aggiunta di una testa esuberante scolpita intorno al 1620 dal celebre scultore barocco Gian Lorenzo Bernini.
La storia della Fondazione si lega strettamente a quella di Villa Albani, acquistata nel 1866 dai Torlonia e ribattezzata Villa Albani-Torlonia. Fin dalla sua costruzione nel Settecento, voluta dal cardinale Alessandro Albani, la villa si affermò come luogo privilegiato per intellettuali, artisti e letterati della Roma neoclassica. Da Johann Joachim Winckelmann a Giovanni Battista Piranesi, il cosiddetto “Cenacolo di Villa Albani” contribuì in maniera decisiva alla nascita e alla diffusione del movimento neoclassico. L’impegno del cardinale nella tutela delle arti fu poi raccolto e proseguito dai Torlonia: una dedizione divenuta simbolo della storia stessa del collezionismo moderno.
Il principe Alessandro Torlonia affidò a diverse équipe di archeologi la conduzione di scavi nelle proprietà di famiglia, in particolare lungo la Via Appia, arteria fondamentale dell’antica Roma e terreno fertile di scoperte. Da questo contesto nasce la sezione “Scavi Torlonia”, dedicata ai reperti rinvenuti durante quelle campagne. Tra essi spicca il Rilievo di Portus, rara rappresentazione del luogo stesso del ritrovamento, dove elementi architettonici e commerciali si intrecciano a motivi simbolici e figure divine.
Il viaggio nel mondo antico si conclude con un ritorno sul piano ontologico della morte. La sezione “Morte e memoria” accoglie diverse tipologie di monumenti funerari: nell’antica Roma, tanto la celebrazione della vita quanto la costruzione del ricordo richiesero grande impegno e risorse, poiché il monumento funebre era non solo la casa eterna del defunto, ma anche simbolo di status e ricchezza. Tra i pezzi più imponenti figurano il Sarcofago con le fatiche di Ercole e il Coperchio con coppia reclinata, esempi straordinari della scultura funeraria in marmo giunti fino a noi.
Myth and Marble: Ancient Roman Culture from the Torlonia Collection diventa così un’occasione privilegiata per riflettere sul tempo nel suo significato tradizionale: l’evoluzione dall’antico al contemporaneo. La mostra non si limita a esporre capolavori millenari, ma invita a interrogarsi sul significato stesso del collezionare, pratica che nei secoli ha oscillato tra autentica passione per il Bello, desiderio di conoscenza e volontà di affermazione sociale. La storia della Collezione Torlonia, segnata da scelte lungimiranti, scavi e restauri mirati, racconta come il collezionismo possa diventare insieme custodia e trasformazione del patrimonio.
In questo senso, la Fondazione e il Kimbell Art Museum offrono al pubblico un’occasione unica per comprendere quanto la tutela, la divulgazione e la valorizzazione dell’arte antica dipendano non solo dalla conservazione materiale delle opere, ma anche dalle scelte dei collezionisti che, nel corso dei secoli, ne hanno determinato la sopravvivenza, l’identità e perfino la percezione. La mostra diventa così un attraversamento del tempo e delle intenzioni: un invito a riconoscere nelle sculture non soltanto testimonianze del passato, ma anche i segni dei molti occhi – e delle molte mani – che le hanno custodite, interpretate, trasformate.
«Ognuna di queste eccezionali sculture ha vissuto molte vite nei secoli», ha dichiarato Jennifer Casler Price, senior curator per l’arte asiatica, africana e americana antica del Kimbell Art Museum, e curatrice della mostra per il museo. «Attraversando lo spazio e il tempo, collegando il passato al presente, queste opere potenti risuonano ancora con noi oggi. Siamo entusiasti di poter condividere con i nostri visitatori le loro affascinanti storie e di portare questi magnifici ambasciatori da Roma al Texas».
Immagine di copertina: Kimbell Art Museum, installation view, Mith and Marble from the Fondazione Torlonia. Photo Agostino Osio
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