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Valeria Tassinari

Acquattato, schiena incurvata e pancia tesa, come una candida bolla gonfia di respiro, il “Dinosauro” di tela estroflessa (1966 ca.) di Pino Pascali abita il luogo integrandosi quasi con grazia, in questo teatro di stranezza e meraviglia.

Come una delle tante apparizioni che accompagneranno il nostro viaggio, l’arte vive bene in questo luogo e così anche quest’opera, una delle più note dalla fulminante stagione creativa di Pino Pascali, scivola nel cono del tempo, per entrare nel coro di richiami che qui ci invitano a giocare con l’immaginario. Tra fantasia e natura, il dinosauro si avvicina ai draghi, agli automi, alle divinità, alle cariatidi, ai pesci e alle nereidi: le presenze che da cinque secoli popolano questo regno dello spaesamento che è Villa d’Este a Tivoli, una nave dei folli e del genio ancorata nella campagna laziale.

 

Pino Pascali
Pino Pascali, Botole ovvero lavori in corso, 1967, Courtesy Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Tivoli

 

Una nave, perché qui sei sulla terra, ma tutto intorno è acqua, che scorre o si slancia altissima verso il cielo, che canta cristalline composizioni per organo, che si piega in cascate acrobatiche, zampilla, stilla. Non solo una fontana a forma di nave, ma nell’insieme tutto appare una gigantesca nave – la sontuosa villa e il suo giardino con l’incalzante sequenza di bacini – pronta a salpare per l’altrove, provvisoriamente adagiata nell’ozio, a cullarsi sul pendio della “Valle Gaudente”.

La chiamavano così, esaltando il piacere di soggiornarvi, questa terra fertile che già gli antichi romani frequentavano, attratti dal clima e dalla bellezza, tanto che nel II d.C.secolo il raffinato Adriano aveva voluto far costruire proprio qui, lontano dal caos di Roma, la sua magnifica residenza imperiale. Ma se, come ancora si può ben comprendere visitandola, la grande tenuta di Villa Adriana era stata concepita come sintesi e reinvenzione di ogni bellezza dell’Impero, Ippolito d’Este, l’ambizioso cardinale che alla metà del Cinquecento ha commissionato la realizzazione, interessato alla memoria di ciò che era già noto.

 

Una veduta di Villa d’Este, Tivoli

 

Qui, e lo si vede bene, è stata lanciata la sfida a creare qualcosa di mai visto prima. Figlio di Lucrezia Borgia e di Alfonso I, cresciuto nella culla dorata del Rinascimento ferrarese – amore del bello e dei piaceri, educazione umanistica e sguardo allenato fin da bambino dalle bizzarrie astrologiche degli affreschi di Palazzo Schifanoia – Ippolito è un prelato dalla carriera rapida e brillante, un uomo dai molti amori e dai comportamenti spregiudicati, un affascinato e affascinante promotore delle arti.

Fa restaurare con cura Villa Adriana, orgoglioso di vivere sul confine di quella che era stata la tenuta di un grande imperatore, ma intanto sceglie il genio senza freni di Pirro Ligorio per reinventare completamente la grande proprietà che ha ricevuto in dono dal Papa nel 1550, certo che la costosissima impresa sarà lo specchio della sua personalità e l’emblema del suo prestigio. Quando muore, nel 1572, la villa è quasi terminata e vi hanno già lavorato – tra architetti, scultori, decoratori – molti dei più noti artisti del tardo manierismo, ma poi, grazie ai suoi nipoti le opere di abbellimento continueranno ancora per circa un secolo.

 

Pino Pascali
Pino Pascali, Il dinosauro riposa, 1966, Courtesy Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Tivoli

 

“Se anche opere d’arte dalla poetica molto contemporanea come quelle che oggi sono esposte nella mostra “Theatra Mundi: Pino Pascali” non le sono estranee, è perché questo è davvero ancora un “teatro del mondo”, concepito per essere scena di una relazione tra natura e artificio che perpetua le sue regole e i suoi interrogativi”.

 

Così a questa corsa alla meraviglia potrà dare il suo contributo anche Gian Lorenzo Bernini, chiamato nel 1660 da Rinaldo d’Este, a realizzare la Cascata dell’Organo e il “Bicchierone”, una delle più monumentali tra le cento fontane che ancora oggi catturano la grande massa d’acqua, che fu portata a danzare lungo il declivio e i terrazzamenti del giardino all’italiana da una complessa regia idraulica.

Ingegneria che diventa regia, perché in fondo l’obiettivo è creare un’unica grande scenografia, nel dialogo tra interno ed esterno, dove si scende lungo un sistema di viali rettilinei e di giochi illusionistici, che partendo dalla loggia della dimora disegnano un reticolo di camminamenti e scoperte.

 

Pino Pascali
Pino Pascali, Attrezzi agricoli, Courtesy Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Tivoli

 

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