È con la ricca e approfondita introduzione di Filippo Mollea Ceirano che, muovendoci fra riflessione filosofica, trasformazioni antropologiche e un indiscusso amore per Guy Debord, possiamo iniziare ad addentrarci nel “regime del calcolo” entro cui si muove la riflessione teorica e il fare pratico ed estetico di Nicolò Tomaini.
Nell’epoca dominata dagli algoritmi ciechi dell’intelligenza artificiale, Il regime del calcolo – nuovo saggio di Tomaini pubblicato da Il Prato Edizioni nella collana filosofica “I Cento Talleri”, curata da Diego Fusaro – mette in dialogo ricerca artistica e approfondimento intellettuale per andare a fotografare una realtà attuale e forse irreversibile, un mondo in cui il “desino della tecnica” può essere vinto solamente dallo spazio simbolico che generano le opere d’arte “eretiche”, libere da necessità commerciali.
Tomaini racconta una realtà costantemente tradotta in dati, dove non esiste più la possibilità della copia perché ciò che è venuto a mancare e il referente originale. Un mondo dove le coordinate oggettive sono superate dal calcolo quantistico, dove tutte le possibilità convivono nello stesso momento, concedendo il successo alla più adatta sotto un profilo puramente statistico, dove l’utile è quello dell’algoritmo e non dell’uomo, trasformato in merce emotiva.
Nel saggio, il fare teorico è illuminato da “esempi pratici” che svelano le necessità etiche e creatrici che si celano all’interno delle opere di Tomani, mai abbandonate alle necessità dell’apparire ma sempre utili a costruire una poetica fortemente organica e unitaria, dove la critica al modello di vita attuale cela un grande amore per la realtà e per le gioie semplici e autentiche della vita.
Il vissuto, ridotto a contenuto pronto per essere archiviato e monetizzato, delega il suo esserci alle macchine che, offrendo infinite possibilità, di fatto impongono decisione cieche e a-morali, utili alla sopravvivenza di un reale teorico che corre verso la sostituzione dei sentimenti umani, che conduce l’umano verso la volontaria schiavitù della macchina celibe.
In questo ambiente sempre più predeterminato e controllato, l’arte pone un limite, permette una complessità del reale che si sottrae alla riduzione numerica per aprire al campo del simbolico, restituendo al fare estetico la sua funzione primaria: proporre un’autentica lettura della realtà dove gli opposti si sommano, che conduce a possibilità impreviste o “inutilmente” improbabili.

Nicolò Tomaini, Il regime del calcolo, Il Prato Edizioni – collana I Cento Talleri, 2026
Immagine di copertina: Nicolò Tomaini, Il regime del calcolo, copertina (dettaglio), Il Prato Edizioni – collana I Cento Talleri, 2026
Continua a scoprire qui i contenuti di ArteiN!