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Michela Ongaretti

Combattere tutti i dogmi, le ideologie, il potere. L’artista russo, celebre per le sue performance estreme e radicali, spiega la “sua” arte politica

 

Pyotr Pavlensky, cosa significa per te essere “artivista”?

“Sono un artista. Non sono un “artivista” – non lo sono mai stato. Il termine “artivismo” è un neologismo speculativo usato da istituzioni e critici d’arte con uno scopo piuttosto vago e adesso stanno cercando di attaccare questa etichetta su tutto ciò che in qualche modo si associa a pratiche costruite sull’interazione tra arte e politica.

Ma la cosa più sorprendente per me è che alcuni artisti si siano felicemente attaccati questa etichetta sulla fronte e la mostrino con orgoglio a tutti. Il problema principale è che stanno cercando di unire sotto questa etichetta due attività incompatibili: arte e attivismo politico.

Il risultato è un mostro semantico difettoso sia in termini d’arte che di attivismo politico. La ragione è che gli obiettivi dell’arte e quelli dell’attivismo politico sono fondamentalmente incompatibili. L’obiettivo dell’arte è quello di creare un’immagine che può essere metaforica, simbolica o mimetica, ma in ogni caso, dovrebbe essere un segno che crea nuove connessioni tra un “significato” e un “oggetto”.

L’arte si sviluppa nel contesto della storia dell’arte e gli artisti sono impegnati in una continua disputa o dialogo con questo patrimonio storico. Per farlo, usano il linguaggio dell’arte attraverso le loro opere.

Quando un artista s’impegna in un dialogo con la storia dell’arte, affronta un sistema di valori prestabilito ma questo sistema è mobile, quindi il suo obiettivo è quello di introdurvi nuovi valori – valori che possono cambiare il modo in cui i componenti del sistema sono organizzati e, di conseguenza, l’intero sistema.

 

Pavlensky
Pyotr Pavlensky durante il primo evento d’arte politica che lo rese famoso, Seam, del 2012, nel corso del quale l’artista si è cucito la bocca come protesta contro l’incarcerazione delle componenti del gruppo Pussy Riot.

 

È a questo che gli artisti dedicano la loro vita. Allo stesso tempo, l’arte è parte della cultura. E se l’arte ha poca influenza sulla cultura, soffre molto dell’influenza che ciò ha sulla cultura. Ecco perché gli artisti dovrebbero disprezzare qualsiasi moralità, buone maniere, correttezza politica e altre infezioni mentali che si sono sviluppate all’interno della cultura.

Queste infezioni mentali sono una conseguenza diretta dell’avvelenamento culturale dato dalla religione e dall’ideologia. Gli artisti dovrebbero odiare e rifiutare tutte le ideologie, dovrebbero disprezzare qualsiasi tipo di moralità e mettere in discussione il concetto di buona reputazione.

Peggiore è la reputazione dell’artista, meglio è per l’arte. Perché peggiore è la sua reputazione, più difficile sarà utilizzare lui e la sua arte per qualsiasi scopo al di fuori del campo artistico. Un artista dovrebbe essere poco redditizio e scomodo per tutti. Perché affermando nuovi valori, l’arte distrugge le zone di comfort.

L’artista contesta i dogmi ideologici, è un ostacolo per coloro che sono in posizioni di potere e per coloro che pretendono il potere. Perciò, tutto ciò che conta per l’artista è privo di significato per l’attivista e viceversa.

 

 

“L’arte può solo cambiare

il mondo dell’arte”.

Pyotr Pavlensky

 

Le tue azioni non sono solo contro il potere, ma anche sul tuo corpo. Pensi sia possibile identificare l’arte con la vita? Perché è così forte da influenzare la tua esistenza?

“Sì, assolutamente. L’arte fa parte di un mondo vivente e deve essere viva. I morti non hanno bisogno di opere d’arte, come nessun essere vivente ha bisogno dell’arte morta. I miei eventi d’arte politici vogliono rendere visibile la meccanica del potere. Il potere non è né buono né cattivo. È solo un fenomeno, come la pioggia, il tuono, il sole.

Quanto all’influenza dell’arte sulla mia esistenza, è tutto molto naturale. Per spiegarlo, prima di tutto, devo chiarire che non chiamo le mie opere d’arte “azioni” o “performances”. Le chiamo “eventi d’arte politici”. O semplicemente “eventi”. Gli azionisti viennesi realizzavano azioni. Le chiamavano “Azione n. 37”, “Azione n. 131”, ecc.

Si potrebbe eseguire un’Azione alla settimana, o anche di più… ma io non potrei mai fare 37 o 131 eventi, semplicemente perché ognuno di questi provoca tremendi sconvolgimenti nella mia vita e, oltre a questo, ha un certo effetto sociale sulla vita di altre persone.

Prima dell’evento la mia vita si sviluppa in un modo specifico, dopo tutto cambia e la vita prende una direzione completamente diversa. Ed è proprio la misura di questi sconvolgimenti e dell’effetto sociale che stabiliscono che il nome più adatto per ciò che creo sia: “eventi d’arte politici”. Fino ad oggi, sono riuscito a fare solo otto eventi, che sono: “Seam”, “Carcass”, “Fixation”, “Freedom”, “Separation”, “Threat”, “Lighting” e “Pornopolitics”.

Per quanto riguarda la performance, è un’arte completamente diversa da quella che faccio io. La performance è in realtà molto vicina alla pratica teatrale. C’è un luogo (una galleria o un museo), c’è un annuncio, ci sono degli spettatori, avviene di fronte al pubblico che ha sentito l’annuncio ed è venuto sul posto. Quindi una performance non è un’azione, e tanto meno un evento.

I miei eventi influenzano così fortemente la mia esistenza perché l’arte non deve piacere o intrattenere nessuno: l’arte deve avere un impatto su tutti, ognuno deve essere gettato fuori dalla sua comfort zone, nel processo di determinazione dei nuovi valori. E poiché sono l’epicentro di un “evento d’arte politico”, sono proprio le mie comfort zones ad essere distrutte in primo luogo”.

 

pavlensky
Pavlensky dà fuoco alla porta d’ingresso del palazzo Lubjanka, a Mosca, quartier generale dei servizi segreti russi, il 9 novembre 2015.

 

L’arte può cambiare il mondo?

“L’arte può solo cambiare il mondo dell’arte”.

Perché possiamo considerare l’arte di Pavlensky come politica?

“Il concetto di “arte politica” è ambivalente, perché il termine è composto da “politica” e da “arte” ed è importante spiegare che l’arte politica è un’arte che si realizza con i mezzi della politica – usa la politica come strumento. È molto importante. Perché molti possono confondere e pensare che l’arte politica sia politica, la politica per mezzo dell’arte. Non è così.

È un tipo di arte totalmente diversa, si chiama “arte decorativa” –cioè quella che serve le ideologie, la politica e i loro interessi. L’arte politica è l’esatto opposto. Non l’arte per la politica, ma la politica per l’arte. L’arte politica opera all’interno della meccanica del potere. La meccanica del potere si basa sul controllo e sulla gestione.

Il potere ha bisogno di strumenti per controllare e gestire. La polizia, l’ideologia, la religione, il sistema legale, la psichiatria, i media, l’educazione, ecc. sono strumenti del potere. Ed esso – attraverso persone in posizioni di potere – cerca sempre di trasformare tutte le sfere della conoscenza umana in suoi strumenti. È una sua caratteristica inalienabile.

Perché se il potere cessa di controllare e gestire, cessa di essere potere. O se gli mancano gli strumenti per governare, s’indebolirà. C’è una domanda fondamentale: per chi lavori? Qualsiasi governo, qualsiasi autorità, qualsiasi persona in una posizione di potere vuole che tutti e tutto funzioni per i propri interessi. Il mio compito è far funzionare gli apparati del potere per il bene dell’arte”.

Pyotr Pavlensky durante l’evento Freedom: il 23 febbraio 2014, l’artista organizza una manifestazione per trasporre in Russia le proteste per la democrazia che portarono alla rivoluzione del 2014 in Ucraina. L’artista e i suoi compagni costruirono una sorta di barricata sul Ponte Triplo a San Pietroburgo, bruciando pneumatici al suono di tamburi. L’evento fu interrotto dalla polizia e i partecipanti, compreso Pavlensky, furono arrestati.

L’evento d’arte politico di Pavlensky più efficace?

“Tutti hanno uguale importanza per me, perché parte di una composizione che si sviluppa gradualmente. Tuttavia penso di essere riuscito a raggiungere un livello completamente nuovo nell’arte con gli eventi “Threat” (9 novembre 2015: Pavlensky dà fuoco alla porta d’ingresso del palazzo Lubjanka, a Mosca, quartier generale dei servizi segreti russi, ndr) e “Lighting” (16 ottobre 2017: Pavlensky dà fuoco alle finestre della Banca di Francia, aParigi, in Piazza della Bastiglia, ndr).

Tranne l’evento “Freedom” (23 febbraio 2014: Pavlensky organizza una manifestazione sul ponte triplo a San Pietroburgo, bruciando pneumatici, a sostegno dei diritti dei manifestanti ucraini, ndr), tutti i miei eventi fino a “Threat” erano formalmente simili alle performance americane o europee degli anni Settanta. L’unica ma fondamentale differenza tra le mie opere e ciò che era stato fatto prima è che nella mia pratica partecipativa non era il pubblico delle gallerie a essere coinvolto, ma i rappresentanti delle autorità.

Cioè, ho sostituito la solita accoppiata “artista/spettatore” con “artista/autorità. Tuttavia, “Threat” – e “Lighting” che ripete formalmente il primo – sono opere d’arte di un altro livello. Realizzandoli, sono stato in grado di catturare due contesti politici colossali, trovare una consonanza tra loro e costruire una connessione ritmica. Ho stabilito una corrispondenza ritmica tra ciò che è comunemente considerato come “inferno” e “paradiso”.

Ho dimostrato che “paradiso” e “inferno” sono formalmente simmetrici ed essenzialmente simili. Simili, perché non c’è veramente nessun “paradiso” né “inferno”. Sono solo dogmi ideologici. Ed è stata probabilmente la sfida più seria che io abbia lanciato all’opinione dominante. Ma naturalmente, considero l’evento “Pornopolitics” il mio traguardo più significativo.

Con “Pornopolitics” sono stato in grado di realizzare un evento d’arte politica, non nello spazio pubblico materiale ma in quello digitale – su Internet, per la prima volta. Quando dico “realizzare”, intendo “attuare”, non “rappresentare” qualcosa fatto nello spazio pubblico materiale e poi postato su quello digitale. L’ho realizzato nel mondo digitale, uno spazio senza fuoco, senza metallo, un luogo dove non esiste nulla, materialmente parlando.

C’è un’enorme, fondamentale differenza tra la realtà materiale e quella digitale. E fare un tale passaggio, dallo spazio materiale a quello digitale, rimanendo nella logica della mia teoria dell’arte, è un risultato incredibile. In realtà, l’evento “Pornopolitics” è stato realizzato con lo stesso metodo di trasferimento che ho sempre usato in tutti i miei eventi precedenti. Non ho mai inventato nulla. Ho preso un gesto, un’azione, un evento o altro e l’ho trasferito da un contesto ad un altro.

È quello che ho fatto con la bocca cucita, con lo scroto inchiodato e con tutto il resto. Non ho inventato: ho solo modificato i contesti. È stato lo stesso con “Pornopolitics”. Ho portato la pornografia dal contesto del mercato dell’intrattenimento all’ambito della politica. Questo può essere chiamato “ricontestualizzazione”.

Edouard Manet lo stava già facendo. Olympia e Le déjeuner sur l’herbe sono ricontestualizzazioni dei quadri di Tiziano. E il solo metodo di trasferimento bastò per provocare un colossale effetto sociale nella Francia del XIX secolo. Io lavoro allo stesso modo”.

Quale sarà il prossimo progetto artistico di Pavlensky?

“Odio fare piani: sono convinto non ci sia niente di più stupido che pianificare qualcosa in anticipo, mentre non sai mai cosa ti succederà tra una settimana. Nessuno lo sa veramente”.

 

traduzione di Micaela Bonetti

 

 

 

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