“Io voglio fare tutto: ballare, cantare, recitare, scrivere, fare il cinema, il teatro, la poesia, voglio esprimermi con tutti i mezzi, ma voglio farlo da pittore perché dipingere non è un modo di fare ma un modo di essere”
A Roma, negli anni Sessanta, si respirava un clima culturale di sperimentazione e rinnovamento. Pittori, scultori, cineasti, poeti, attori, registi, teatranti si sceglievano e dialogavano; generazioni diverse, e fra loro giovani che rivoluzionavano i linguaggi dell’arte. In una Roma così nasce Renato Mambor.
Già negli anni in cui inizia e si afferma nel suo percorso di pittore, è sempre presente in lui l’interesse per il teatro.
Mambor divide lo studio con Tano Festa, espone nella Galleria La Tartaruga a Piazza del Popolo.
I suoi amici sono pittori e teatranti: Tacchi, Pascali, Schifano, Lombardo, Angeli, ma anche Claudio Previtera, Mario Ricci, Giancarlo Nanni e Carmelo Bene.
Dipinge i Timbri, gli Statistici, i Ricalchi, partecipa a mostre personali, collettive, a eventi.
Contemporaneamente conosce la vita dei teatri delle “cantine” romane, partecipa alle prove, frequenta laboratori sull’attore e appare in diversi film.
Nel 1970 ha l’idea di un oggetto meccanico per indicare “le cose lasciandole là dove sono”.
Lo chiama Evidenziatore e svolge un’indagine in cui coinvolge artisti diversi. Una riflessione sui meccanismi della comunicazione, sul rapporto tra arte e realtà.

La sperimentazione continua creando un nuovo dispositivo capace di evidenziare gli oggetti, un piccolo parallelepipedo di metallo, lo chiama Trousse.
Poi la Trousse diventa alta due metri, può contenere un uomo, e cambia tutto.
“Per conoscere un uomo bisogna entrare in rapporto con lui, i suoi pensieri, le sue emozioni”.
Entrare nella Trousse è come entrare in scena.
È il 1975, i rapporti con gli amici pittori si sono diradati, Mambor è affascinato dall’ atmosfera di condivisione e energia che si respira nei teatri di ricerca.
In modo naturale avviene nell’artista uno “scivolamento” nel teatro.
Fonda il Gruppo Trousse, ne fanno parte Claudio Previtera, Carlo Montesi, Lillo Monachesi, Remo Remotti, Rodolfo Roberti, Annalisa Foà, che partecipano ai primi spettacoli all’Alberico, in scena con diverse Trousse.
In seguito “lo spazio fisico della Trousse diventa spazio mentale”.
Nel 1979, al Teatro in Trastevere, Mambor mette in scena con Patrizia Speciale Nato Re Magio.
Nel “suo” teatro Mambor presenta spettacoli di cui è autore, attore, scenografo, regista, direttore delle luci.
Nasce un’idea di spazio e di testo e si snoda attraverso il rapporto con gli attori e i tecnici, nel movimento e nel tempo, in un tutto unitario. È un’opera.
Altri spettacoli fanno parte del “suo” teatro.

L’Albero Inutile del 1980 con Piero Brega e la sua musica, Maria Piazza e Patrizia Speciale.
Nel 1982 La linea parallela del mare con la musica di Luigi Cinque e il filmato di Felice Farina al Metateatro di Pippo Di Marca.
Ma la curiosità e lo spirito di ricerca portano l’artista a collaborare con diversi autori e attori, danzatori, musicisti, creando un collettivo aperto e fervido di idee, sperimentazioni, iniziative.
Così con Mario Prosperi e con Remo Remotti collabora a diversi spettacoli come regista e scenografo.
Conduce laboratori teatrali sulla creatività, partecipa alle Estati Romane con proprie installazioni (Allevamenti di campi da football a Via Sabotino) e con l’ideazione e la conduzione di rassegne di teatro-pittura in cui coinvolge gli amici di una vita.
Un periodo fervido e affascinante in cui uno spettacolo “suo”, Gli osservatori, messo in scena nel 1983 al Metateatro, viene ripreso nel 1993 al Palazzo delle Esposizioni di Roma in contemporanea con una mostra L’Osservatore e le Coltivazioni.
In un cerchio perfetto e coerente, come da una scultura, la Trousse, Mambor ha iniziato la sperimentazione del linguaggio teatrale, così da una figura teatrale, L’Osservatore, ritorna alla sua passione primaria, la pittura.
“L’artista non certifica l’esistente ma pone i semi del futuro”
Testi tra virgolette di Renato Mambor
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