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Da miart a Paris Internationale. Una nuova direzione per la settimana dell’arte milanese, e non solo

Paris Internationale Milano 2026 - Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Ph. Sebastiano Pellion
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Nel turbinoso calendario della primavera milanese, esplosivo nelle settimane che attivano la città grazie alle attesissime Milano Art Week e Milano Design Week, non poteva esserci titolo migliore di quello scelto per la trentesima edizione di miart 2026: New Directions.

Se la storica fiera meneghina può essere ormai considerata un’istituzione, seconda solo al Salone (e Fuorisalone) del Mobile, e MEGA Art Fair è ormai una presenza affermata e nomade, pronta a una terza edizione che nelle sale di SPAZIO PROFUMO, nel quartiere dei Navigli, raccoglie una dieci giorni di format sperimentali, è alla “nuova arrivata” Paris Internationale Milano, alla sua prima edizione fuori dalla Francia, che spetta la necessità di indicare una nuova direzione, di stupire.

New Directions, ispirata all’omonima raccolta del 1963 di John Coltrane, assume negli spazi di miart il jazz come modello curatoriale, veloce fra improvvisazione e schemi consolidati, senza punti fissi ma con un ritmo coinvolgente. Dispersa per la città, new directions diviene metafora di una metropoli mancata che dopo il bagno di folla delle Olimpiadi invernali si scopre, improvvisamente, attrattiva e ricca di possibilità, da sviluppare secondo il virtuoso modello proposto dai cugini d’oltralpe, fieri di portare a Milano un’anti-fiera nata a Parigi nel 2015 come piattaforma indipendente e non profit, destinata a scompaginare i giochi di un mercato dell’arte italiano ancora profondamente legato a buone e cattive tradizioni, sicuramente troppo frenetico e appariscente.

Gli ingredienti ci sono tutti, a partire da una cartella stampa fuori dagli schemi, efficace e coloratissima, riassunto tecnico di una grande capacità di storytelling, fondamentale per comunicare una nuova linea di pensiero, che si afferma fra sfide e tradizioni, scegliendo i difficili e bellissimi spazi di Palazzo Galbani, capolavoro riscoperto della fine dei ruggenti anni Cinquanta, progettato dai fratelli Soncini in collaborazione con Giuseppe Pestalozza. Nomi forse meno noti, che lavorarono però al progetto edilizio insieme a un genio del suo tempo, quell’ingegnere Pier Luigi Nervi che ha rivoluzionato la sua professione e resa celebre l’Italia del costruire nel mondo.

Ma tuffiamoci subito, senza attese, nel curatissimo progetto culturale che sfida gli spazi espositivi attraverso un sistema modulare riutilizzabile – sviluppato con lo studio svizzero Christ & Gantenbein e i designer milanesi NM3 – all’interno del quale 34 selezionatissime gallerie internazionali formano un intreccio corale di pratiche emergenti e percorsi storicizzati.

Se l’esperienza di visita supera felicemente il format fieristico, all’interno del quale sono intrappolati gli storici appuntamenti commerciali di settore, il cuore della rivoluzione proposta da Paris Internationale pulsa all’interno di un fitto public program che riesce a superare l’ego del singolo per generare una comunità temporanea orizzontale, che costruisce un dialogo fluido tra artisti, curatori e collezionisti.

Questa volontà trova la sua realizzazione critica all’interno della giornata – anch’essa a fruizione gratuita – dedicata ad Aperto Italia, forum ideato da Massimiliano Gioni con Fondazione Nicola Trussardi, special partner della manifestazione. Partendo dal “nome” della storica sezione della Biennale, e dall’assenza di artisti italiani all’interno dell’inaugurante Esposizione Internazionale d’Arte lagunare, il progetto interroga provocatoriamente lo stato attuale della ricerca culturale in Italia sviluppando una serie di ricche conversazioni che mostrano una galassia di possibilità legate all’essere un artista oggi e offrono un omaggio alla penna di Giancarlo Politi, attento osservatore dell’arte del bel paese sulle pagine della sua iconica rivoluzione editoriale.


Paris Internationale Milano
organizzata da Ciaccia Levi, Crèvecoeur e Galerie Gregor Staiger
diretta da Silvia Ammon
dal 18 al 21 aprile 2026
Palazzo Galbani, via Fabio Filzi 25r Milano

www.parisinternationale.com
@aaaahhhparisinternationale


Immagine di copertina: Paris Internationale Milano 2026 – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Ph. Sebastiano Pellion


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