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La Tintoretta

Marietta Robusti, Autoritratto con libro di musica (dett.), 1578 circa, Galleria degli Uffizi
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La Tintoretta, ovvero Marietta Robusti (1554 ca. – 1590), rappresenta una figura femminile che ha sacrificato il suo talento, onori e fama a un uomo: suo padre Jacopo Robusti detto il Tintoretto.

Questo caso, però, è ben diverso dalle tante storie di donne discriminate e misconosciute in ragione di una presunta superiorità maschile; questa è la storia di un amore infinito, di una empatia incredibile, di una affinità elettiva senza limiti. Marietta era figlia naturale del grande pittore, nata dalla relazione con una cortigiana tedesca, forse di nome Cornelia, che morì prematuramente. Questa amatissima figlia venne educata anche alla musica e al canto ma rivelò, soprattutto, un impareggiabile talento per la pittura ed entrò da bambina nella bottega del padre, dove lavorò insieme ai suoi fratelli – soprattutto Domenico – figli di Faustina Episcopi, moglie del maestro. Si narra che il Tintoretto la portasse sempre con sé, vestita da garzone di bottega. Le impose, poi, di sposare un orafo, Marco Augusta Steiner, forse per proteggerla dalle immancabili maldicenze che rischiavano di divenire gravi denunce: non dimentichiamo che siamo in tempo di Controriforma. La giovane sposa andò a vivere nella casa del padre, al piano di sopra, continuando a lavorare nella operosa “bottega” dell’artista. La fama di Marietta, soprattutto come ritrattista, si diffuse sulla scena veneziana e non solo: venne invitata a Madrid da Filippo II di Spagna, l’Imperatore Massimiliano II l’aspettava ad Augusta, venne chiamata anche a Innsbruck dall’Arciduca del Tirolo Ferdinando.

Non si muoverà mai da Venezia, tranne che per un lungo soggiorno a Mantova, con il padre, dove morirà, forse di parto o di tumore. Fu sepolta nella Chiesa della Madonna dell’Orto, a Venezia, dove riposa insieme al Tintoretto e ai suoi fratelli Domenico e Marco, anch’essi pittori. La Tintoretta fu grande collaboratrice del padre in bottega, tuttavia solo poche opere le sono state attribuite, quasi sicuramente di sua mano è un celebre Autoritratto. Marietta si dipinge alla spinetta, quasi a significare che non fosse la pittura la sua unica ambizione artistica, lo spartito aperto alla pagina 24 del madrigale di Philippe Verdelot: “Madonna per voi ardo”, la canzone preferita dal padre. L’abito è in seta a minuscole pieghe, semplice ma luminoso e allineato alla moda signorile veneziana del tempo. La collana di perle, dono nuziale del marito Marco Augusta, è il tradizionale simbolo di castità e amore, e segnala il peso e l’onore dell’appartenenza. La donna ci guarda e sembra interrogarci su quale fosse la vera ambizione di questa figlia d’arte annullatasi nel padre come donna e come pittrice. Marietta è figlia per sempre, NON ESISTE SENZA IL PADRE, è stata una sua “[…]creazione, quasi un’invenzione del padre”. (Melania G. Mazzucco).

Marietta Robusti, Autoritratto con libro di musica, 1578 circa, Galleria degli Uffizi
Marietta Robusti, Autoritratto con libro di musica, 1578 circa, Galleria degli Uffizi

Nella Presentazione della Vergine al Tempio, conservata nella Chiesa della Madonna dell’Orto, Tintoretto rappresenta, forse, la sua Marietta con la madre che la invita a guardare la piccola e luminosa figura di Maria che sale la lunga scala. L’impianto è teatrale, la prospettiva dal basso è inedita, con le due figure che ci invitano a entrare in scena. L’artista vive il Manierismo con suggestione luministica e drammatica, il suo tocco è veloce, egli si concentra sulle figure e il loro movimento, tutto si trasforma in un evento magico che coinvolge ed emoziona. Tintoretto stesso attinge alle sue contraddizioni e alla sua follia caratteriale per creare stupore. Sappiamo che nel suo studio ricreava degli ambienti con dei personaggi, come un grande angelo in cera che pendeva dal soffitto; studiava l’impatto della luce sulle superfici e metteva in risalto i volumi dei corpi preferendo il vortice del movimento alla definizione dei dettagli: “se non avesse TIRATO VIA DI PRATICA sarebbe stato uno dei maggiori pittori che avesse avuto mai Venezia” (Giorgio Vasari). Caparbio e legato al suo estro e alla sua fantasia, Tintoretto sacrificò alla pittura tutta la sua vita e sua figlia Marietta lo seguì indomita e annullò sé stessa in lui: vissero l’una in funzione dell’altro, e viceversa. In verità l’ambizione di Tintoretto fu quella di superare il grande Tiziano, di cui forse fu allievo per pochissimo tempo, si dice allontanato dallo stesso maestro per paura del suo manifesto, grande talento. Sta di fatto che dopo la morte del supremo pittore veneziano, Tintoretto liberò al meglio tutta la sua qualità artistica e creò opere di straordinaria bellezza.

La Venezia in cui vissero Marietta e suo padre Jacopo era ancora la grande Repubblica che tutti conosciamo, forse già avviata a una ineluttabile decadenza, ma ancora popolosa, piena di fabbriche, fornaci, concerie, mercati e tintorie; ancora fremente di calore e sudore umano, umori e colori dove l’operosità era propedeutica alla creazione artistica. Il legame, fra i due, era esattamente fervente come la loro città: impossibile vivere l’uno lontano dall’altra e dal mondo e l’atmosfera lagunare.


Immagine di copertina: Marietta Robusti, Autoritratto con libro di musica (dettaglio), 1578 circa, Galleria degli Uffizi


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