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Francesca Grazioli

È la foto del bacio più nota di sempre. Scattata dal fotografo francese Robert Doisneau il 9 marzo del 1950, a Parigi, è – nell’immaginario collettivo – la fotografia dell’amore perfetto. Quella in cui il mondo intorno corre veloce e distratto mentre loro sono lì, insieme. È un’icona, il simbolo di una generazione che, nell’immediato dopoguerra, è piena di energia e finalmente libera di esprimersi.

 

 

Robert Doisneau
Robert Doisneau, Le Baiser de l’Hotel de Ville, 1950

 

L’immagine della giovane coppia che si bacia davanti al municipio di Parigi è stata per lungo tempo identificata come simbolo della capacità della fotografia di fermare l’attimo. E le opere di Doisneau appaiono proprio come istantanee di attimi di non trascurabile felicità, immagini quasi ipnotiche, in grado di creare un’incredibile sensazione di intimità e prossimità fra l’osservatore e i soggetti ritratti.

Robert Doisneau (1912-1994) è così: la sua è una fotografia profondamente umana. Ha iniziato come fotografo industriale per la Renault, ha vissuto e immortalato Parigi durante l’occupazione e la resistenza, e dopo la guerra si è dedicato alla fotografia del quartiere attorno al suo atelier. E ancora oggi i suoi scatti sono famosi in tutto il mondo. Per vederne alcuni davvero deliziosi basta andare al Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano: fino al 15 ottobre ce ne sono in mostra 130, selezionati dal curatore Gabriel Bauret e provenienti dall’Archivio Doisneau, gestito dalle figlie dell’artista.

 

Robert Doisneau, L’enfer Paris, 1952

 

L’esposizione racconta oltre cinquant’anni di carriera di Robert Doisneau, considerato, insieme a Henri Cartier-Bresson, uno dei padri della fotografia umanista francese. Le oltre cento immagini in bianco e nero ripercorrono il lavoro creativo del grande artista famoso per il suo approccio poetico alla street photography. Un percorso diviso per sezioni, con i suoi temi più ricorrenti e riconoscibili: dalla guerra alla liberazione, il lavoro, l’amore, i giochi dei bambini, il tempo libero, la musica, la moda. Con quella sensibilità unica di saper tradurre i gesti, i desideri e le emozioni degli uomini nel dopoguerra.

Una coinvolgente passeggiata nei giardini di Parigi, lungo la Senna, per le strade del centro e della periferia, nei bistrot e nelle gallerie d’arte della capitale francese, fissando col suo obiettivo l’immagine di una città ormai scomparsa. I soggetti delle sue fotografie sono i parigini: le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali, gli amici artisti, scrittori e poeti; non solo il compagno di scorribande Jacques Prévert, ma anche Malraux, Tinguely, Picasso, Léger, Giacometti.

 

Robert Doisneau, Fox terrier au pont des Arts, 1953

 

“Guardare, guardare, guardare”: era questo il segreto di Robert Doisneau, che alla ricerca dello scoop prediligeva l’attesa del quotidiano. Si appostava tra i sobborghi di Parigi, sceglieva l’inquadratura ideale e poi aspettava il momento più adatto per scattare. Un rituale che si ripeteva con costanza ogni giorno e di cui oggi resta traccia in circa 450.000 negativi. Doisneau aveva uno sguardo straordinario sull’umano. E le sue foto suggeriscono questa attenzione alla realtà, questa capacità di cogliere cosa c’è di bello in ciascuno di noi: quello straordinario che c’è nell’ordinario.

E sì, in mostra a Milano troviamo anche “Le baiser de l’Hôtel de Ville”. Il famoso bacio è esposto in una doppia versione: nel formato originale degli anni Cinquanta e – al termine dell’antologica – in una gigantografia che ne rileva tutti i dettagli. L’immagine, tra l’altro, ha una storia controversa: Doisneau, infatti, stava realizzando un servizio per la rivista americana Life quando notò i due giovani e chiese loro di posare per lui.

 

Robert Doisneau, L’information scolaire, Paris, 1956

 

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