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Cynthia Penna

Il regno fantastico dell’isola di Zipangu, descritto da Marco Polo nel suo “Il Milione”, è stato sempre per il mondo occidentale fonte di ispirazione e di una favolistica fatta di mistero, intrighi e al contempo di evanescenza e sacralità a cui hanno contribuito anche i manufatti artistici che nei secoli ci sono pervenuti da quella terra lontana.

 

“Yasunari Nakagomi assume la tradizione paesaggistica giapponese e la trasforma in un soggetto nuovo epurato da ogni accento figurativo”

 

Marco Polo vi viaggiò tra il 1271 e il 1288 e ne riportò nel suo diario una descrizione che combina in sé tratti di realtà con storie favolose di una terra misteriosa, affascinante e impenetrabile, piena di enormi ricchezze eppure totalmente e volutamente isolata dal resto del mondo.

 

 Yasunari Nakagomi
Yasunari Nakagomi, Landscape#1569, 2023, Olio su tela / Oil on canvas

 

Se guardiamo alla pittorica giapponese del passato, quel che percepiamo nei gangli del vocabolario della sua espressività è una certa prevalenza della paesaggistica dal tratto soffuso, resa con quella leggerezza e, direi, “leggiadria” che non va confusa con la mancanza di potenza del tratto, ma che può identificarsi piuttosto nella resa di un paesaggio che diviene specchio di un mondo fluttuante e mira dritto all’armonia come principio filosofico di bilanciamento tra finito e infinito e di una natura resa a livello cosmico.

Artisti come Hokusai e Hiroshige riflettono sul paesaggio come luogo-non luogo dove tutto avviene e tutto termina; punto di partenza e di arrivo di un’armonia cosmica che inghiotte la vita stessa dell’essere umano come elemento di un tutto che si identifica nella grande Natura. Da questa tradizione paesaggistica scaturisce l’arte del paesaggio giapponese di cui Yasunari Nakagomi è oggi uno dei maggiori esponenti.

 

Yasunari Nakagomi
Yasunari Nakagomi, Landscape#1572, 2023, Olio su tela / Oil on canvas

 

Yasunari Nakagomi è attualmente presente in Italia con una ventina di opere esposte nella mostra “The texture of dreams” presso il Museo Herculanense della Reggia di Portici (Napoli) fino al 31 Maggio 2023. Il Centro Musa, connesso all’Università di Napoli Federico II, ha fortemente voluto la sua presenza in Italia per accentuare un discorso sul paesaggio come elemento fondante del nostro rapporto con la Natura e le sfaccettature in cui questo rapporto si può sostanziare.

In questa mostra Nakagomi esplora quel non identificato e non identificabile ambiente che riposa nel profondo della nostra mente. Paesaggi inventati, onirici, irreali, o paesaggi della nostra infanzia e connessi al ricordo e alla memoria. Spazi più che paesaggi: spazialità del nostro immaginario più che spazio reale della nostra quotidianità. Il lessico di Yasunari Nakagomi si attesta su una percezione della scena paesaggistica piuttosto che su una realtà identificata: il suo è un paesaggio post-pastorale espunto da qualsiasi riferimento ad una natura reale che è pur presente, ma lontana, sfocata come in un sogno o in un ricordo dal tratto incerto.

E’ singolare che guardando le sue opere si riesca sempre ad identificare un luogo, uno spazio reale riposto nella memoria di ognuno; un ricordo di un luogo realmente esistito e vissuto, ma che riposa soprattutto nel nostro inconscio.

 

Yasunari Nakagomi
Yasunari Nakagomi, Landscape#1573, 2023, Olio su tela / Oil on canvas

 

Il paesaggio rappresenta quel “genius loci” che identifica una appartenenza e a volte conferisce una identità; è una mappatura interiore che l’essere umano porta con sé indipendentemente dal luogo fisico in cui è nato o in cui vive: l’uomo può nel suo percorso di vita viaggiare, transumare, migrare, ma in definitiva porta sempre con sé una sorta di “paesaggio” interiore che costituisce l’insieme dei fattori identificativi di un sé come appartenente alla specie umana che abita il pianeta.

E’ il suo stesso “essere” in questo mondo; una modalità dell’essere che è la sua imprescindibile collocazione nell’ambiente globale del pianeta. L’esperienza del lessico occidentale, avvenuta attraverso numerose residenze d’artista negli Stati Uniti e in Italia, ha forgiato in Yasunari Nakagomi uno stile che costituisce il punto di congiunzione tra poetica orientale e dinamicità dei contrasti propri del mondo occidentale.

La paesaggistica orientale, fatta di nitore del contesto dal tratto meditativo e zen, viene mescolata alla paesaggistica astratta americana dove si individua l’accento monocromo retaggio del minimalismo americano e non solo: Yasunari Nakagomi assume la tradizione paesaggistica giapponese e la trasforma in un soggetto nuovo epurato da ogni accento figurativo attraverso l’innesto di tratti di luce fendente e di una luce “puntata” e drammatica propria del Barocco Italiano alternata a tratti di luminosità irradiata che rimandano al paesaggio europeo di Turner, e Constable.

 

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