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Lucia Rossi
Monica Bonvicini
Monica Bonvicini. I do You, Ausstellungsansicht Neue Nationalga- lerie, Courtesy the artist, Tanya Bonakdar Gallery, Galleria Raffaella Cortese, Galerie Peter Kilchmann, Galerie KrinzingerCopyright the artist, VG-Bild Kunst, Bonn, 2022, / Nationalgalerie, Staatliche Museen zu Berlin / Jens Ziehe

 

Visibile da lontano, una grande superficie a specchio si appoggia all’alto tetto della Neue Nationalgalerie di Berlino, sovrastandolo. È un muro ingombrante, una parete che soffoca – con la sua gravosità – l’ingresso. Ma quelle grandi lettere impresse “I do You”, tanto eleganti quanto attrattive, e l’ambiente circostante che si riflette in esse, portano la città nello spazio museale come una porta aperta che invita ad attraversarla e ad entrare.

È il primo di tutta una serie di interventi architettonici che vediamo alla mostra di Monica Bonvicini alla Neue Nationalgalerie. Quel “I do You”, che dà il titolo all’esposizione, formulato come un imperativo, è volutamente ambiguo.

Inteso come “Ti voglio”, Monica Bonvicini lascia che il museo parli alla città; allo stesso tempo, “I do You” si legge come la provocazione dell’artista di occupare l’edificio dentro e fuori.

 

Monica Bonvicini, Breach of Decor, 2020-2022, Ausstellungsansicht Neue Nationalgalerie, Courtesy the artist, Tanya Bonakdar Gallery, Galleria Raffaella Cortese, Galerie Peter Kilchmann, Galerie Krinzinger Copyright the artist, VG-Bild Kunst, Bonn, 2022, / Nationalgalerie, Staatliche Museen zu Berlin / Jens Ziehe

 

É una mostra personale completa, a cura di Joachim Jäger e Irina Hiebert Grun, capace di creare una buona lettura sull’influente opera di Monica Bonvicini nel corso degli anni. Installazioni architettoniche, sviluppate appositamente per l’edificio di Mies van der Rohe, aprono ai visitatori prospettive insolite e l’iconico spazio museale si trasforma così in luogo per riflettere sulle connotazioni tradizionalmente maschili del potere dell’architettura. È un’appropriazione femminista dello spazio.

Come abbiamo visto, l’ingresso è già ostruito/ disostruito. All’interno troviamo una serie di sculture luminose, costituite da tubi al neon intrecciati a mano con cavi elettrici. La forma minimalista e verticale di queste opere di luce fa riferimento al classico del design “Tube Light” dell’architetto Eileen Gray, sviluppato negli anni Venti.

 

Monica Bonvicini, dalle serie / from the series: Doors, 2022, Ausstellungsansicht Neue Nationalgalerie, Courtesy the artist, Tanya Bonakdar Gallery, Galleria Raffaella Cortese, Galerie Peter Kilchmann, Galerie KrinzingerCopyright the artist, VG-Bild Kunst, Bonn, 2022, / Nationalgalerie, Staatliche Museen zu Berlin / Jens Ziehe

 

Ma quello che più attira la nostra attenzione è “Upper Floor” (2022), una monumentale piattaforma a specchio proprio al centro della sala, con la quale Monica Bonvicini interviene in maniera radicale nello spazio, aggiungendo letteralmente un nuovo livello. L’effetto è – ancora una volta – quello di un muro: attraente e allo stesso tempo d’intralcio perché di fatto blocca la normale ampiezza della sala. Si aprono, però, nuove e insolite prospettive: il rivestimento a specchio della piattaforma permette di percepire la nostra presenza e, da una posizione rialzata, si ammira l’ambiente circostante da nuove angolazioni.

Un lato di “Upper Floor” è ricoperto dagli specchi della serie “Doors” (2022), caratterizzati da un colore bianco acquoso che vuole richiamare alla mente la condensa che spesso si raccoglieva all’interno delle vetrate della Neue Nationalgalerie prima della sua ristrutturazione. “Architektur ist kein Cocktail” e “It was an uneasy night” sono solo alcune delle frasi impresse sugli specchi, citazioni sull’architettura – tra cui alcune di Mies van der Rohe.

 

Monica Bonvicini, Courtesy the artist, © Monica Bonvicini and VG-Bildkunst, Bonn 2022 / Photo: Olaf Heine

 

Le lettere sono state impresse da Monica Bonvicini utilizzando una tecnica complessa basata su diversi strati di vernice, che accentua l’impressione di una superficie quasi bagnata. Prima di salire sulla piattaforma “Upper Floor”, troviamo l’installazione “You to Me” (2022). È composta da lunghe catene metalliche che terminano in manette; i visitatori possono essere così “rinchiusi” per un minimo di 30 minuti.

In questo lavoro in particolare, Monica Bonvicini riflette sul ruolo del pubblico nelle mostre e sull’oggettivazione del corpo negli spazi istituzionali. I partecipanti incatenati sono infatti “esposti”, visibili nella sala di vetro. I loro desideri, le loro paure e le loro relazioni emotive si confrontano e si uniscono così con l’architettura.

Poco dopo c’è la scultura “Time of My Life” (2020), composta da 300 orologi falsi Casio, intrecciati tra loro a formare una sfera posta su una base riflettente. La programmazione degli orologi si basa sull’orario di apertura del museo. Ma quando gli orologi ticchettano a intervalli irregolari sviluppano una vita propria, espediente creato dall’artista per mettere in scena la perdita di controllo.

 

Monica Bonvicini, Lightworks, 2022, Ausstellungsansicht Neue Nationalgalerie,Courtesy the artist, Tanya Bonakdar Gallery, Galleria Raffaella Cortese, Galerie Peter Kilchmann, Galerie KrinzingerCopyright the artist, VG-Bild Kunst, Bonn, 2022, /Nationalgalerie, Staatliche Museen zu Berlin / Jens Ziehe

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