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Il cuore pulsante dell’arte contemporanea africana allo Zeitz MOCAA

Selections from the Collection, installation views, 2025, courtesy of Zeitz MOCAA, photos Dillon Marsh
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Quando Thomas Heatherwick e il suo studio londinese si sono trovati di fronte all’imponente struttura del vecchio silo granario di Cape Town, hanno dovuto inventare letteralmente nuove forme di ingegneria per trasformare quarantadue tubi di cemento verticali in uno spazio museale. Il risultato, inaugurato nel settembre 2017, è uno dei progetti architettonici più audaci: lo Zeitz Museum of Contemporary Art Africa, che sorge nel cuore del V&A Waterfront con i suoi novemila metri quadrati di spazio espositivo scolpiti nell’ex edificio industriale più alto del Sudafrica. 

In questa cornice prende vita Selections from the Collection, la mostra inaugurata nell’aprile 2024 e visitabile fino al 2027 al secondo livello del museo che attinge  direttamente al corpus permanente.   

La collezione permanente, avviata nel 2015 grazie alla visione del collezionista Jochen Zeitz (ex CEO di Puma e cofondatore del museo), conta oggi oltre cinquecento opere che attraversano ogni medium possibile: dalla fotografia alla scultura, dal video alla pittura, dall’installazione alle opere su carta. Una parte consistente proviene dalla collezione personale di Zeitz, altre sono doni di artisti e collezionisti che hanno creduto nel progetto. Il risultato è un corpus che spazia tra geografie multiple – Sudafrica, Zimbabwe, Nigeria, Madagascar, Stati Uniti, Kenya, Sudan – e sfida qualsiasi tentazione di ridurre l’arte africana a un’unica narrativa monolitica.

Gli artisti vanno da Zanele Muholi, la cui pratica fotografica militante ha ridefinito la rappresentazione delle comunità queer sudafricane, a Isaac Julien, maestro britannico dell’installazione video multicanale. C’è Nandipha Mntambo con le sue sculture in pelle animale che interrogano identità e corporeità, Kudzanai Chiurai che disseziona le contraddizioni post-coloniali dello Zimbabwe, Glenn Ligon che lavora sul linguaggio e la razza nella tradizione americana. E ancora: Frances Goodman con le sue seducenti sculture realizzate con unghie acriliche, il fashion designer Thebetsile Magugu, la giamaicana Ebony G. Patterson, Athi-Patra Ruga con le sue performance camp e barocche.

Le questioni che attraversano la collezione sono quelle urgenti del nostro tempo: migrazione, diritti umani, visibilità, memoria, desiderio.  

I curatori hanno sviluppato un approccio per navigare questa complessità, identificando otto aggettivi-chiave che funzionano come bussola interpretativa: monocromatico, seriale, queer, politico, testuale, camp, perturbante, organico. Non sono etichette rigide ma piuttosto lenti attraverso cui guardare le opere, riconoscendone le strategie estetiche e concettuali. Il monocromatico di Muholi, ad esempio, non è solo una scelta formale ma un posizionamento politico; il camp di Ruga non è frivolezza ma sovversione; il perturbante di Goodman scava nel rapporto ambiguo tra attrazione e repulsione.


Immagine di copertina: Selections from the Collection, installation views, 2025, courtesy of Zeitz
MOCAA, photos Dillon Marsh


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