La rassegna dedicata a Vincenzo Agnetti alla GAM di Torino, a cura di Chiara Bertola con Virginia Lupo, si inserisce in un punto di torsione della sua indagine.
Qui il problema non è più la critica del linguaggio in senso stretto, ma la sua conversione in materia operativa. Oggi è un secolo non si limita a ricostruire un percorso storico, ma individua un momento di soglia: quello in cui il dispositivo teorico smette di funzionare come impalcatura discorsiva e si trasforma in gesto di eclissi dell’immagine.
Il progetto prende avvio da Photo-graffia, opera della Collezione GAM, attorno alla quale si sviluppa una costellazione di lavori legati alla sperimentazione fotografica degli anni Settanta e Ottanta.
Tra questi emerge Vincenzo Agnetti Progetto panteistico n.2 (foglia), dove la connessione tra elemento naturale e costruzione linguistica palesa già quella tensione verso la disattivazione del referente che attraverserà le esplorazioni successive dell’artista. La scelta curatoriale è chiara: isolare un nodo in cui il metodo di Agnetti si sposta dalla revisione dei sistemi linguistici alla loro implosione, là dove il segno non commenta più il reale ma ne annota l’assenza in quanto assunto produttivo.
Le Photo-graffie, realizzate tra il 1979 e il 1981, nascono da un’operazione di azzeramento radicale. La pellicola fotografica viene esposta alla luce fino al completo annerimento, eliminando ogni potenziale di immagine come rilevamento ottico. Il risultato non è un negativo, ma una superficie opaca e compatta, priva di articolazione figurativa. Su questo campo totalmente nero interviene il graffio: una traccia che non ripristina l’immagine, ma introduce una micro-emersione locale del simbolo, sottraendolo definitivamente alla logica rappresentativa.
In questa struttura, la fotografia cessa di essere apparato di registrazione e diventa territorio di rimozione fertile. L’immagine non è più ciò che si ottiene mediante un processo tecnico, ma ciò che sopravvive al suo annullamento. Il lavoro non apre dunque a una cornice pittorica da intendere tradizionalmente, ma a una circostanza in cui il contingente è generato unicamente per via negativa.

La mostra evidenzia come tale passaggio segni una svolta nella pratica di Agnetti, storicamente orientata alla valutazione delle dinamiche di potere inscritte nell’idioma. Tuttavia, nelle Photo-graffie non si assiste a un ritorno all’atto comunicativo, bensì a una radicalizzazione della proposta concettuale: il pensiero non si traduce in visione, ma si consuma nell’istante in cui ne ostacola la formazione.
Le opere su feltro, La perfezione non ha corpo e Oggi è un secolo, ampliano ulteriormente la riflessione, ed è proprio su questa prospettiva che l’analisi ermeneutica deve restare vigile, perché la retorica dell’assenza, se non problematizzata, rischia di trasformarsi in un automatismo interpretativo tanto affascinante quanto autoassolutorio. In esse il testo non assume il ruolo di messaggio duraturo, ma quello di panorama astratto permeato da una temporalità precaria, in cui la parola perde consistenza assertiva e si converte in scarto semantico. La base stessa, morbida e assorbente, contribuisce a sottrarre rigidità alla dimensione verbale, mutandolo in presenza fragile e continuamente reversibile.
Le opere su vetro estendono questo principio a un livello spaziale. L’area trasparente non agisce da supporto non connotato, ma da meccanismo di instabilità percettiva, dove la relazione tra interno ed esterno non produce profondità, ma interferenza. Il significante non organizza lo spazio, lo interrompe, mantenendo stimolante un limite che non si risolve mai in configurazione rigorosa.
L’allestimento alla GAM ne rafforza il requisito, collocando i lavori in un regime di visibilità controllata in cui la neutralità ambientale non si comporta da sfondo, ma entra a far parte del congegno. L’immagine non è isolata per essere contemplata, ma mantenuta in uno stato di esposizione che ne impedisce la fissazione.
In questo quadro, Oggi è un secolo non suggerisce una rilettura celebrativa di Agnetti, ma la riattivazione di una matrice ancora attiva: quella di un artista che non ha mai cercato la produzione dell’immagine, ma la verifica delle condizioni della sua impossibilità. La sua ricerca si situa così in un asse problematico dove espressione e cancellazione coincidono, e il manifesto affiora soltanto come effetto residuo di un iter di sottrazione.
Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo
A cura di Chiara Bertola con Virginia Lupo
21 maggio 2026 – 01 novembre 2026
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
Immagine di copertina: Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo, exhibition view, 2026, GAM Torino. Ph. Giorgio Perottino
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