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Michele Ciolino

Il “Tempio delle Muse” (ovvero, dal greco μουσείον, “museion”) di Bolzano ospita “Kingdom of the ill III” a cura di Sara Cluggish e Pavel S. Tys’. Le cubiche facciate di vetro dell’edificio contemporaneo raccolgono opere di oltre 20 artisti e artiste prodotte in prevalenza negli ultimi cinque anni. Sono lavori che riflettono sui temi della salute, della malattia, della cura e della contaminazione.

 

Museion
Museion, Kingdom of the Ill, 2021, Lynn Hershman Leeson

 

La recente esperienza della pandemia di COVID-19 ha profondamente trasformato il pensiero dell’umanità, sia per quanto attiene alla cura della salute fisica, ma anche in tema di ripercussioni psicologiche di esperienze come il lockdown. Molti degli artisti che espongono sono malati cronici o disabili e, con il loro lavoro, mettono in discussione il criterio di definizione del “corpo sano” e di quello “non sano”.

Ispirandosi al saggio “La malattia come metafora” (1978) della scrittrice e attivista politica americana Susan Sontag, la proposta di allestimento dei curatori intende suggerire il concetto secondo il quale salute e malattia non costituiscono due mondi separati, ma si intrecciano e coesistono. Ciascuno di noi, talvolta, deve identificarsi con l’una o l’altra condizione.

 

A Museion “Kingdom of the ill III” è una riflessione aperta sulla coabitazione in ciascuno di noi di un “regno sano” e di un “regno malato” talmente intersecati da poterli distinguere, a volte, a fatica.

 

La mostra, poi, approfondisce anche il perimetro sociale della cura e della salute, ovvero vari sistemi di welfare, nonché il sistema commerciale che comunque coinvolge anche la salute (industria farmacologica). Gli artisti propongono anche metodi alternativi di cura legati a pratiche orientali e anche di medicina naturale (cure olistiche ed erboristiche).

“Kingdom of the ill III” rientra in un programma di ricerca a lungo termine di Museion, denominato “techno humanities”, incentrato sull’esplorazione di questioni contemporanee urgenti attraverso la lente delle scienze umane dell’economia, dell’ecologia e della tecnologia. Il progetto si arricchisce di Talk e di eventi, anche musicali, rivolti a un pubblico ampio. Museion, quindi, diviene luogo di cura, di mediazione culturale sul tema salute, spazio aperto.

 

Museion, Kingdom of the Ill, Mary Maggic Genital Panic

 

Entrando nell’edificio ci troviamo di fronte a tre ingressi separati da una specie di colonne avvolte da un materiale che evoca, per colore e consistenza, quello utilizzato negli ospedali. Davanti a noi le immagini di braccia tese in un gesto di supplica. Attorno a una di queste si vede il catetere attorcigliato usato per le terapie endovenose. Attorno all’altra vi sono le cinghie di cuoio dei tefillin indossati dagli ebrei durante le preghiere.

Al centro, un triangolo rovesciato e ombreggiato, simbolo di oppressione ed emancipazione (specie nel periodo nazista). È l’opera di Brother Sick “for the world eternal”, un’opera che coniuga – per indurci alla riflessione – i riferimenti alle infrastrutture ospedaliere con la scrittura ebraica e storie di persecuzione.

 

Museion ci stimola a cercare prima di tutto di comprendere dentro di noi, quello che può determinare il nostro “stare bene” nella contemporaneità.

 

Proseguendo il nostro cammino in quello spazio aperto, incontriamo “collective effort” di Ingrid Hora, un’installazione di numerose impronte di argilla rossa. Sono le impronte che testimoniano l’impegno collettivo nel mondo del volontariato dei medici, degli infermieri, dei ricercatori particolarmente impegnati nel periodo della pandemia.

Saliti al primo piano del museo incontriamo l’installazione multimediale stratificata di Enrico Boccioletti (“it takes a lifetime to recover from the cringe of growin’ up”). La stanza tappezzata di stampe di esiti di ricerca su Google sul quesito “Se tutto diventa troppo, noi come potremmo essere abbastanza?” ospita installazioni effimere (sagome umane stilizzate) che evocano la precarietà che ha connotato il periodo della pandemia.

 

Museion, Kingdom of the Ill, 2015, Ian Law, There was a body, I was there, was a body

 

 

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